Il presidio
L’insetticida che contamina il nostro mare e chi lo abita
«È un prodotto chimico molto persistente. Oltretutto il Mediterraneo è un bacino chiuso dove il ricambio delle acque avviene in circa cento anni»
Siena. La stenella striata, la specie di delfino più presente nel Santuario dei Cetacei, è «l’animale più contaminato del Mediterraneo». La prima notizia choc. Poi la seconda (e non per ordine di importanza): anche il nostro mare è contaminato dal Ddt, il primo “insetticida moderno”, considerato bandito in Europa dalla convenzione di Stoccolma del 1971 sugli inquinanti organici che l’Italia (unico Paese dell’Ue) non ha mai ratificato evidenzia la biologa Letizia Marsili, professore di Ecologia all’università di Siena. Anche se ne ha vietato l’uso.
Dottoressa Marsili , perché ancora oggi il Ddt è presente nel mare? Anche nel nostro mare?
«Il Ddt è un prodotto chimico molto persistente».
Ma l’utilizzo è vietato da decenni.
«È vietato da decenni in Europa e in Nord America, ma il Ddt viene ancora utilizzato nei Paesi nei quali la malaria non è stata eradica. Inoltre anche nel Sud est asiatico il suo utilizzo non è regolamentato. Infine esiste una formulazione della miscela diversa per un prodotto noto come Ddt industriale che non è il pesticida e che può essere commercializzato».
Dal Sud est asiatico al Mediterraneo la strada non è proprio breve.
«Non è neppure così lunga se si considera il cosiddetto “effetto cavalletta”: l’insetticida evapora, nell’atmosfera si ricondensa, si trasforma in pioggia, ricade in fiumi, laghi, mari in un ciclo continuo. Di fato “salta” di luogo in luogo fino ad arrivare in zone remote dell’Artite e dell’Antartide dove sono stati individuati e analizzati organismi viventi con elevati livelli di Ddt».
Quindi la sostanza è arrivata anche nel Mediterraneo.
«Con un’ulteriore complicazione: il Mediterraneo può essere considerato un mare semichiuso, con un tempo di rigenerazione, ricambio delle acque di circa 100 anni. Questo significa che una sostanza inquinante staziona nelle nostre acque molto a lungo. Soprattutto una sostanza come il Ddt che, come abbiamo detto, è molto persistente. Di fatto, il Mediterraneo si trasforma in un bacino di accumulo di sostanze inquinanti e, quindi, di contaminazione per gli organismi che lo abitano».
Per questo anche nei delfini del Santuario dei Cetacei il Ddt è uno dei “contaminanti ambientali” più presenti nel grasso sottocutaneo?
«Possiamo anche dire di più. In una rilevazione effettuata di recente abbiamo potuto accertare quale sia l’animale più contaminato di tutto il Mediterraneo: purtroppo è la stenella striata, la specie di delfino più presente nel Santuario dei Cetacei istituito fraToscana, Corsica, Sardegna, Francia e Liguria». —
i.b.
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