Italia
La lezione di umiltà della madre campionessa
Sì, certo: c’è quella medaglia d’oro vinta a 17 anni saltando più lontano di tutte a un Europeo Under 20 di atletica. E poi l’aveva vinta anche la mamma la stessa medaglia, nella stessa gara, 32 anni fa. E dunque si fa presto a parlare di “predestinata” quando c’è di mezzo Larissa Iapichino, dna pregiato perché la madre è l’ex campionessa del mondo Fiona May e il padre è stato ottimo saltatore con l’asta. A Boras, in Svezia, Larissa ha saltato 6,58. Un mese fa ad Agropoli aveva fatto meglio: 6,64, primato italiano Under 20. A 47 centimetri dal miglior salto materno: 7,11.
Si fa presto a dire che farà grandi cose, ma c’è qualcosa che conta ancora di più di quella medaglia e delle altre che potranno arrivare. E sono le parole di una mamma che è stata campionessa e che sa come proteggere la figlia dal rischio frullatore, dal pericolo di regalare irritante presunzione al mondo intero e a sé stessa. Fiona, per prima cosa, è rimasta nell’ombra, anche in questo periodo in cui si sono accesi i riflettori sulla figlia. La ragazza viene seguita da due allenatori (Gianni Cecconi e Ilaria Ceccarelli); lei e il babbo Gianni (ex primatista italiano con 5,70), si tengono a distanza.
In Svezia Fiona è stata quasi trascinata a forza davanti al microfono per parlare della figlia e le sue parole andrebbero fatte sentire in tutte le scuole calcio (e di altri sport) al momento dell’iscrizione di tanti ragazzini che vengono portati lì da genitori convinti di avere in casa un campione: «Dove può arrivare? Non dico niente, è una questione di fortuna, vincere è una lotteria, la strada è lunghissima. Io ho smesso a 35 anni, lei ne ha appena 17, c’è tanto, tanto tempo. Vivrà momenti brutti e momenti belli, però è importante che abbia la voglia, la passione per fare atletica. Deve sfruttare cosa ha fatto e poi magari più avanti potrà capire cosa vuole fare. Un consiglio? Non ascoltare nessuno e andare avanti. E pensare a studiare, che è la cosa più importante».
Gli allenatori sanno come si fa e ai campionati italiani assoluti di Bressanone, la prossima settimana, se mai ci andrà, a Larissa faranno correre i 100 ostacoli, altra specialità dove brilla ma non domina. Corre anche 100, 200, 400, 400 ostacoli e prove multiple. Insomma, la stanno facendo crescere al riparo dalle pressioni.
Oltre a essere una bella storia, quella di Larissa, è una storia che insegna. Lei è molto attiva anche sui social dove non risponde agli insulti razzisti. E a chi le chiede qual è il segreto di questo gruppo di giovani che ha ridato linfa all’atletica (cinque ori, undici medaglie in tutto) ha risposto con cadenza fiorentina: «Siamo italiani». Tiene ai buoni voti a scuola, ama «le schifezze da fast food» come premio per una bella gara. Insomma, una ragazza come tante che vince anche per questo suo modo di essere.
Comunque vada da qui in avanti, resta il messaggio di non ossessionare i giovani, che siano veri talenti come Larissa o che lo siano solo nelle menti malate di genitori pronti a picchiare gli arbitri per un fallo non fischiato ai figli.
Ne abbiamo visti tanti vincere da piccoli e perdersi da grandi. E forse era anche per tutto ciò che avevano intorno. —
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