Italia
«Lavoro da 11 anni nella ristorazione ma ho contributi soltanto per 3 anni»
I dipendenti replicano agli imprenditori che non riescono ad assumere: «Noi presi con stipendi e qualifiche inferiori»
PISTOIA. Non è mai stata senza lavoro. Non è di questo che Barbara (nome di invenzione, per tutelarle il posto) si lamenta. Agli imprenditori del turismo che sostengono di non trovare lavoratori per la stagione risponde altro. Dice che in 11 anni di lavoro nella ristorazione le hanno versato contributi per 3 anni scarsi. Che poi a, ben vedere, gli anni di lavoro nella ristorazione sono stati 17 perché «ho cominciato a fare la cameriera quando ancora ero al liceo e ho continuato per gi anni dell’università». Fino alla laurea breve.. Già Barbara, originaria della provincia di Pistoia, è diplomata, laureata. È anche una barman con tanto di titolo Aibes e grazie alla formazione è anche barista di caffetteria. Una professionista a tutti gli effetti. «Amo questo lavoro e ho sempre avuto ottimi riscontri sia dai titolari che dai clienti - racconta - eppure negli anni ho racimolato solo contratti part-time a tempo determinato e contratti a chiamata, quasi sempre con livelli di inquadramento da garzona e qualche soldo in più fuori busta. Con 17 anni di lavoro non raggiungo nemmeno 3 anni di contributi». In parole povere, per poter lavorare Barbara ha sempre accettato inquadramenti molto più bassi della sua qualifica. Inquadramento e contributi come lavapiatti e magari qualche soldo, appunto, fuori busta.
Proprio quello che denuncia anche Alessandro Del Re: «Lavoro nel settore alberghiero da diversi anni. Ho iniziato facendo il lavapiatti in un ristorantino, ho fatto molte esperienze in Italia e all’estero, passando per alberghi di lusso e ristoranti gourmet. Posso dire da parte mia che sì i professionisti nel settore sono pochi ma bisogna dire che spesso i lavoratori sono sottopagati e sfruttati. C’è poco da meravigliarsi se le persone si allontanano da questo ambiente. Ho provato sulla mia pelle stagioni con giornate lavorative di non meno di 14 ore con un solo giorno di riposo. Naturalmente in agosto senza mai avere un giorno totalmente libero e tutto questo essendo assicurato part- time e con un inquadramento inferiore al mio vero ruolo. Se le persone non vanno a lavorare in determinati posti molto probabilmente una spiegazione c’è».
Quindi se gli imprenditori a inizio stagione cercano ancora i lavoratori - è la sintesi del discorso - non è solo perché tutti gli (aspiranti) stagionali sono poco formati, non adatti ai ruoli o hanno poca voglia di lavorare. È magari il salario non idoneo. «Non dico che i titolari agiscano così sempre in malafede. Spesso gli accordi sono chiari e ce li propongono per poter un po’ risparmiare perché altrimenti non ce la farebbero. Ma - sottolinea Barbara - il risultato non cambia: io dopo tanti anni di lavoro ho pochissimi contributi versati». E, soprattutto «un salario che non mi consentirebbe di mantenermi se dovessi pagare un affitto o un mutuo. Invece riesco a vivere più che dignitosamente perché sono tornata a vivere con mia madre». E questo perché in busta lo stipendio è sempre più basso di quello che dovrebbe (rispetto alla mansione svolta): «Ho lavorato dal bar di paese alla discoteca alla moda, passando per ristoranti di lusso e catering per i grandi eventi: non c'è settore dove operi la trasparenza e la tutela dei lavoratori. Dobbiamo essere volenterosi, sorridenti, tuttofare, disponibili a lavorare in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora e con orari e turni definiti all'ultimo momento. Ma non si può continuare a pensare che le persone lavorino la domenica, a Natale e a Ferragosto per 7/8 euro l'ora, c'è troppo divario tra privato e pubblico. Di questi tempi i lavori stagionali sono diventati solo un massacro senza tutele. I giovani d'oggi rinunciano e vanno all'estero? Fanno bene». —
LE VOSTRE SEGNALAZIONI
Il Tirreno riparte con l’inchiesta sul lavoro, in particolare sul lavoro stagionale, valutando sia il punto di vista degli imprenditori che quello dei dipendenti. A inizio stagione sono molti i titolari di locali, strutture ricettive che lamentano di non trovare personale formato in modo adeguato o con voglia di lavorare. I lavoratori replicano che non accettano più offerte a salari da fame o con orari massacranti, senza essere assicurati. Chi vuole raccontare la propria esperienza può scriverci a “inchiestadeilettori@iltirreno.it”
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