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Sanità lumaca, le scuse e le spiegazioni dell’Asl. Ecco le risposte ai nostri lettori

a cura di Mario Neri
Il Cup dell'ospedale della Versilia
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Il Cup dell'ospedale della Versilia

Senza codice di priorità sulla ricetta difficile fare presto: a sgarrare qualche volta è il medico curante 

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In alcuni casi niente alibi, la Asl è costretta a scusarsi. Le attese infinite sono frutto di «errori di comunicazione», di un sistema che ancora sconta molte inefficienze, di uffici o medici che non rispondono ai protocolli. In altri sono i pazienti a percorrere itinerari sanitari sbagliati, spesso perché è il medico curante a non aver indicato il codice di priorità sulla richiesta dell’esame. È quello che emerge dalle risposte date dall’Asl Nord ovest e dall’Azienda ospedaliera e universitaria di Pisa dalle storie raccolte dal Tirreno grazie all’inchiesta avviata sulle liste d’attesa. Storie di lettori diventate mini odissee, per esami fissati a moltissimi mesi di distanza, ben oltre i limiti previsti dalla legge, di pazienti costretti anche a optare per il privato per il timore che la malattia possa aggravarsi. Falle che l’Asl nord ovest e l’Aoup stanno cercando di tamponare. E in qualche caso ci sono già riuscite. Ad esempio l’Asl ha rimodulato 700 mila euro di budget ad alcune case di cura convenzionate imponendo loro di tagliare prestazioni sanitarie ai non toscani e concentrarsi invece sullo smaltimento delle liste di attesa. E grazie a queste due mosse così si è azzerata le risonanza osteo articolare senza mezzo di contrasto (oggi bastano 10 giorni). Ma il vostro contributo è essenziale. Al link bit.ly/liste-attesa-toscana c’è uno speciale che riporta a che potete usare per raccontare la vostra esperienza.

  • Quel maxi idrocele e un'attesa di 18 mesi: "Ha ragione, rimedieremo"

Roberto, 60 anni, di Piombino sente un po’ di dolore nelle parti intime, gonfiore ai testicoli. Va subito dal medico di famiglia. Una risonanza, fatta velocemente, escluse il peggio. «Era il gennaio del 2018», racconta. «Feci l’esame in pochi giorni e la diagnosi fu di quelle che non destano preoccupazione: un idrocele». Una versamento di liquido abbastanza comune. È a questo punto però che comincia l’odissea, non ancora conclusa, di Roberto che al momento ha in mano solo una data: quella per un intervento chirurgico a Camaiore ad aprile 2020. La seconda tappa del percorso, dopo la diagnosi, è per Roberto la visita specialistica: siamo a giugno 2018 e l’urologo consiglia la rimozione dell’idrocele che nel frattempo ha preso a crescere di dimensione. Roberto - racconta - si rivolge all’ospedale di Piombino e viene messo in lista d’attesa. «Mi dicono che a settembre (2018) mi avrebbero operato, non prima perché in mezzo c’era la pausa estiva. Mi fanno anche la preospedalizzazione ma l’intervento ogni volta salta. Settembre, ottobre, dicembre... Si arriva a gennaio 2019 e a seguito delle mie rimostranze mi dicono che hanno troppi interventi per pazienti con tumore e quindi è bene che mi faccia operare altrove». Roberto nel frattempo ha sempre più dolore e la "ciste" cresce di dimensione. «La cosa più deludente è che sono stato abbandonato. Faccio una visita urologica a Grosseto (4 mesi di attesa), mi mettono in lista ma mi dicono che avranno la precedenza i pazienti della loro Asl. Nel frattempo prendo l’appuntamento con l’urologo a Livorno (ce l’ho il 3 agosto) ma anche qui non so nulla dei tempi per l’intervento. Mi sono fatto nel frattempo visitare da un urologo, in libera professione, a Camaiore: ho ottenuto un appuntamento, l’unica data certa che ho, aprile 2020». Il medico del Versilia spiega che non può fare di meglio. Intanto l’idrocele cresce. «Oggi è grande come un pompelmo mi crea dolore e disagio a guidare, a vestirmi, ad andare in bagno, a stare seduto». Cosa fare? Roberto si è informato per fare l’intervento chirurgico in strutture private: operano entro 15 giorni ma il costo oscilla tra i 2.000 e i 3.000 euro. E in questa fase della sua vita per Roberto è un problema. «Io - conclude - sono deluso: capisco che le difficoltà a rispondere a tutti ma essere mollato così l’ho trovato umiliante».

