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Smonta e rimonta, al gommista basta la mano destra - Video

Tommaso Silvi
Smonta e rimonta, al gommista basta la mano destra - Video

Cascina: Federico Santerini, 41 anni, è nato senza la sinistra, ma nella sua officina di Navacchio non si pone limiti

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CASCINA. «Le persone si pongono dei limiti che esistono solo nella loro mente. Ma l’uomo è capace di tutto, anche dell’impossibile. Guarda qua...». Con la mano destra prima prende e poi monta uno pneumatico a un’auto sul ponte, nella sua officina, con estrema naturalezza. «Faccio questo lavoro da quando ho 16 anni, ormai vado in automatico», racconta Federico Santerini, 41 anni, senza la mano sinistra dalla nascita. «Non ne sento la mancanza, perché non ce l’ho mai avuta. E la mia vita è stata comunque piena di emozioni, ho fatto di tutto, senza pormi limiti», continua. Passeggiate - e addirittura evoluzioni acrobatiche - a cavallo, viaggi in moto, motocross. Federico ha la determinazione nel sangue. E il nero delle gomme sulla maglietta. Perché nella vita fa il gommista. È titolare della Federico Pneumatici, a Navacchio, in provincia di Pisa.

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«Ho iniziato da ragazzino, mia mamma aveva un distributore di benzina, mi occupavo del reparto pneumatici, lo stesso lavoro che ha sempre fatto anche mio padre - dice Federico - ogni segreto del mestiere l’ho imparato da lui». Parla e lavora alle ruote delle auto, racconta la sua storia e stringe i dadi dei cerchioni. Il lavoro non manca. «Ho dovuto assumere anche un dipendente, perché fortunatamente sono molte le persone che si servono da me», spiega ancora il gommista di Navacchio. Più forte dei pregiudizi e delle apparenze, Federico negli anni ha saputo guadagnarsi la fiducia della gente. Anche se, quando arrivano nuovi clienti, lo stupore iniziale è evidente. «Li vedo, spesso vengono camionisti di passaggio. Quando si accorgono che mi manca una mano fanno finta di niente, ma mi osservano per capire come faccio a fare tutto solo con la mano destra». Ride Federico, che ha scelto di affrontare la vita con la faccia tosta di chi non ha alcuna intenzione di mollare. Mai, per alcun motivo. «Alzo con un braccio anche le ruote dei trattori, che pesano diverse centinaia di chili. Ho sviluppato una forza importante sul braccio destro - prosegue - riesco a farci di tutto».

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La storia di Federico insegna che molto passa dalla testa. Da ciò che si pensa, dagli obiettivi che ci poniamo, da quanto crediamo in ciò che facciamo. Federico ha sempre creduto di fare il gommista, non ha mai minimamente pensato a lasciar perdere, a farsi sconfiggere dal destino. Anzi. «Con tutte le cose che faccio, dalla moto all’equitazione, il mio lavoro è la meno pericolosa in assoluto», dice con leggerezza e spensieratezza. Prima di tornare serio e di spiegare perché vuole che la sua storia si diffonda il più possibile. «Perché in un mondo in cui tutti si fanno un sacco di problemi, sono spesso tristi e col morale a terra, vorrei che la gente capisse che niente può scalfire la voglia di vivere e di mettersi alla prova, sempre e in ogni situazione».

E c’è un episodio che Federico ci tiene a raccontare per descrivere come un esempio positivo può risultare determinante nei confronti degli altri: «Una volta, durante una gita a cavallo, conobbi un signore che aveva perso l’uso di una mano in seguito a un brutto incidente stradale. Era molto triste e giù di morale, abbattuto per quello che gli era successo e convinto che la sua vita non sarebbe stata più la stessa. Iniziai a fare delle evoluzioni a cavallo sotto i suoi occhi – racconta Federico Santerini – poi lo guardai negli occhi e gli dissi che niente è in grado di rovinare la vita, tutto si combatte. E che senza una mano si può comunque vivere una vita splendida, piena di gioie e di emozioni. Mi accorsi che in lui si accese una luce, mi ringraziò di cuore per l’insegnamento che aveva tratto da quelle poche ore insieme. Poi non l’ho più visto, spero che oggi sia una persona felice».

I clienti vanno e vengono nell’officina di Federico, che non sta un attimo fermo. Saltella da un’auto all’altra, da un lavoro all’altro con la scioltezza di chi, quelle mosse, le compie da sempre. «È il mio lavoro, il mio quotidiano. Io in officina sto bene, mi diverto. E quando qualcuno si stupisce vedendomi lavorare sono felice. Perché si sta accorgendo di quanto tutti siamo in grado di fare cose straordinarie. Basta crederci». —


 

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