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Bonafè, lady preferenze per sfidare Ceccardi nella corsa alla Regione
Bruzzesi: Simona può unire. Lei: ok alle primarie per decidere. A destra Montemagni, Ghinelli e Mallegni sfidano la leghista
FIRENZE. C’è Luca Lotti che quasi si autocandida chiedendo ad Enrico Rossi «più concretezza» ma soprattutto rivendicando, ohibò, il marchio di fabbrica renziano sul successo di Firenze. Anche se fra i dem da ieri si guardano tutti un po’ basiti , post-renziani compresi, chiedendosi a nome di chi lo faccia e chi lo appoggi. C’è poi Dario Nardella, appena rieletto sindaco a Firenze con il «Pd più forte d’Italia» - ipse dixit - che un po’ sembra volerci provare («Io segretario? Se me lo chiedono sono disponibile») e un po’ detta davvero la linea da leader e dunque chiede al Pd toscano di accelerare e «individuare presto un candidato» governatore. Infine c’è la segretaria regionale dei dem Simona Bonafè che ostenta una flemma che nemmeno un monaco tibetano, si dice «favorevole alle primarie», ma è già il nome più quotato per riunificare il partito e sfidare la leghista Susanna Ceccardi.
Sì è così, la Simo da schierare contro la Susy o chiunque Matteo Salvini deciderà di far correre in Toscana contro «zecche e moscerini rossi», come con stile british il ministro dell’Interno chiama contestatori o esponenti di sinistra. Proprio così, è già partito l’assalto alle Regionali 2020. E sia a sinistra che a destra, con una certa prescia, è già scattata la ridda, anzi la rissa, ma che diciamo rissa, una resa dei conti fra correnti, fronde, partiti, nuovi e vecchi alleati diventati fratelli coltelli.
Così, nel Pd spaventato dall’avanzata dei sovranisti, arrivati a quota 31,4% nel voto delle Europee, a un passo dal 33,3% dei dem, insomma nella Toscana diventata davvero contendibile, l’ipotesi Bonafè sta già raccogliendo consensi. Motivo? La renziana è appena uscita rafforzatissima dalla sfida per Bruxelles. Voluta come capolista da Nicola Zingaretti, è riuscita a strappare il rinnovo da eurodeputata con 168 mila preferenze. Un boom. «Oggi può proporsi come una federatrice, una candidata unitaria capace di pacificare l’ortodossia renziana con i dissidenti e perfino con la sinistra del partito», confida Stefano Bruzzesi, uno degli “eretici” renziani diventati zingarettiani nel segno di Gentiloni. Nessuno potrebbe chiederne lo scalpo al capo del Nazareno dato che è stato lui a indicarla. E non può essere accusata di essere un avatar di Renzi, dato che l’ex premier appoggiava Nicola Danti.
Certo in campo ci sono moltissimi nomi. Ci vorrebbe provare Federico Gelli. L’ex deputato pisano scaricato da Renzi cerca un riscatto. E se Enrico Rossi, che sabato riprenderà la tessera, frena di fronte alla richiesta di Nardella («Piano, prima di decidere pensiamo al programma e a costruire una caolizione»), da neo esponente della sinistra «socialista» del partito potrà fare da supporter a due suoi fedelissimi, Vittorio Bugli e Vincenzo Ceccarelli. Resta in campo Stefania Saccardi, sebbene appannata proprio dalla supplenza di Rossi nella sanità. Nulla è deciso. Ma certo non è un caso che uno come Eugenio Giani, finora decisissimo a scendere in campo, arrivi a dire «prima parliamo di temi, ma mi ha fatto piacere che Simona abbia aperto alle primarie. Di fronte ad una candidatura unitaria e autorevole sarei certo disposto a fare un passo indietro».
Ieri il presidente del consiglio regionale si è visto con Bonafè a Palazzo Panciatichi. Un mini vertice. «Una cosa è chiara - dice Giani - Le Regionali richiedono una figura politica, non civica». Perché fra i dem ci sarebbe anche chi coltiva la voglia di sparigliare. I risultati delle Comunali, con molti sindaci capaci di ribaltare il voto delle Europee anche mimetizzandosi da civici, suggeriscono di aprire a mondi perduti con la débacle renziana.
Ma per ora ad essersi gettati nella rissa sono soprattutto Susanna Ceccardi e gli alleati di centrodestra. La sindaca non ha atteso neppure un giorno da neoeletta a Bruxelles. «Chi ha messo in dubbio la mia leadership si vada a nascondere», ha detto riferendosi a Massimo Mallegni, il senatore forzista che sulla sua candidatura ha addirittura già realizzato il simbolo. «Se lo vuole Matteo, io sono pronta», dice. Ma nel partito e fuori (vedi Giovanni Donzelli e Stefano Mugnai, rispettivamente leader e coordinatore regionali di Fdi e FI), non tutti sono convinti che Ceccardi possa reggere in una regione in cui l’anima rossa tutto sommato palpita ancora.
«In Veneto abbiamo Zaia. Susanna è brava ma ha tutta quell’esperienza?», si chiede un parlamentare della truppa toscana. Per ora fra i sovranos nessuno si azzarda. «Matteo vuole un toscano. E Susanna è la migliore», conferma un uomo della comunicazione. Anche se c’è chi ha notato piccoli segnali di “ribellismo” proprio fra le amazzoni di Susy. C’è, per dire, Elisa Montemagni, la capogruppo in Regione, che a Massarosa ha fatto incetta di preferenze, molte di più di quante lì ne abbia rastrellate la leonessa di Cascina. Ma l’ostilità alla rossa che per prima ha conquistato una roccaforte ai “rossi” ribolle soprattutto fra le truppe della Meloni e del Cav, gloi azzurri dimezzati nei consensi in un anno. E così alla baldanza giovanile della 32 enne ritenuta colpevole delle sconfitte alle amministrative, Mugnai sarebbe pronto ad opporre un sindaco, un esempio di buon governo come l’aretino Alessandro Ghinelli.
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