Si oppone al regime: 59 anni di carcere con processo farsa all’ingegnere pisano
Attirato con un tranello in Togo, consegnato alla polizia della Guinea Equatoriale è accusato di aver organizzato un golpe
PISA. Il soggiorno nel Paese africano sarebbe dovuto durare solo pochi giorni. Uno, due, tre al massimo. Tempo necessario per discutere un’offerta di lavoro. Il miraggio di una temporanea occupazione si è invece trasformato in una sorta di condanna a vita: quasi sei decenni di reclusione da scontare in un carcere della Guinea Equatoriale. Si è concluso con una maxi condanna - 59 anni di galera - il processo a Fulgencio Obiang Esono, ingegnere pisano di origini equatoguineane accusato di aver partecipato ad un presunto colpo di Stato contro il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.
PROCESSO DI MASSA
Il professionista, 49 anni, fermato in Togo a settembre 2018 e trasferito nel carcere di Black Beach, ritenuta la prigione più disumana al mondo, è stato condannato a 58 anni e 10 mesi di reclusione con un maxiprocesso che ha coinvolto oltre 130 imputati, ai quali sono state inflitte pene detentive dai 3 ai 90 anni perché avrebbero organizzato o partecipato a un presunto tentativo di golpe per rovesciare il potere che Obiang Nguema Mbasogo detiene da 40 anni. Tra di loro anche una decina di equatoguineani residenti in Spagna e nel Regno Unito, processati e condannati in contumacia.
TRADITORE
L’uomo, cittadino italiano, laureato in Ingegneria civile all’università di Pisa e qui residente dal 1988, è accusato di tradimento e di presunti crimini contro il Capo dello Stato. Per ogni addebito, è stata inflitta una pena di 29 anni e 5 mesi. Il verdetto è stato pronunciato il 31 maggio dai giudici del tribunale di Bata, capitale economica del Paese dell’Africa Centrale, al termine di un processo durato poco più di due mesi, in gran parte andato in onda su una tv nazionale. Una sorta di avvilente reality-show inaugurato il 22 marzo, quando per la prima volta Obiang Esono ha fatto il suo ingresso nelle aule del tribunale dopo oltre sei mesi di reclusione in una cella del carcere Black Beach di Malabo dove - secondo fonti dell’opposizione - le autorità locali avrebbero riservato al detenuto il più duro regime carcerario: torture, vessazioni e cibo minimo per la sola sopravvivenza.
OPPOSITORE DEL REGIME
Oppositore politico del regime, Obiang Esono ha sempre respinto le accuse. Difeso dall’avvocato Mbonio Ponciano, l’ingegnere ha sostenuto di non aver mai avuto contatti con il presunto gruppo di golpisti, nonostante le sue idee liberali e democratiche che più volte lo hanno spinto a scontrarsi con il regime. Un vano tentativo per cercare di difendersi da accuse su cui, probabilmente, è pesato anche lo stretto legame che il professionista ha avuto con suo cugino, ex capitano dell’esercito che una decina di anni fa ha aderito a un tentativo di colpo di Stato. Fallito il golpe, l’ex militare è fuggito in Nigeria dove è stato catturato per poi essere trasferito e giustiziato in Guinea Equatoriale.
GOLPE MAI ACCERTATO
Insieme ad altri 130 imputanti, Obiang Esono è ritenuto una delle menti del presunto colpo di Stato che nel dicembre 2017 un gruppo di oppositori del regime avrebbe tentato di concretizzare per rovesciare il potere di Obiang Nguema Mbasogo conquistato con un golpe militare nell’agosto 1979. Mai accertata, l’azione è stata denunciata dalle autorità di Malabo nel gennaio 2018. Secondo il governo locale, le forze di sicurezza del Paese africano sarebbero riuscite a bloccare un gruppo di circa 80 persone intenzionate a materializzare alla vigilia di Natale un attacco contro il Capo dello Stato durante il suo soggiorno a Mongono, città al confine con il Gabon. Secondo il governo, l’azione sarebbe stata organizzata e finanziata dagli oppositori in esilio in Europa.
LA TRAPPOLA
Tra questi, Obiang Esono, fermato il 18 settembre a Lomé, la capitale del Togo che l’ingegnere aveva raggiunto per discutere un’offerta di lavoro rivelatasi poi una trappola. Con lui anche Francisco Micha Obama, equatoguineano residente in Spagna e militante della Coalicion Cored, alleanza politica che riunisce oltre 20 partiti in esilio che si oppongono al regime di Obiang Nguema Mbasogo. Fermati dalla polizia locale appena scesi dall’aereo partito da Roma, i due sono stati consegnati alle autorità della Guinea Equatoriale in base ad un vecchio trattato tra i due Stati e rinchiusi nel carcere di Malabo.
Oltre sei mesi in attesa di un processo, bollato come una «farsa» dagli oppositori del regime, concluso con una condanna a quasi sei decenni di carcere che il professionista pisano dovrà scontare in una prigione di Bata. Di fatto, una condanna a vita per l’ingegnere che inseguiva il sogno di un lavoro.
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