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Chirurgo, giudice o milionario per sedurre escort

Libero Red Dolce
Chirurgo, giudice o milionario per sedurre escort

In aula sfilano le mille vite di don Morini, accusato di estorsione e autoriciclaggio: avrebbe usato le offerte dei fedeli per sé

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Era un camaleonte don Luca Morini, detto don Euro. Per affascinare gli escort che frequentava poteva indossare qualunque maschera, persino quella da chirurgo di fama internazionale. Si spingeva persino a prescrivere farmaci a quei ragazzi che pagava per fare sesso con lui e che abbindolava con i suoi travestimenti.

Tante maschere. D’altronde nella rubrica del telefono di escort ne aveva moltissimi, 200, spiega il maresciallo dei carabinieri che ha investigato su di lui e primo testimone nel processo che si è aperto ieri. C’era il Morini giudice, il Morini medico, il Morini potente del jet set e così via. Un po’ tutto, tranne il parroco di provincia con gli occhi sempre puntati sui risparmi dei parrocchiani, accusato di estorsione, autoriciclaggio e possesso e spaccio di sostanze stupefacenti. Un uomo che negli anni avrebbe maneggiato 4-5 milioni di euro. Dopo la denuncia di un escort e i filmati trasmessi dalla trasmissione televisiva Le Iene, per stanarlo i carabinieri misero sotto controllo il suo telefono. E piazzarono cimici nei suoi luoghi abituali. E Morini parlava, parlava tanto. Tantissime telefonate al vescovo Giovanni Santucci, guida della diocesi apuana. L’accusa ritiene che lo ricattasse, dopo che i fari si erano accessi sulla “bella vita” del parroco. Soldi in cambio del suo silenzio. E su cosa doveva tacere? Nello specifico al telefono i due non entravano mai, ma più volte veniva nominato un dossier - mai ritrovato – con notizie scottanti sulla condotta di altri parroci della stessa diocesi. E Santucci, per l’accusa, lo assecondava e versava. «Tra l’aprile e il giugno del 2016 – racconta il maresciallo in aula – abbiamo tracciato 4500 euro di bonifici sul conto personale di Morini che partivano dal vescovo».

Secondo l’accusa però i soldi non arrivavano soltanto da lì. Durante 26 anni di sacerdozio il parroco avrebbe messo a punto un sistema infallibile di raccolta delle offerte, selezionando con cura i donatori tra i parrocchiani e le imprese del territorio più attente ai richiami della fede. Dirottava tutto sul suo conto e poi pagava viaggi, per sé e i ragazzi adescati sui siti di appuntamenti, in alberghi a 5 stelle. «Li chiamava al telefono, capiva le loro esigenze e si adeguava. A seconda del caso dava ad intendere di poter trovare posti di lavoro o di sbloccare situazioni giudiziarie», racconta il carabiniere in aula. «Prescriveva il medrol, un cortisonico, il suo cavallo di battaglia. E diceva a quei ragazzi, spesso impressionabili, di non stare ad ascoltare gli altri medici, che quelli non capivano niente». —

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