La risposta dell’Asl:Come lo stesso paziente evidenzia, il prossimo 3 agosto è in programma una visita dall’urologo di Livorno che potrebbe anche rivalutare la classe di priorità dell’intervento (al momento è stata assegnata quella più bassa). Ci rendiamo perfettamente conto che i tempi non sono quelli corretti e, per questo, l’azienda ha messo in atto un sistema di revisione delle liste chirurgiche anche rimodulando il budget delle strutture accreditate.

LO SPECIALE DEL TIRRENO: TUTTI I NUMERI DELLA SANITÀ TOSCANA

  • «La mammografia? Si può fare in 7 giorni, ma c’è  da spostarsi in un’altra zona»

Maria Grazia, di Livorno, 68 anni, 17 anni fa viene operata per un carcinoma. Dopo 10 anni senza recidive fa da sola con i controlli annuali. Fino all’anno scorso tutto bene, poi a giugno va dal medico, le prescrive una mammografia senza indicare un codice d’urgenza e chiama il Cup. Le rispondono che non hanno ancora il "calendario" per prenotare le visite del 2020. «Ogni giorno chiamo e mi dicono che non hanno la lista». Da 17 anni, poi, fa gli esami nel solito posto con gli stessi macchinari. Teme che andare altrove possa aiutarla con i tempi, ma non a verificare che nulla sia cambiato.

La risposta dell’Asl: La signora, dopo 17 anni dal tumore, è considerata guarita e quindi rientra nel percorso di screening. Verrà convocata ogni due anni. È ovvio che se il medico ritiene che debba essere sottoposta a mammografia urgente o breve, questa è sempre garantita nei tempi congrui. Inoltre, la Asl ha messo a disposizione prestazioni concentrate in alcuni territori che hanno un’attesa di circa una settimana. E non è vero che gli esami debbano sempre essere effettuati con gli stessi macchinari anche perché nel frattempo la tecnologia migliora. Da sottolineare che tutti gli esami radiologici sono visibili dai medici in ogni punto dell’azienda grazie al sistema Ris-pacs e, quindi, confrontabili con lo storico.

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  • Diabete, vuoi la visita fuori dalla tua Asl? "Cisanello non deve rispettare i tempi

Antonella, livornese, 54 anni. Il medico le prescrive una visita specialistica in diabetologia a fine aprile, lei chiama il Cup di Cisanello e riceve un appuntamento per il 12 settembre. Dunque, fuori dai 120 giorni di attesa massima prevista dalla legge regionale. Precisa di non aver ricevuto nessun codice di priorità e racconta di aver scelto Pisa perché riconosciuta come “eccellenza” nel settore e aver scartato Livorno.

La risposta dell’Aoup: Questo tipo di prestazioni, che prevedono controlli periodici, devono essere garantite a livello zonale. L’accesso ospedaliero è giustificato solo da un aggravamento, condizione che va valutata dal medico curante o dalle strutture territoriali dell’Asl. Diverso il discorso per le visite urgenti, brevi o differite, che ogni struttura deve garantire. La paziente avrebbe certo ottenuto la visita sul suo territorio di residenza nei tempi previsti dalla legge. Di fatto l’Aoup è esonerata, in questo caso, dall’obbligo di garantire i tempi che sono invece vincolanti per l’Asl. Ma Cisanello sta riorganizzando l’offerta per migliorare i tempi.

  • La risonanza è un'odissea? "Rossana, ci perdoni ma ci dia più informazioni"

Rossana di Calcinaia (Pisa) ha scoperto di avere due cisti alle ghiandole salivari, il medico le prescrive una risonanza al collo, senza indicare però un codice di priorità. Da Calcinaia si reca al Cup, dove le danno un elenco di numeri da chiamare. Una decina di telefonate in mezza Toscana per capire qual è l’appuntamento più veloce. Ma ci sono anche strutture che non fanno l’esame. Alla fine ne trova uno a Pistoia ma dopo 5 mesi.

