Il presidio
Chiantibanca, 19 indagati per mancata trasparenza e ostacolo alla vigilanza
firenze. I vertici di Bcc Chiantibanca non furono trasparenti, omettendo informazioni essenziali sullo stato di salute dell'istituto sia ai soci sia alla Banca d'Italia. Lo sostiene la procura di Firenze che ha inviato l'avviso di conclusione indagini a 19 persone, tra cui Claudio Corsi, direttore generale in carica dal 2° trimestre del 2015 al 2° trimestre del 2016; il cda e il collegio sindacale in carica all'epoca e alcuni funzionari. I pm ipotizzano i delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni di autorità pubbliche di vigilanza (Banca d'Italia) e di false comunicazioni sociali delle società quotate. In ballo ci sono la contabilizzazione di btp a scadenza e una falsa prospettazione della situazione della cooperativa alla filiale di Firenze di Bankitalia. Tra i casi al centro delle indagini, figura la classificazione del btp 2046, acquistato per un valore nominale di 100 milioni tra il 30 marzo e il 1° aprile 2015 come attività finanziaria di categoria Afs (available for sale) disponibile per la vendita, e riclassificato in via retroattiva, con modifica postuma dei verbali, come attività finanziaria di categoria Htm (held to maturity) detenuta fino a scadenza del valore di 126.436.000 euro. Così i vertici dell'istituto avrebbero ingannato soci e pubblico sulle condizioni patrimoniali della banca. La stessa condotta sarebbe stata tenuta verso Banckitalia, alla quale sarebbero state inviate comunicazioni non veritiere sul periodo che va dal 2° trimestre 2015 al 2° trimestre 2016. E i vertici di Chiantibanca avrebbero fornito informazioni non veritiere pure in un incontro nella sede di Firenze di Bankitalia, a giugno 2015. Le indagini sono scattate nel 2017 dopo un esposto presentato da un organo di vigilanza interno della banca. —
Matteo Leoni
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