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Sono proprietari di immobili o ville, ma vivono nelle case popolari
Prato: scoperti dalla Finanza 25 furbetti degli alloggi pubblici. Scatta l’inchiesta. Avevano dichiarato il falso nell’Isee. La beffa dei truffatori: c'è anche chi, dicendo la verità, non avrebbe perso la residenza
PRATO. Ora sarà inevitabile chiamarli i “furbetti delle case popolari”, ma a ben guardare tanto furbi non sono stati i 25 assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica (le case popolari) indagati dalla Procura di Prato per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato e falso ideologico. Stando agli inquirenti, infatti, alcuni di loro non si sono nemmeno preoccupati di intestare a lontani parenti o prestanome gli immobili di cui risultano proprietari e per i quali ora rischiano di perdere l’assegnazione dell’alloggio popolare.
L’indagine partita da rom senza titolo
Di questo sono accusati i 25 indagati, italiani, nell’inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, affidata alla finanza e alla polizia municipale: di pagare una miseria l’affitto della casa popolare pur essendo proprietari di altri immobili; di non averlo comunicato all’Edilizia pubblica pratese (Epp), la società partecipata che gestisce i 1.800 alloggi popolari della provincia.
Ieri mattina sono scattate le perquisizioni e sarebbero arrivati i primi riscontri. È l’atto finale di un’indagine iniziata più di un anno fa e che ha preso spunto dal caso delle famiglie rom Ahmetovic e Halilovic, cui furono sequestrati beni per 2,5 milioni. Un paio di loro vivevano in case assegnate dal Comune. Si scoprì che non ne avevano diritto e l’assegnazione fu revocata. La Procura si chiese se ci fossero altri casi simili e incaricò la Finanza di incrociare le banche dati.
Incrocio di banche dati
Si cercavano in particolare i possessori di altri immobili che si fossero “dimenticati” di comunicarlo all’Epp. Lo screening è stato lungo ma produttivo: complessivamente sono state controllate le posizioni di 3.882 persone residenti nelle case popolari ed è risultato che 21 di loro sono proprietari di un’altra abitazione a Prato e 7 hanno la proprietà di più abitazioni (fino a 4). Il caso limite è quello di un assegnatario a cui risulta intestata una villa (categoria catastale A/7) ad Augusta ( Siracusa).
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Sono 13 gli indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche e per falso, perché non hanno comunicato all’Epp la proprietà di immobili che hanno le caratteristiche che avrebbero fatto loro perdere l’assegnazione. Altri 12 invece sono indagati solo per falso ideologico commesso da privato, perché non hanno fatto quella dichiarazione, ma gli immobili di cui risultano proprietari hanno caratteristiche tali che non avrebbero fatto loro perdere l’assegnazione dell’alloggio popolare. Insomma, potevano anche dire la verità e non sarebbe cambiato nulla. Queste dichiarazioni, che hanno messo nei guai gli indagati nell’inchiesta pratese, gli assegnatari delle case popolari sono tenuti a farle ogni due anni.
Condizioni variate
Stando a quanto spiegano gli inquirenti, in nessuno dei 25 casi è stato accertato che al momento dell’assegnazione i beneficiari non avessero i requisiti per occupare la casa. Ma le cose nella vita cambiano e può capitare di ereditare una casa, di mettere da parte qualche risparmio o, come dichiarò anni fa Alessandro Ahmetovic quando fu sfrattato dal Comune, di aver vinto la lotteria. È per questo che ogni due anni bisogna riempire un modulo allegando l’Isee per comunicare la propria situazione patrimoniale che garantisce la permanenza nell’alloggio. Per chi fa fatica ad andare avanti un alloggio popolare, è un beneficio non da poco.
1700 in lista d’attesa
In tutta la provincia di Prato ci sono 1.800 alloggi di questo tipo, relativamente pochi rispetto a Firenze e Livorno. E ci sono 1.700 famiglie in attesa di riceverne uno. Ecco perché è fondamentale, non solo giusto, che gli occupanti delle case popolari ne abbiano diritto. Altrimenti il danno per chi resta fuori è doppio. Chi ha barato nelle comunicazioni all’Epp probabilmente contava sul fatto che nessuno si sarebbe preso la briga di controllare. Bastava non barrare la casella delle proprietà immobiliari sull’Isee e il gioco era fatto. Ma da qualche tempo i controlli si sono fatti più stringenti e qualche pesce è rimasto nella rete. Ora, secondo la guardia di finanza, almeno i 13 che risultano proprietari di case abbastanza grandi perderanno il diritto all’alloggio popolare. Sarà l’Ufficio casa del Comune di Prato a istruire le pratiche quando gli atti verranno trasmessi dalla Procura. Lo stesso ufficio, insieme all’Epp, ha fornito tutta la documentazione richiesta in questi mesi di indagine.
La Finanza però vorrebbe chiarire un aspetto che al momento non ha un spiegazione plausibile. Risulta infatti che quattro assegnatari di casa popolare abbiano comunicato all’Epp di essere diventati proprietari di una casa che avrebbe fatto decadere l’assegnazione, ma gli inquirenti dicono che in questi casi non è stata avviata la procedura per la revoca dell’alloggio pubblico. Il vicesindaco Luigi Biancalani, che è anche assessore alla Casa, attende di avere le carte per capire. «Mi pare impossibile - commenta - Quando scopriamo che non c’è più il diritto procediamo alla revoca. Nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo fatte decine. Può darsi che la Finanza, coi suoi mezzi che sono superiori ai nostri, abbia trovato qualcosa di più».—
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