La risposta dell’Asl: II Cup della Asl hanno l’indicazione di non fornire nomi di strutture non accreditate, per questo chiediamo alla signora se può farci avere il “foglio” che le sarebbe stato consegnato al Cup e, soprattutto, quale è il Cup al quale si è rivolta per poter fare una verifica. Inoltre, se sulle richieste del medico non è presente il codice di priorità, gli operatori del Cup, se sono superati i 60 giorni di attesa, hanno l’obbligo di segnalarlo all’ufficio competente che prende in carico direttamente la richiesta. Per verificare cosa sia accaduto abbiamo bisogno di ulteriori informazioni.

  • Un anno spedita da un posto all'altro: "L'errore è nostro, Angela ci scusi per il disagio"

Ad Angela, 52 anni, disoccupata di Livorno a dicembre 2018 si rompe la capsula a un dente. Ma non si dispera, forte di aver già usato in passato le prestazioni pubbliche odontoiatriche. Chiede al Cup ma, viste le attese, le consigliano il poliambulatorio, arriva lì con un ticket pagato da 22 euro ma al poliambulatorio le dicono che non fanno quel tipo di interventi e le consigliano Levante. Ma anche a Levante le dicono che quello è il posto sbagliato e che doveva andare nel quartiere Fiorentina, e cioè esattamente dove avevo chiesto la prima volta. L’appuntamento è fissato a novembre 2019. Angela risparmierà 500 euro, questa la cifra richiesta da un dentista privato. Ma con una scoperta: il servizio a lei necessario a Livorno lo garantisce un solo medico.

La risposta dell’Asl: Nel caso della signora Angela l’Asl comprende il disagio della paziente per il fatto che si è dovuta spostare in più sedi, evidentemente c’è stato un errore di comunicazione. La prestazione viene garantita dal servizio pubblico ed è stata regolarmente prenotata.

  • "Ci dispiace per Roberto ma il deambulatore urgente deve prescriverlo il medico"

Roberto, di Livorno, ha 74 anni. Non è lui a raccontarci la storia perché è invalido al 100%. Ha l’Alzheimer. A segnalare al Tirreno la sua storia è stata la moglie. Ha bisogno di un deambulatore, il medico di famiglia fa la richiesta a maggio e riesce a fissare un appuntamento per dicembre, poi servono due mesi per ritirarlo. La moglie chiede subito anche una sedia a rotelle, gliela mandano in due mesi. «Ma va spinta e in casa è inutile». «Se chiedo un deambulatore e il medico curante dà l’ok, a cosa serve la visita del fisiatra? Non capisco questa burocrazia?».

La risposta dell’Asl: I deambulatori sono prescritti dai fisiatri perché esistono diverse tipologie funzionali alle singole patologie (tumori ossei, ictus, sclerosi, ecc.). Mentre il medico di famiglia può prescrivere tutti gli ausili assistenziali (carrozzine a spinta, letti, sollevatori, comode, ecc). Se il medico di medicina generale ravvisa la necessità che il deambulatore sia fornito in tempi stretti, può prescrivere una visita fisiatrica breve, che viene garantita entro una settimana.

  • Un giorno in pronto soccorso per un'analisi? "Caro Luca, è per la tua sicurezza"

Luca, 70 anni, di Livorno, soffre di amiloidosi cardiaca. Ogni 4 mesi da Careggi gli prescrivono analisi utili a rintracciare la troponina. Per averle deve recarsi al pronto soccorso e trascorrerci una giornata. Lì almeno lo invia il medico curante.

La risposta dell’Asl: L’erogazione dell'esame è stata riservata al pronto soccorso poiché utilizzato nel percorso diagnostico dell'Infarto del miocardico acuto. In passato ci sono stati casi di pazienti inviati dal medico curante ai distretti con richiesta di troponina per sospetto infarto. Questo percorso, oltre ad essere inappropriato, è pericoloso. Negli ultimi anni si è assistito a un miglioramento del test con un aumento della sensibilità e la conseguente possibilità di utilizzo non solo per l’infarto. Per la patologia cui si fa riferimento è possibile utilizzare l’indicatore BNP. Nell'area fiorentina la troponina usata fino a circa 20 giorni fa era la Troponina I della Siemens, mentre ora è in uso la troponina T della Roche; nella nostra struttura è in uso la Troponina I della Abbott. Valori di riferimento e caratteristiche non sono sovrapponibili.

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