Il presidio
Rossi firma il licenziamento di Monica Calamai
Siglato il decreto di revoca dell’incarico alla super dirigente M5S reclama il dibattito in aula Fdi annuncia una mozione di sfiducia del centrodestra
firenze. Fratelli d’Italia sono pronti a usare il “caso Sanità” - il licenziamento (in tronco) della super dirigente Monica Calamai - per presentare una mozione di sfiducia in consiglio regionale contro il governatore Enrico Rossi. ll governatore non sembra preoccuparsi dell’annuncio. Poco dopo le 19,20 di ieri conferma quello che aveva anticipato il giorno avanti: nel pomeriggio ha firmato il decreto di revoca dell’incarico da super direttore della sanità regionale a Monica Calamai e la prossima settimana la sostituirà con Carlo Tomassini , già direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria pisana. Figurarsi, quindi, se lo spaventa andare a riferire in aula (come chiede M5S) le ragioni di questa scelta.
Forse piacerebbe conoscerle anche a Monica Calamai che le ha apprese per telefono, mercoledì pomeriggio, mentre era in auto. Quando la notizia era già stata diffusa alla stampa. Un’accelerazione del suo divorzio dalla Toscana, previsto per giugno: Monica Calamai, infatti, non avrebbe fatto mistero di aver intenzione di proseguiree la sua carriera da manager della sanità in Lazio, nella squadra di Nicola Zingaretti, attuale segretario del Pd. E per questo avrebbe chiesto un aiuto (e referenze) oltre che a Rossi anche a Federico Gelli, l’ex parlamentare pisano che del Pd è stato referente nazionale della Sanità.
Allora perché all’improvviso questo licenziamento da parte di Rossi? «Noi non ce la beviamo. Vogliamo chiarezza sul caso Calamai. Non è possibile che la direttrice di un dipartimento così importante, nominata appena un anno fa, venga mandata via ora che manca un anno alla fine della legislatura. Il presidente Rossi venga a riferire in aula». Questa è la risposta del consigliere regionale a Cinque stelle Andrea Quartini. Altro che decisioni prese in base alla volontà di Calamai di accettare un incarico fuori regione. La spiegazione di Rossi non regge.«Ci devono essere ragioni più profonde che lo hanno spinto a licenziare Monica Calamai» insiste Quartini Che ipotizza: «Forse ci sono motivi di carattere politico. Forse anche al Pd toscano non andava più così bene Monica Calamai. E comunque non è la prima volta che Rossi prende decisioni così repentine. La direttrice di Arpat Maria Sargentini e il dirigente regionale Fabio Zita hanno ricevuto lo stesso trattamento in passato». La tesi del fulmine a ciel sereno non tiene neanche per il presidente della Commissione sanità Stefano Scaramelli (Pd). Il licenziamento di Monica Calamai era nell'aria. «Forse Rossi aspettava il casus belli e lo ha trovato nella legge che aumentava gli stipendi ad alcuni membri dello staff di Calamai. La mia commissione quella legge l'ha bocciata e io l'avevo detto che avrei votato contro». Ma Scaramelli nega di avere avuto un ruolo nell'allontanamento di Monica Calamai: «Lasciamo polemiche e meriti da parte. Ora è tempo di cogliere l'occasione per rafforzare l'assessorato alla Salute non con una donna o con un uomo solo al comando, ma con un gruppo di professionisti che del dialogo e della conoscenza dei territori e delle Asla facciano la ragione del loro agire a supporto del lavoro dell’assessora Saccardi».
Ma Paolo Marcheschi (FdI) proporrà ai capigruppo del centrodestra in consiglio regionale di presentare una mozione congiunta di sfiducia a Rossi perché vede il «siluramento di Monica Calamai come l'ennesimo tentativo di recuperare l'inesorabile caduta della sanità toscana». —
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