La carica dei ventimila contro il “ministro dell’odio”
Pisa, la risposta arcobaleno a Salvini e alla Lega. Cirinnà: «Resistere per esistere» Il sindaco di Livorno al collega Conti: «Errore non far sfilare il gonfalone della città»
«Speravamo in una presenza di diecimila persone, ma ne immaginavamo cinquemila. Siamo invece oltre ventimila e questo vuol dire che la lotta per i diritti, la lotta contro le discriminazioni e quella per le pari opportunità saranno ancora più forti». Quelle che si definiscono minoranze diventano massa. Puntano il dito contro l’amministrazione pisana e lanciano la sfida al governo. Colori, abbracci, baci e abiti stravaganti convergono in una ideale onda arcobaleno che per il Toscana Pride ha invaso ieri pomeriggio il centro di Pisa. Dopo 40 anni dalla prima marcia del Movimento omosessuale, che nel 1979 trovò ospitalità proprio a Pisa (e non a Roma), l’orgoglio gay torna a sfilare a in città con una presenza record.
«Un momento storico in una città segnata da un’involuzione politica sulla scia di quella nazionale», dicono gli organizzatori. Gli slogan contro il Comune di Pisa per il mancato patrocinio si alternano a quelli contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, colui «che alimenta odio e discriminazioni», e trovano nei diritti, da quelli per la comunità Lgbtq a quelli per i migranti, il loro punto di incontro. «I diritti acquisiti sono a rischio – proseguono i promotori della manifestazione –. Lottiamo per ottenere un riconoscimento sociale, ma anche per difendere quanto conquistato. Farlo a Pisa significa prenderci uno spazio politico che l’amministrazione vorrebbe chiudere». Nel muro di gonfaloni ( Regione e decine di Comuni) e di fasce tricolori che apre il corteo, Pisa è rappresentata solo da consiglieri di opposizione. «Mi sembra doveroso partecipare ad una festa legata ai sentimenti, contro il razzismo e le discriminazioni», dice il sindaco di Livorno Luca Salvetti prima di unirsi al corteo, al quale partecipa pure una delegazione di militari e di uomini delle forze dell’ordine. «Non comprendo il no di Pisa – continua –. È stato un errore non portare il gonfalone di una città sempre dimostrata aperta e attenta ai diritti». A rappresentare Pisa è stato idealmente il presidente della Provincia di Pisa con il sindaco di Vecchiano Massimiliano Angori. «Faccio anche le veci di chi non c’è – prova a smorzare le polemiche –. È invece importante esserci per dire no alle discriminazioni e rivendicare diritti. Mentre c’è una forte spinta verso l’omologazione, noi vogliamo dimostrare che le diversità sono una ricchezza». «C’è bisogno di farsi sentire e di dire alle amministrazioni insensibili come quella di Pisa e a questo pericoloso governo gialloverde che i diritti devono crescere non fermarsi, la comunità Lgbt insieme a tutte le altre comunità discriminate hanno bisogno di attenzione», rivendica la senatrice Pd Monica Cirinnà che ha partecipato a una parte della marcia. «È stata fatta una legge, ma è solo un primo passo – conclude –. Per l’uguaglianza piena occorre il matrimonio egualitario, la responsabilità genitoriale alla nascita e l’adozione per tutti. La strada è lunga e non ci fermeremo. Resisteremo per esistere». Ma non mancano le reazioni di chi al corteo non è andato e chiede, come Francesco Torselli, coordinatore regionale di Fdi, le dimissioni del governatore Enrico Rossi per il patrocinio a un evento dove la «bestemmia, la volgarità e l’insulto a chi non pensa come chi sfila la fanno da padrone. Insieme a cartelli cretini e volgari». Alcuni, in effetti, ci sono stati. In una selva di slogan e di persone a favore di diritti civili. Reali. —
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