Se l'immagine diventa credenza mentre si allontana dalla realtà
Tutte le volte che vi sono elezioni, europee, nazionali, locali, mi viene in mente una frase che Tacito, il grande storico romano, pronunciò a proposito di una falsa notizia sull’apparizione di Druso: «In quello stesso periodo l’Asia e l’Acaia furono messe in agitazione dal diffondersi di voci più allarmanti che durevoli; sarebbe stato visto Druso, figlio di Germanico, presso le Cicladi e, poi, sul continente. Si trattava di un giovane di non dissimile età, che alcuni liberti di Cesare pretendevano di riconoscere e che a lui si accompagnavano, per ingannare gli altri, sicché la gente era, in buona fede, attratta dalla fama del nome e per la decisa inclinazione dei Greci alle prospettive di cambiamento e al mirabolante. Fantasticavano, per poi crederci, che, sfuggito ai carcerieri, Druso si stesse portando verso gli eserciti del padre con l’intenzione di invadere l’Egitto e la Siria. Già accorrevano giovani, già una generale simpatia circondava quel giovane inebriato dal presente e da folli speranze, quando riseppe la cosa Poppeo Sabino, il quale, occupato in Macedonia, teneva sotto controllo anche l’Acaia. Quindi, per prevenire i fatti, veri o falsi che fossero, si lascia in fretta alle spalle i golfi di Tolone e di terme e poi l’Eubea, isola dell’Egeo, e il Pireo, sulla costa dell’Attica, supera il litorale di Corinto e la stretta dell’istmo e, nell’altro mare, entra nella colonia romana di Nicopoli. Qui infine apprende che quello, sottoposto a pressanti domande sulla sua identità, aveva detto d’essere figlio di Marco Silano e che, al dileguarsi di molti seguaci, s’era imbarcato, diretto, sembrava, in Italia. Ne fece relazione scritta a Tiberio: noi non siamo riusciti a saperne di più sull’origine e la conclusione di tale episodio” (Tacito, Annali, V.10)».
La frase che ci interessa in latino suona così: fingebant simul credebantque, fantasticavano (immaginavano) e ci credevano. Questa frase piacque a Francesco Bacone e, dopo di lui, a Giambattista Vico che la utilizza più volte. Perché la ricordo oggi? Perché penso che oggi più che mai ciò che si immagina si finisce con il credervi e ciò muove gli uomini, la storia, la politica. Quando nel ’68 a Parigi si gridò: «l’immaginazione al potere», fu una grande ingenuità. L’immaginazione era già al potere da tempo ed esso era in mano a coloro che dovevano essere buttati giù. L’immaginazione era al potere con la pubblicità che spingeva a fare quello che tutti facevano, con l’ideologia che dava una visione del mondo scontata, ovvia, naturale e falsa, con lo spettacolo delle merci, con la filosofia della novità che periodicamente si affacciava sempre diversa per riaffermarsi sempre uguale a se stessa. L’immaginazione è quella che fa credere che gli ebrei sono cattivi, i neri inferiori, le donne stupide, perché ogni loro atto si trasforma in una conferma di ciò a cui si vuol credere. Così è ora con i migranti. Abbiamo bisogno di immaginarceli come terroristi, ladri, delinquenti, pigri, vigliacchi in fuga, comunque un disturbo a quello che immaginiamo essere l’ordinario ordine delle cose, fatto di legalità, decisione, comando, e che invece è lo spostamento e la proiezione nell’altro delle nostre inquietudini e insicurezze. I numeri non contano, i fatti non hanno rilevanza. I migranti assumono l’immagine di un’invasione di extraterrestri. Le loro morti, quelle di bambini, donne, uomini non si vedono neppure perché il mare li ha sepolti. Così l’immaginazione, facoltà meravigliosa che permette agli umani di essere quello che sono, diventa credenza e si afferma come realtà proprio mentre se ne allontana. Anche in queste elezioni i partiti fantasticheranno per crederci e farci credere e su questa base irreale faranno e sfaranno i governi reali. —
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