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Violenza contro le donne: braccialetti elettronici contro gli stalker. Ora c'è la legge
Chi perseguita o maltratta e ha un divieto di avvicinamento può essere sorvegliato con il dispositivo che avverte la vittima
Ecco, ci sono. I braccialetti anti-stalker anche in Italia si possono usare per proteggere le donne dai violenti. Oggi la legge c’è. Anche grazie a Il Tirreno. Alla sua campagna. Alle 42mila firme raccolte su Change.org. La norma sono tre righe all’interno del “Codice rosso”: parole complicate che, però, consentono di utilizzare i braccialetti elettronici per sorvegliare le persone colpite da divieto di avvicinamento e indagate o imputate per stalking, maltrattamenti, lesioni gravi, tentato omicidio.
IL COMMENTO DI ILARIA BONUCCELLI:
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Ci sono voluti 6 anni per rimediare al disastro legislativo compiuto nel 2013, quando la previsione del braccialetto elettronico anti-stalker è stata introdotta nel codice di procedura penale. Nel 2017 Il Tirreno - grazie alle giuriste dell’università di Pisa e della scuola Superiore Sant’Anna di Pisa - denunciò il paradosso normativo: in Italia il codice di procedura penale consentiva di applicare il braccialetto elettronico solo a chi fosse colpito da allontanamento dalla casa familiare: i violenti conviventi. Venivano esclusi, di fatto, tutti gli ex. Soprattutto venivano esclusi tutti i violenti colpiti da divieto di avvicinamento alla vittima. Non solo. Era impossibile applicare il braccialetto elettronico anche ai conviventi allontanati dalla casa familiare se accusati di maltrattamenti in famiglia - e così è rimasto fino a novembre 2018 - di stalking e tentato omicidio. Infatti, come denunciato da Il Tirreno, in 6 anni in Italia è stato attivato 1 solo braccialetto elettronico anti-stalker .
È in questo quadro che arriva il Codice Rosso a modificare l’articolo 282 ter del codice di procedura penale, sul divieto di avvicinamento alle vittime. Come? Introducendo la possibilità della “sorveglianza con dispositivi elettronici” - spiega Valentina Bonini, docente di Diritto processuale penale all’università di Pisa - «su persone sottoposte a divieto di avvicinamento se indagate o imputate per reati per i quali sia prevista una pena massima superiore ai 3 anni. Fra questi, rientrano lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, le lesioni gravi, il tentato omicidio». Tuttavia, non si può applicare questa misura - evidenzia la giurista - per tutti i cosiddetti reati “sentinella” della violenza, per i quali è prevista una pena inferiore ai tre anni come le minacce gravi («Ti ammazzo», «Ti sciolgo nell’acido»), le lesioni non gravi.
LO SPECIALE DEL TIRRENO: BASTA VIOLENZE SULLE DONNE
Però è già una conquista che chi è sottoposto a divieto di avvicinamento possa essere controllato con braccialetto elettronico. A due condizioni: 1) che il pm richieda la misura e il giudice la accolga; 2) che il braccialetto sia disponibile. Cosa che non avviene quasi mai. Questo, però, non è l’unico punto debole della norma, osserva Valentina Bonini. C’è il problema del consenso di chi deve utilizzare il dispositivo: prima di attivare il braccialetto elettronico è necessario sia il consenso di chi indossa la cavigliera (l’indagato/imputato), sia della vittima che circola con il dispositivo che lancia l’allarme alle forze di polizia quando il potenziale aggressore si avvicina a una distanza inferiore da quella stabilita dal magistrato. «La nuova legge - evidenzia Valentina Bonini - non precisa con quale modalità debba essere richiesto il consenso dell’indagato/imputato e che cosa accada se rifiuta di indossare il dispositivo elettronico. La disposizione rimanda, in realtà, all’articolo sul braccialetto elettronico previsto per chi è agli arresti domiciliari. Quindi, si potrebbe dedurre che, in caso di mancato consenso a indossare la cavigliera, il divieto di avvicinamento dovrebbe trasformarsi in una misura custodiale».
Ma, oltre ai dubbi di carattere sistematico - osserva la giurista - la custodia in carcere «è applicabile per i reati per i quali è prevista una pena superiore ai 5 anni come gli atti persecutori, i maltrattamenti, il tentato omicidio. Non ci possono rientrare i reati (lesioni aggravate dal contesto familiare, violazioni di domicilio, violenza privata) per i quali è prevista una pena superiore ai 3 anni, ma inferiore ai 5 anni, per i quali può essere richiesto il divieto di avvicinamento, il braccialetto elettronico, ma non il carcere». E allora? Allora c’è la domanda, ma non la risposta.
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