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Toscana

Delfini, 5 morti in quattro giorni e lo spettro di un virus killer

Alfredo Faetti
Delfini, 5 morti in quattro giorni e lo spettro di un virus killer

Spiaggiamenti sospetti su tutto il litorale della Toscana Gli esperti: casi di gravità estrema, allarme per i tursiopi

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La scena è sempre la stessa: le rive della costa toscana. Ma non è l’unico elemento comune che lega queste morti sospette. C’è pure l’appartenenza alla stessa specie (Tursiope), la giovane età degli esemplari ritrovati e il fatto che i ritrovamenti sono avvenuti poche ore dopo il decesso. «Morti fresche» per dirla come Silvio Nuti, biologo marino e fondatore del Cetus (Centro di ricerca sui cetacei), impegnato con i suoi studi a supportare l’Arpat e l’istituto zooprofilattico di Pisa a far luce sullo spiaggiamento di quattro delfini nel giro di tre giorni lungo il litorale toscano, da Piombino a Viareggio. Decessi ai quali ieri s’è aggiunta una quinta morte, con un delfino trovato spiaggiato in avanzato stato di decomposizione lungo le spiagge delle saline a Orbetello.

L’ultimo decesso

Questa, però, sembra sia una storia a sé, perché la morte è tutt’altro che fresca ma anche perché la specie del delfino (Stenella) è differente. A destare preoccupazione negli esperti, piuttosto, sono gli altri quattro casi, su cui sono due le piste battute: casi episodici oppure una forma virale ancora da definire. Ma se i collegamenti tra i vari casi sembrano poter restringere le ipotesi in campo, come in ogni giallo che si rispetti c’è sempre un elemento che spariglia le carte di un’indagine. Certo, lo spettro di un virus si rafforzerebbero se fossero riscontrate analogie fra gli spiaggiamenti toscani e quelli registrati in Liguria: ieri una Stenella è stata ritrovata a Bordighera e la carcassa di un animale è stata recuperata in mare tre giorni fa a Genova.

il dato che stona

In questo caso, l’elemento che stona e fa riflettere è il fatto che i mammiferi spiaggiati provengono da branchi ben distinti, quello dell’isola d’Elba e quello che vive al largo di Viareggio, che mai nel corso degli anni hanno finito per unirsi e mescolarsi tra di loro. «Se dovesse essere un virus allora dovremmo effettuare un campionamento attento delle nostre acque – spiega Nuti – perché la contaminazione non sarebbe avvenuta tra membri dello stesso branco, ma attraverso un elemento virale presente nelle acque». Senza una prova certa non c’è colpevole e nella scienza le prove si formano con i risultati delle analisi.

le autopsie

Quelli dell’istituto zooprofilattico di Pisa, dove sono state portate le carcasse per la necroscopia, dovrebbero arrivare la prossima settimana. Lo stato di decomposizione del delfino spiaggiato ieri in Maremma invece non permette una necroscopia, ma alcuni tessuti saranno comunque analizzati all’università di Siena. Non sono analisi semplici, perché occorre star bene attenti a mantenere intatti determinati organi e tessuti per capire se l’assassino che si nasconde dietro le quattro morti sia un virus oppure uno strano gioco del caso. Una possibilità, la prima, che richiama la terribile primavera del 2017, quando una forma di Dolphin morbillus (ossia il morbillo dei delfini) sterminò 15 esemplari di Stenella coeruleoalba. Nessuno degli esperti si sbilancia su previsioni che ora sarebbero premature. Però elementi su cui riflettere, spiegano gli esperti, ci sono, partendo dalla specie a cui appartengono i quattro esemplari: il tursiope. «È una specie presente in tutto il Mediterraneo e nei mari italiani è la specie più diffusa sotto costa», spiega l’Arpat.

delfini giovani

L’altro elemento comune è l’età degli animali. «Sono giovani – spiega Nuti – con età che ruotano attorno ai 12 anni, quindi a metà della durata media della vita. Se fossero stati esemplari vecchi poteva anche starci il caso episodico, ma il fatto che siano giovani lascia perplessi». Ma cosa può uccidere esemplari tanto giovani? «Essendo giovani non si dovrebbe pensare a qualche cosa di lunga durata – spiega Nuti – Potrebbe essere un virus particolarmente cruento che anziché avere la solita gestazione di alcuni mesi abbia un percorso molto più veloce. O qualcosa di patologico che vada a influenzare il sistema cardiaco e abbia comportato un classico infarto».

ipotesi virus

Quindi, sulla base di questa ipotesi, le morti sarebbero legate a qualche caso di «gravità estrema», evidenzia il biologo, per il quale il condizionale è d’obbligo. Ipotesi, per ora. A rimarcare comunque la possibilità che possa trattarsi di un virus dagli effetti rapidi c’è il momento del decesso, avvenuto poche ore prima dello spiaggiamento. Elemento questo subito evidenziato anche dall’Arpat, perché il delfino rinvenuto sulle spiagge del golfo di Baratti martedì mattina era già stato avvistato – in stato di difficoltà – la sera prima dalla Capitaneria di porto. «Ma occorrono i risultati delle analisi, inutile fare previsioni – conclude Nuti – Speriamo siano casi episodici». E non un virus killer come quello di due anni fa. —

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