Il Tirreno

Toscana

Capraia laboratorio anti inquinamento: dal mangia-plastica all’energia pulita

Federico Lazzotti
Capraia laboratorio anti inquinamento: dal mangia-plastica all’energia pulita

Sull’isola sono già in funzione diversi accorgimenti ecologici: studiosi a convegno per avvicinarsi alla meta ”impatto zero”  

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CAPRAIA ISOLA. Lo chiamano “l’uomo delle schiume”, ma a Fabrizio Zago, 66 anni, esperto di inquinamento da micro particelle di silicone e consulente per grandi marchi, piace più la definizione di “chimico ribelle”. Quando prende la parola, mentre dalla prua della nave Liburna si intravede il profilo dell’isola di Capraia, racconta una favola che somiglia a una allegoria. «Un giorno – spiega – sono entrato nella bottega dei desideri e mi è stato concesso di esprimerne uno. Ho risposto che avrei voluto far scomparire l’inquinamento dalla faccia della terra. L’uomo dei desideri è andato sul retro ed è tornato con in mano un pugno di semi».

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È sbarcando dal traghetto e camminando tra il porto e il paese, in un viaggio tra presente e futuro dell’isola laboratorio, che si comprende come i primi frutti di questa semina rivoluzionaria siano in parte già sbocciati. «La nostra idea parte dal basso, dai cittadini e mira in alto, per diventare un faro, un modello per illuminare tutto il Mediterraneo attraverso un’economia pulita e circolare», spiega Sofia Mannelli, presidente di Chimica verde e anima del progetto Smart Island.

Lungo uno dei pontili dove vengono ormeggiate le imbarcazioni, un paio di mesi fa è stato installato, a pelo d’acqua, una specie di canestro – si chiama Seabin – che mangia microplastiche. «All’interno c’è una pompa che crea un flusso d’acqua nel contenitore portando con sé i rifiuti galleggianti e i detriti – spiegano gli addetti – quando è pieno lo svuotiamo, dall’istallazione ogni settimana abbiamo raccolto circa due chili di rifiuti». Davanti alla sede del Diving center, è parcheggiato uno degli scooter elettrici che la Regione Toscana ha fornito ai residenti che hanno fatto domanda. «Più avanti – spiega Franco Di Meglio uno dei proprietari – c’è una colonnina dove ricaricare la batteria, all’inizio l’autonomia era di ottanta chilometri ora diciamo una ventina».

Giorgio Romano, pescatore, è appena rientrato in porto a bordo del suo peschereccio e mostra una delle nuove cassette biodegradabili che a breve sostituiranno quelle in polistirolo. «Costano il triplo delle altre ma sono un investimento per l’ambiente», ammette. Salendo verso il castello ecco il dissalatore che dal 2004 ha reso l’isola autonoma dal punto di vista idrico. «Prima dovevamo aspettare la bettolina e spesso l’isola restava senz’acqua», ricorda la sindaca Marida Bessi. Ma per vedere negli occhi il sogno di domani è necessario lasciare la strada battuta e arrivare fino alla sala ipogea dove per tre giorni una settantina tra amministratori, esperti, ricercatori e studenti si sono dati appuntamento per Capraia Smart Island.

Un laboratorio su quattro grandi temi: l’acqua, l’energia, l’agricoltura e l’inquinamento che – se venissero realizzati – potrebbero in poco tempo trasformare ancora di più l’isola. A cominciare dall’idea – il progetto si chiama Marea e lo ha elaborato Asa con il Comune – di installare tre fontanelle d’acqua tra il porto e il paese. «In questo modo – spiega Nicola Ceravolo, presidente della società idrica – possiamo ridurre l’uso della plastica». Se questa è la ricetta per la terra ferma, una possibile soluzione per fare lo stesso in mare l’ha elaborata sul modello toscano la deputata di Liberi e uguali Rossella Muroni, prima firmataria del disegno di legge “Fishing for litter” che permetterà ai pescatori di trasformarsi in spazzini del mare senza pagare lo smaltimento dei rifiuti.

Per l’agricoltura, invece, c’è un progetto dell’Università di Firenze per ripristinare nelle due aziende agricole dell’isola i vecchi muretti a secco abbandonati 35 anni fa dopo la chiusura del carcere. La vera incognita sembra essere quella dell’autonomia energetica rispetto alla centrale Biodisel che fino ad oggi ha dato la luce ai circa 400 residenti. «Il decreto sulle isole minori – fa notare Dario Barbuti, ceo di Wolman, società che produce pannelli fotovoltaici per Ikea Italia – andrebbe rivisto». Troppe limitazioni e poca convenienza, forse. «A Capraia basterebbe individuare un terreno delle dimensioni di un campo di calcio per installare pannelli che darebbero all’isola almeno il 90% di autonomia energetica». Perché a volte seminando possono nascere anche nuove forme di fiori.

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