Il Tirreno

Toscana

Moria di delfini in Toscana, altri due casi. A Viareggio lo strazio del cucciolo vegliato dalla mamma

Il delfino recuperato a Viareggio (foto Guardia costiera)
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Il delfino recuperato a Viareggio (foto Guardia costiera)

Sale a 33 il bilancio degli esemplari spiaggiati dall'inizio del 2019, 16 dal 26 giugno ad oggi. Si attende l'esito delle analisi

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Con una tetra cadenza regolare di un paio di giorni, l'elenco dei delfini recuperati senza vita lungo le coste toscane continua ad aggiornarsi. Altri due esemplari morti sono stati rinvenuti durante la mattina di mercoledì 31, facendo così salire il bilancio a trentatré esemplari spiaggiati dall'inizio del 2019, sedici dei quali dal 26 giugno ad oggi. Uno è stato recuperato a Capoliveri, all'isola d'Elba, l'altro, di un'età giovanissima (forse ancora in fase d'allattamento), a Viareggio.

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Una scena unica in questo secondo caso, in quanto la madre del cucciolo ha cercato di ostacolare in tutti i modi il recupero da parte della guardia Costiera. Ad ogni tentativo dei militari di recuperare la piccola carcassa del tursiope, lungo meno di 140 cm, si percepiva un evidente comportamento agitato, quasi disperato di altri due  delfini adulti di sesso femminile, rimasti sempre vicino al piccolo tursiope morto. Si trattata con molta probabilità - si legge in una nota della guardia costiera - della madre e la sorella del cucciolo, che facevano chiaramente capire di avere un legame molto stretto con il piccolo tursiope morto. Dopo circa quaranta minuti di osservazione sul comportamento degli individui adulti (la veglia del cadavere è un evento molto difficile da osservare da parte dei ricercatori) l’equipaggio della motovedetta è riuscito a recuperare la carcassa del piccolo delfino per portarla in porto per le necessarie analisi necroscopiche.

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In entrambi i casi, i delfini appartenevano alla stessa specie, il tursiope, la più colpita dalla mattanza dell'ultimo mese, con tredici casi su sedici. Le condizioni dell'altra carcassa rinvenuta non permetterà di fare una necroscopia, come invece è avvenuto con i corpi recuperati in buono stato, ma l'Arpat Toscana ha comunque svolto il suo consueto monitoraggio contribuendo così al lavoro di analisi che si sta portando avanti all'istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana della sezione di Pisa.

Analisi, in collaborazione con l'università di Siena, per cui occorrerà attendere alcune settimane prima di avere i risultati, che mirano a ricostruire l'origine di queste morti, specialmente per quelle che si sono concentrate in pochi giorni. È infatti questo il dato che desta preoccupazione. Il numero complessivo degli spiaggiamenti nel 2019, di per sé, non è estramemente allarmante. Dal 2008 ad oggi, ci sono stati casi in cui il numero degli spiaggiamenti ha superato quota quaranta nel conteggio stilato regolarmente dall'istituto pisano.

Ma la notevole impennata di decessi del mese di luglio richiede un’attenzione particolare, proprio sulla base dello storico e delle esperienze già vissute. Morti ravvicinate, età giovane degli esemplari e particolare incidenza su una sola specie: ecco i tre segnali che fanno squillare l'allarme.

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