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Toscana

Delfini, strage senza fine in Toscana: ne sono morti altri tre

Alfredo Faetti
Delfini, strage senza fine in Toscana: ne sono morti altri tre

Luglio nero, cause ancora sconosciute. Ma un dato insolito emerge: quest’anno i decessi sono più frequenti fra i tursiopi

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Non si ferma la strage dei delfini in Toscana. Ieri addirittura 3 esemplari si sono spiaggiati lungo le coste della Toscana: 2 tursiopi in decomposizione, uno a Livorno e uno a Bibbona, e una stenella all’isola del Giglio. Sulle cause dei decessi, però, ancora non ci sono risposte. Arriveranno dagli esami delle carcasse degli animali. Ma occorreranno alcune settimane per avere i risultati delle analisi effettuate su alcuni degli 11 esemplari di delfino (ora sono 14) che si sono spiaggiati nell'ultimo mese lungo le coste toscane all’interno del Santuario dei Cetacei. Solo allora sarà possibile fare ipotesi sull'origine di queste morti: 31 dall’inizio dell’anno. Anche se un dato sta emergendo con chiarezza: muoiono più tursiopi che stenelle che sono più numerose, invertendo una tendenza storica. L'Arpat Toscana, comunque, monitora 24 ore su 24 la situazione lungo tutta la costa.

«Dal 1° gennaio al 26 luglio si sono registrati 28 cetacei spiaggiati lungo le coste toscane – spiega l'Agenzia regionale di tutela ambientale - Il trend è ancora da considerarsi normale». Sono i dati a parlare per Arpat, raccolti con monitoraggi costanti dal 1986. «La lunga serie storica di dati sulla nostra regione – continua il report di Arpat - ci indica che ogni anno in Toscana si spiaggiano mediamente 18 individui, di cui circa il 20% in buone condizioni”. I ventotto già registrati quest'anno, di per sé, rappresenterebbero un aumento lieve. Ma ci sono anche altri elementi da prendere in considerazione. «Dal 26 giugno gli spiaggiamenti in Toscana sono stati 11, quasi esclusivamente di tursiopi ( 9) – continua il report - Un’unica specie rappresentata e il fatto che il numero è piuttosto elevato (anche se non in senso assoluto ma perché concentrati in relativamente pochi giorni), desta un po’ di preoccupazione».



La preoccupazione, quindi, è iniziata il 26 di giugno, tre miglia al largo di Livorno, quando la Guardia Costiera ha avvistato la carcassa di un tursiope che galleggiava. La necroscopia svolta dall'istituto zooprofilattico Toscana e Lazio non ha fornito alcun indizio: lo stomaco dell'animale era vuoto. Tre giorni dopo, una femmina di tursiope si spiaggia di fronte a uno stabilimento balneare di Viareggio e nel suo stomaco i veterinari trovano pochi otoliti (cristalli di ossalato di calcio, come quelli contenuti nell'orecchio umano) e nulla più. Tra il 2 e l'8 luglio, prima a Torre del Boccale (Livorno) e poi a Marina di Massa, vengono recuperate altre due carcasse, ma il loro avanzato stato di decomposizione non ha permesso di poter effettuare test specifici. Il 14 luglio poi viene avvistato da alcuni apneisti sui fondali di Capoliveri (Elba) un altro delfino, verosimilmente una stenella, ma il corpo giace ancora sul fondo del mare. Il 20 luglio si rileva una particolarità alla quale fa riferimento l'Arpat, secondo cui alcuni esemplari di tursiope sono morti solo poche ore dopo essere stati avvistati vivi. Il primo si spiaggia nella zona del Quagliodromo a Piombino: è ancora vivo, la Guardia Costiera lo riaccompagna al largo ma il giorno dopo, il 21 luglio, viene ritrovato morto alla dog beach di San Vincenzo. Faceva parte del gruppo che nuota attorno all'Elba. Il 22 luglio viene trovato un esemplare senza vita che galleggia al largo di Viareggio, con un grosso ematoma lungo tutta la spina dorsale. Il 23 luglio ne vengono trovati due, entrambi femmina: uno alla Mazzanta a Vada e un altro nel golfo di Baratti a Piombino. Il giorno dopo, a Orbetello, si spiaggia (in avanzato stato di decomposizione) l'unica stenella di questo strano luglio.

Il 26, infine, l'ultimo ritrovamento, a tre miglia nautiche dal porto di Viareggio: ancora un tursiope, che nonostante la decomposizione è in corso di analisi nei laboratori. «Sono stati campionati tutti gli organi e tessuti per analisi patologiche, parassitologiche, virologiche, batteriologiche - spiega Arpat -. Sarà possibile avanzare ipotesi sulle cause di morte dei delfini analizzati solo quando saranno pronti i risultati degli esami eseguiti dai veterinari, che richiederanno alcune settimane». 

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