Il Tirreno

Toscana

Elezioni, Ceccardi: «La foto di Renzi appesa in ufficio per non gasarmi e finire come lui»

Mario Neri
Elezioni, Ceccardi: «La foto di Renzi appesa in ufficio per non gasarmi e finire come lui»

La "leonessa" eurodeputata della Lega: «Votassimo ora per la Regione sarei già presidente. Flop alle comunali? Macché»

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Adesso il difficile è volare basso. «La prima cosa che faccio in Europa è appendere nel mio ufficio una foto di Renzi. Un monito per non fare la stessa fine, e ricordarmi cosa succede se ti monti la testa. Ecco, magari prima partorisco. Non vorrei che a forza di vederlo, l’ansia facesse male alla bimba». Che lei vorrebbe chiamare davvero Kinzica, come Kinzica de’ Sismondi, la giovane che salvò Pisa dall’invasione dei saraceni, una sovranista ante litteram insomma. «Una cosa è certa, è già una guerriera. L’ho sballottata su e giù per l’Italia». In effetti Susanna Ceccardi in tre mesi ha girato Toscana, Lazio, Marche e Umbria col pancione manco fosse una madonna pellegrina. «Quasi 20mila chilometri. Via, facciamo presto che ho dormito tre ore e ho sognato solo seggi, schede, preferenze...». Parla dalla casa di Zambra, frazione di Cascina, la sindaca multitasking della Lega. È appena arrivata la certezza: eletta eurodeputata, 48.105 preferenze, nel centro Italia seconda solo a Salvini . Impegno gravoso, eppure è ancora molte altre cose: consigliera del vicepremier, commissaria toscana e pure candidata governatrice in pectore.

Ma insomma, Ceccardi, mollerà qualcosa?

«Forse la carica da parlamentare Ue è incompatibile col ruolo da consigliera di Salvini. E ho 2 mesi per lasciare il Comune. Ma Cascina tornerà al voto a maggio, con le Regionali. Fino a lì va avanti il vicesindaco. A chi rosica dico: tranquilli, la terremo con le unghie e con i denti».

Nella sua Cascina il Pd è sotto la Lega di 2 punti. Per un pelo la “leonessa” non è in gabbia.

«Eh no, vi ho rovinato il titolo. E rispetto alle Politiche abbiamo guadagnato 10 punti»

In Toscana la Lega è seconda. Niente sorpasso.

«Siamo il primo partito in 7 province su 10. Dietro solo a Firenze, Siena e Livorno. In un anno abbiamo raddoppiato».

Nel cuore economico siete dietro. Come se lo spiega?

«Be’, dove la crisi ha colpito meno... »

Siete il partito della crisi?

«La Lega è il partito delle periferie».

Renzi bruciato in pochi anni, il M5S in uno. Voi quanto durerete?

«Tutto può succedere, dobbiamo fare tesoro dell’esperienza. Ma adesso penso alla foto che mi hanno inviato un amico. Io nel 2011 a Massarosa, con una spada di legno in pugno nella posa di Alberto da Giussano. Eravamo tre gatti, la Lega allo 0,5%, 200 militanti».

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Gliel’ha inviata per invitarla a tenere i piedi per terra?

«E per dirmi guarda dove siamo arrivati. Eravamo ragazzetti sparuti di un partito minuscolo, ora siamo primo partito in Italia e quasi in Toscana. Per questo l’ho postata su Facebook col mio motto gandhiano: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”».

Be’, è tutto da vedere.

«Guardi che con i voti della coalizione siamo davanti. Si votasse adesso per le Regionali io sarei presidente».

Si candiderà pure come governatrice?

«Certo. E chi ha messo in dubbio la mia leadership regionale può rimangiarsi quello che ha detto. Può andare a nascondersi»

Chi?

«Mallegni in primis (il sennatore forzista, ndr). Aspetti... (voce in sottofondo): Andre come siamo andati a Pietrasanta? E Forza Italia? Eccomi: Lega al 36%, FI al 6%. Faccia lei».

Sui candidati sindaci avete litigato molto. Esisterà ancora il centrodestra?

«Il sogno di conquistare la Toscana è troppo più grande delle piccole divisioni correntizie. E poi se Fi e Fdi andassero da soli sparirebbero».

Quindi l’effetto Zorro non c’è stato?

«Macché, gli striscioni, ma via. Forse c’è stato un effetto Rossi e Zingaretti. Con loro un pezzo di popolo è rientrato».

Nei Comuni non sfondate. Perché? Il Pd garantisce competenze che vi mancano?

«Mah, io penso che al primo turno la Lega non avesse mai vinto Montecatini e Capannori. In molte città siamo ai ballottaggi. Non mi pare male. A Livorno il ballottaggio è storico».

A Firenze avete fatto flop

«Auguro al Pd tante vittorie come quelle di oggi (ride). E ai ballottaggi siamo quasi sempre stati dietro. Il Pd ha riacciuffato consensi di Mdp e M5s. Ora dove prenderà i voti per vincere?».

Pure a Pisa siete sotto. Governare logora?

«Ma no, io incontro la gente e mi dice che Conti sta lavorando bene. Se tornassimo al voto, al ballottaggio rivinceremmo».

A Stazzema, paese dell’eccidio nazista, avete il 45%. Metafora di una Toscana virata di destra?

«Non ci sono più le vecchie categorie, destra-sinistra. La sinistra politicizza la storia, la Resistenza e la memoria di chi è morto per la libertà delPaese. E a me questo Pd fa schifo, ha provato a farlo anche sulla mia pelle: mio zio era un partigiano apuano ed è stato ucciso dai fascisti. Ridicoli».

In passato ha aperto ad un asse con i grillini. Ora?

«Non vedo male ideologicamente i 5Stelle, la spinta innovatrice, l’idea della democrazia diretta mi piacciono. Ma gli attacchi di questi mesi mi hanno sdubbiato»

È fra i leghisti più votati alle Europee. Galvanizzata?

«In tutta la nottata non ho mai provato l’esaltazione vissuta nel 2011, quando con 148 preferenze portai la Lega per la prima volta in consiglio comunale. Però ringrazio tutti per le 30mila preferenze in Toscana, 48mila in totale».

La renziana Bonafè ne ha prese 168mila.

«Ma che c’entra, lei era capolista. Deve misurarsi con Salvini. E in provincia di Pisa l’ho doppiata. Io festeggio alla grande. Un amico mi ha inviato un messaggio: “Susanna, se me lo permetti, paragonerei il tuo percorso politico al ciclo vitale della lepidoptera: 2011, consigliera a Cascina, uovo; 2015, solo per un caso di omonimia con Salvini di un politico locale non hai fatto il salto in Regione, bruco; 2016, a soli 29 anni sindaco, crisalide; 2019, eurodeputata, farfalla».

Merito di Salvini?

«Matteo ha creduto in me, è stato l’esempio. Nel 2013, durante un raduno giovanile sul Monviso alle sorgenti del Po’, intorno a un falò ci disse: sì certo, conta la bravura, ma la dote più importante per chi vuole fare politica è la costanza. E io non mollo. Sarà dura, comporterà sacrifici, ma son pronta a ripartire».

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