La Toscana al bivio: alle urne 189 comuni, il 69% del territorio
Sono in ballo tre capoluoghi e gli equilibri politici in vista delle Regionali 2020
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Firenze e Prato, il cuore della Toscana che il Pd proverà a difendere e Salvini vuole come ultimo scalpo di una campagna espansionista cominciata tre anni fa a Cascina. Livorno, il primo vero test di governo per i Cinquestelle o una frontiera per una possibile riconquista a sinistra. Poi due roccaforti rosse a rischio, Piombino e Pontedera, con i dem accerchiati nel golfo dell’acciaio e assillati dall’idea di dover cedere le anime operaie ad un cuore nero, quello di candidati di Fratelli d’Italia.
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Trentacinque centri sopra i 15 mila abitanti e tante piccole tessere in bilico. Dovremmo guardare questa mappa come un mosaico in costruzione. Da domani molti di quei colori potrebbero diventare il loro rovescio e trasformare la geografia politica della Toscana. Da stamani alle 7 e fino alle 23, 189 Comuni su 273 della regione e 1,8 milioni di persone vanno al voto per rinnovare i consigli comunali. E la terra che conosciamo oggi non sarà quella di domani. Le amministrative, seppur legate a dinamiche locali, scatteranno la prima fotografia reale della Toscana in vista delle Regionali 2020.
Dal Pd sono vissute come un’ultima chiamata: il voto potrebbe scavare un fossato ancor più profondo fra un popolo smarrito e una casa politica irriconoscibile dopo la debacle renziana o innescare una prima, timida, rimonta nel segno di Zingaretti. Per la Lega saranno un test decisivo, anche per scoprire il peso della variabile “Z”, l’effetto Zorro, cioè il clima generato dalle contestazioni a Matteo Salvini montato in queste ultime settimane . I sovranisti misurano la loro capacità di radicamento nelle burocrazie del 69% del territorio regionale dove finora ha tenuto il «sistema Rossi», il chiodo fisso nella scaletta dei comizi del ministro. Perché sì, il governatore è stato l’avversario numero uno del Capitano.
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Lui, non Renzi, non Nardella, non Nogarin. Per Salvini le città sono la porta girevole per la Toscana. Qui le sue truppe puntano tutto su Susanna Ceccardi, la pupilla in corsa per le Europee ma anche la regista di tutte le mosse del centrodestra. E se fallisse, se nessuno dei capoluoghi finisse alla Lega, la sua leadership si offuscherebbe. Senza contare che nel M5S, fuori da Livorno debole quasi ovunque per la mancanza di radicamento, dopo mesi passati a veder rosicchiati i consensi proprio dall’alleato di governo diventato un Capitan-Ugolino, potrebbe scattare un desiderio di vendetta, da gustare fredda ai ballottaggi stringendo un tacito patto di non belligeranza col Pd.
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