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Botte con mazze di ferro ai bimbi che non imparano il Corano: arrestati

Sabrina Chiellini
Botte con mazze di ferro ai bimbi che non imparano il Corano: arrestati

Blitz a Santa Croce sull’Arno, due maestri senegalesi in carcere e un denunciato dopo una segnalazione a Telefono Azzurro 

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SANTA CROCE SULL'ARNO. «Picchiano i bambini per insegnare il Corano». Una segnalazione a Telefono Azzurro convince Procura e polizia che non c’è tempo da perdere. Gli investigatori piazzano di nascosto le telecamere all’interno del centro privato a Santa Croce. Basta poco tempo e l’orrore delle violenze è documentato. Scorre nei fotogrammi, segna la vita di una sessantina di bambini e adolescenti (dai 7 ai 17 anni) che le famiglie senegalesi affidano alla scuola, allestita al piano terreno di un palazzo, nel centro di Santa Croce. Palazzoni e fondi commerciali diventati abitazioni per essere affittati agli stranieri che lavorano nelle concerie. Una storia, dunque, di violenza su minori - agita perfino con mazze e bastoni - ma che non sarebbe collegata, in alcun modo, ad addestramento terroristico. Né a una cultura di odio nei confronti dell’Occidente.

L'indagine condotta dagli agenti della squadra mobile di Pisa, diretta da Rita Sverdigliozzi, e coordinata dal sostituto procuratore Flavia Alemi, è stata avviata alcuni mesi fa, in seguito alla segnalazione arrivata da una persona bene informata. Una denuncia che mette fine alle violenze.

Sono quasi le 16 di un venerdì estivo quando gli agenti della squadra mobile fanno irruzione nel centro e arrestano due “maestri” di Corano e indagano un loro collaboratore. Sono tutti e tre senegalesi, hanno circa 40 anni. I due maestri sono in carcere con provvedimento di custodia cautelare e accusati di maltrattamenti su minori. Respingono le accuse, da quanto è emerso. Sono difesi dall’avvocato Gabriele Marroni di Pisa che, in attesa dell’interrogatorio di garanzia, non entra nel merito della vicenda. I residenti li vedono scortare dalla polizia fuori dalla centro educativo, così come osservano gli allievi accompagnati dai loro genitori, tutti identificati prima di lasciare la sede dell’associazione “Dahira Matlboul Fawzeyni”, in via Michelangelo, 2.

Se nel quartiere, abitato da molti stranieri, non c’è voglia di commentare e nessuno ammette di avere notato qualcosa di strano, la segnalazione ricevuta da Telefono Azzurro deve essere stata circostanziata. Tant’è che in meno di un mese dalle immagini riprese dalle telecamere nascoste sarebbero stati raccolti elementi sufficienti a inchiodare i tre “educatori”. Il centro, una specie di doposcuola, svolgeva attività in forma privata, senza ricevere alcun contributo pubblico e senza essere mai incappato in alcun controllo. Nei video, stando a quanto emerge dopo il blitz, si scorgerebbero distintamente, a più riprese, i due maestri mentre colpiscono i bambini alla schiena, sulle mani e sulle natiche, tra pianti e implorazioni di pietà. E chissà se gli schiamazzi, le voci dei bambini, che i vicini più volte avevano sentito e segnalato, non fossero dovuti all’esuberanza degli allievi. Ma fossero le conseguenze di quelle violenze.

Durante il blitz della polizia viene richiesto anche l’intervento di un’ambulanza. Si parla di un bambino trovato con i segni sul corpo delle violenze. Ma la polizia non conferma questa indiscrezione. Gli agenti perquisiscono sia il centro che le case dei tre finiti sotto inchiesta. Sequestrano bastoni e mazze di legno e di ferro con le quali, secondo l'accusa, i maestri percuotevano gli allievi. Perché oltre a picchiarli con le mani li avrebbero colpiti con più oggetti, dal bastone al righello. Molto di più delle bacchettate sulle mani della scuola degli anni Sessanta. Alcuni minori sono stati ascoltati alla presenza di uno psicologo ma avrebbero fatto solo poche ammissioni. Invece i genitori saranno sentiti nei prossimi giorni.

Secondo quanto ricostruito, i due maestri arrestati avevano il compito di tramandare la tradizione islamica adottando metodi giudicati violenti. In nessun caso, però, la polizia ha riscontrato indottrinamenti antioccidentali, così è stato spiegato, o un profilo di istigazione a comportamenti violenti. L'indagine va avanti, sono previsti sono nuovi accertamenti nel centro ora chiuso e che risulta regolarmente preso in affitto da un commercialista estraneo alla vicenda. —

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