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«Con questa puntura almeno ora sua madre sta buona»
I figlio di Marcella Ferri, 87 anni, morta dopo l’ intervento all’anca Per questo caso l’imputata è stata assolta «ma credo di aver acceso la miccia dell’indagine»
PIOMBINO. «Io non mi potrò mai scordare quella scena, Fausta Bonino che iniettava nel braccio di mia madre un liquido trasparente, prima di dirmi quasi con spregio: “Almeno così sta buona”».
Francesco Valli, 66 anni, pensionato, noto nel mondo del calcio piombinese, è il figlio di Marcella Ferri, che morì a 87 anni nell’agosto del 2015.
L’anziana era stata operata all’anca, ma ormai era prossima alle dimissioni dall’ospedale. «L’operazione era andata bene ed era tranquilla – ricorda Valli – Dopo quell’iniezione l’infermiera quasi mi buttò fuori. Andai a casa, poco dopo mi richiamarono per dirmi che mamma era morta».
Anche le ore successive all’arresto di Bonino furono drammatiche per le famiglie coinvolte: Valli non fu avvisato né dall’Asl né dai carabinieri, fu il figlio che vive e lavora in Spagna a sapere la notizia leggendola sul sito web del Tirreno e ad avvertire il padre.
Il caso della morte di Marcella Ferri non è entrato tra quelli imputati a Fausta Bonino, perché nelle analisi successive non vennero riscontrati eventi emorragici nel memoriale clinico.
«Ma io credo di aver acceso la miccia dell’indagine – dice Valli – perché presentai un reclamo, non per il fatto che in quel momento sospettassi qualcosa di strano, ma per l’atteggiamento di quella donna, che le ficcò con violenza l’ago nel braccio. Io non lo sapevo ma già c’era un’indagine in corso».
Da lì dunque con molta probabilità l’inchiesta prese una strada precisa. «Io non so cosa le iniettò in vena – prosegue Valli – ma solo che salutai mamma e poi non ci ho potuto parlare più, mai più». Marcella Ferri infatti morì un’ora dopo che il figlio aveva lasciato Villamarina.
Rispetto alla condanna Valli rivela di «non aver gioito, perché non c’è nulla da festeggiare. Quattro casi accertati, tutti gli altri no... Certo in me rimane il ricordo di quell’iniezione e soprattutto del fatto che l’infermiera ha sempre negato con gli inquirenti di avergliela fatta. Ma io l’ho vista con i miei occhi». —
Cristiano Lozito
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