Il Tirreno

Toscana

La telefonata del pedofilo geloso fa scoprire la famiglia dell'orrore

Pietro Barghigiani
La telefonata del pedofilo geloso fa scoprire la famiglia dell'orrore

Così è venuta alla luce la storia della 13enne venduta dai genitori a due adulti in cambio di cene e ricariche telefoniche.  Chiesto il rinvio a giudizio per un 68enne e un 55enne. Il primo, non più invitato e ingelosito, ha fatto un passo falso e si è tradito dando il via all'indagine

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PISA. La gelosia per essere stato sostituito da un altro in un ménage pedofilo che andava avanti da anni. È la rabbia per un’esclusione a far partire un’indagine che alza il velo su una situazione familiare in cui una ragazzina di 13 anni parlando di due adulti li definisce «i miei fidanzati»..

Ora per quei due la Procura di Firenze - il pm Eligio Paolini della Dda - chiede il processo per violenza sessuale aggravata. Stessa richiesta anche per i genitori a cui viene contestata la violenza sessuale per induzione in concorso e la prostituzione minorile. Un viaggio in un abisso di perversioni quello compiuto dagli investigatori che non si sono trovati una coppia combattiva nel respingere le accuse. Anzi. Nel corso degli interrogatori i genitori dell’allora minorenne, con un importante deficit mentale, hanno sostanzialmente ammesso gli incontri tra i due “amici” di famiglia e la loro figlia. Una ragazza della cui fragilità si sono approfittati almeno due adulti con la tolleranza di mamma e papà.

Per l’accusa bastava pagare qualche cena, saldare la spesa al supermercato o coprire i costi di ricariche telefoniche e di qualche regalo è la bimba era a disposizione delle voglie dei due. Ma non in contemporanea. Le relazioni sono state distinte.

La storia si svolge nel Pisano e risale almeno al 2013, anche se viene fuori nel 2015. I genitori (omettiamo i nomi per tutelare la figlia, ndr) hanno intorno ai 50 anni. I due presunti pedofili sono più grandi. Uno, quello geloso da cui tutto è partito e che abita sul litorale pisano, ha 68 anni. L’altro, originario del sud e residente a Brescia, di anni ne ha 55 anni. Genitori e ultimo “fidanzato” furono anche arrestati e messo ai domiciliari. Il 68enne no, perché i fatti erano troppo in là nel tempo. Ora sono tutti liberi.

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L’inchiesta nasce quando il pisano un giorno decide di telefonare ai carabinieri per denunciare i genitori che “vendono” la figlia. Una chiamata anonima, ma puntuale nei contenuti. Conosce i dettagli l’uomo che, infuriato per essere stato messo alla porta, ora spiffera agli investigatori cosa succede nella casa che aveva frequentato per anni facendo ciò di cui ora accusa il nuovo arrivato. Ce l’ha con la coppia e con l’amico, il bresciano. Ha preso il suo posto. Un giorno va casa della ragazza e fuori trova il rivale. Litigano. I genitori allora decidono di denunciare il 68enne.

A quel punto i carabinieri capiscono che in quella famiglia ci sono dei problemi. Girano tutto alla Procura che assegna alla squadra mobile diretta da Rita Sverdigliozzi gli approfondimenti affidati alla sezione specializzata per quel tipo di reato. La ragazza viene sentita in modalità protetta. Nella sua spontaneità senza filtri racconta di sesso, incontri, regali. Tutto vissuto con i suoi “fidanzati”.

I genitori non negano le frequentazioni. Una sostanziale ammissione dei fatti che sorprende e turba gli stessi inquirenti. Lei disoccupata, lui con una pensione di invalidità. Le indagini fanno emergere un degrado più morale che economico. Quasi fosse naturale per la coppia accogliere in casa persone che, in cambio di piccoli favori, di cui peraltro la famiglia non aveva bisogno, si appartavano con una ragazzina per consumare rapporti completi. Ieri nell’udienza davanti al gip è stato affidato un incarico a un psicologo per stabilire la capacità di stare in giudizio dei genitori.

Quando furono arrestati la figlia venne portata in una casa famiglia e ora, da maggiorenne, vive da una parente. Negli anni si sono visti più volte, ma non hanno più vissuto insieme. Lei non ha capito che quei giochi con gli sconosciuti accolti in casa da mamma e papà adesso possono significare un processo. Non sa che i suoi genitori si facevano pagare per soddisfare gli appetiti sessuali di chi poteva essere suo nonno. —

 

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