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L'ESPERTO DEL MEYER

Il medico buono che cura i traumi dei bimbi

Marco Sabia
Il medico buono che cura i traumi dei bimbi

I bambini non “sono di gomma” come si pensa, anche se i loro organi reagiscono meglio alle terapie Importante è la prevenzione: anche in casa si celano situazioni potenzialmente pericolose

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Un bambino, in particolare quando è piccolo, tende a scoprire il mondo attorno a lui in maniera spesso involontariamente pericolosa. I bambini sono “di gomma”, come si dice tante volte, ma non sempre è così. Si rende frequentemente necessario, quindi, l’intervento di un team di professionisti per gestire la patologia traumatica pediatrica, che sia per una semplice caduta o per situazioni più gravi. All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze c’è l’unico Trauma Center pediatrico dedicato in Italia che quest’anno festeggia 10 anni di attività, da quando la Regione Toscana spinse per far partire questo progetto con il coinvolgimento anche dell’Università di Firenze, la Harvard Medical School è il Children’s Hospital di Boston. Nel Trauma Center c’è il cosiddetto “Trauma Team”, il cui campo d’azione è rappresentato dalla gestione di tutti i traumi pediatrici non muscolo-scheletrici, quindi non ortopedici. Il responsabile è il dottor Leonardo Bussolin, anestesista pediatrico con compiti di supervisione e coordinamento.

Bussolin, perché è stato istituito il Trauma Center al Meyer?
«Il progetto nasce nel 2006 e si concretizza nel 2009. Il Trauma Center gestisce il trauma pediatrico a 360 gradi, trattando non solo i casi gravi – come traumi i maggiori degli organi interni toracici e addominali fino al politrauma – ma anche quelli apparentemente minori. Il trauma cranico è quello più frequente in età pediatrica perché la testa rispetto all’adulto è di dimensioni maggiori relativamente al resto del corpo. Il Trauma Center Meyer rappresenta il punto di riferimento per gli ospedali del territorio, con un numero dedicato per chiamarci e condividere il trattamento, che si tratti o meno di “centralizzare” da noi il paziente. La gestione della patologia traumatica nel bambino è molto complessa e, a tal fine, serve sviluppare competenze specifiche che manteniamo anche grazie alla simulazione, strumento formativo di fondamentale importanza».

In concreto come funziona questo centro?
«Il bambino è un individuo che ha tutti i suoi organi “nuovi” e, per tale motivo, nettamente più efficienti nel compensare gli effetti del trauma rispetto all’adulto e ciò può trarre in inganno. È fondamentale riconoscere fin dall’inizio potenziali problemi in un bambino che si presenta, ma solo apparentemente, con parametri stabili. Quando un bambino traumatizzato giunge al nostro pronto soccorso viene prima di tutto stabilizzato è solo dopo iniziamo il percorso diagnostico e di trattamento. Quest’ultimo, nel caso di lesioni della milza, è nella stragrande maggioranza dei casi di tipo non chirurgico. Anche per quanto riguarda la diagnostica è importante limitare il ricorso alla TAC che, sebbene esame basilare, deve essere riservato ai casi che realmente la richiedano».

Ma come fa un bambino a farsi male nella vita di tutti I giorni?
«È quello che proviamo a spiegare ai genitori nei corsi di prevenzione rivolti ai genitori e che teniamo due volte al mese: nel trauma pediatrico la prevenzione è particolarmente importante perché nel 90% dei casi il trauma è prevedibile e quindi prevenibile. E se pensiamo che ogni anno giungono al Meyer da 8. 500 a 8. 700 traumi, capiamo quanti potrebbero essere evitati. I tranelli sono tanti come, ad esempio, uno sgabello sotto la finestra può essere il mezzo con cui un bambino possa arrivare a sporgersi dalla finestra; oppure il forno bollente che si trova ad un’altezza tale permetta al bambino di apporgiarcisi ed ustionarsi. Senza dimenticare che lasciare un bambino da solo sul letto dei genitori potrebbe comportare che il piccolo rotoli e cada di sotto. Spesso i genitori (o futuri tali) escono da questi corsi dicendo che certe situazioni (coi relativi rischi) non le conoscevano».

C’è una gestione psicologica del trauma?
«Assolutamente sì. Il supporto psicologico è essenziale nella gestione del trauma pediatrico perché prima di tutto devono essere seguiti i piccoli pazienti nei modi appropriati e con il linguaggio adeguato, ma anche I genitori che spesso sono sotto uno stato di stress che deve essere controllato. I bambini più grandicelli, poi, possono essere colpiti dalla cosiddetta sindrome da stress post-traumatico per la quale un corretto approccio psicologico è irrinunciabile. Infine, avere accanto la psicologa dà una mano anche a noi medici, aiutandoci ad interfacciarsi con la giusta empatia con i pazienti e i familiari, mantenendo un certo distacco per garantire sempre la freddezza necessaria ad assicurare una gestione ottimale». –


 

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