Lega a "Tolleranza zero": "Case popolari da assegnare a chi supera il test di lingua italiana"
Il Carroccio presenta una proposta di legge di riforma delle regole sugli alloggi pubblici. «E più soldi ai sindaci che privilegiano i connazionali»
FIRENZE. Test di lingua italiana per l’accesso alle case popolari. Nei volantini è all’ultimo punto, schiacciato da quel “Tolleranza zero” scritto a caratteri cubitali e dalle immagini con gli omini stilizzati dediti a furti, spaccio, rapine e truffe e agli imperativi da campagna elettorale come «sgomberare i campi rom» e le «occupazioni abusive», «contrastare l’abusivismo» e il generico «alloggi prima agli italiani». Ma è forse il nodo più spinoso della proposta di legge con cui Susanna Ceccardi e il gruppo della Lega in consiglio regionale proveranno già nei prossimi mesi a lanciare l’assalto al governo della Toscana. Un testo che punta a costituire un’intesa con i sindaci che si impegneranno a varare delibere e regolamenti in linea col programma del partito di Salvini in cambio di maggiori fondi per sicurezza, edilizia pubblica, rifiuti e controllo della legalità. . Un progetto per ora poco più che un libro dei sogni se non fosse appunto che contiene anche il progetto di revisione - l’ennesimo - della legge regionale sull’assegnazione degli alloggi Erp. L’idea è quella di inserire fra i requisiti richiesti a chi fa domanda anche la conoscenza della lingua italiana. «Non è un test che determinerebbe l’esclusione delle graduatorie - spiega la commissaria regionale del Carroccio - ma che attribuisce un punteggio a chi dimostra di padroneggiare la lingua italiana. Con un livello B1 si riceve 1 punto, sopra quella soglia 2 punti. Ovvio, non è che se sei laureato in letteratura ti diamo una villa», sorride la consigliera del vicepremier, che prova così a disinnescare la riforma approvata quattro mesi fa dal Pd in un gioco al rialzo sul tasso di sovranismo in salsa toscana che sembra voler tagliar fuori dal sistema dell’edilizia pubblica gli stranieri.
In fondo, già i dem furono stati accusati dalla sinistra - anche interna al partito - di aver applicato una logica “sovranista” proprio con l’introduzione della “scala mobile” della toscanità, un sistema di attribuzione di punteggi crescenti a chi dimostrerà di essere residente in regione da più anni (2 punti a chi lo è da 10 anni, 3 a chi lo è da 15, 4 a chi lo è da 20) che il sindaco Dario Nardella avrebbe voluto perfino in una versione più strong, preoccupato proprio della sfida in vista con i leghisti alle amministrative. Adesso Ceccardi, insieme alla capogruppo Elisa Montemagni e al consigliere Jacopo Alberti, rilancia e propone di fissare un nuovo paletto. Convinta che il sistema dei punteggi possa evitare alla Lega eventuali ricorsi per incostituzionalità.
«A parità di bisogni dobbiamo preferire chi ha più possibilità di integrarsi», dice ammettendo di aver preso ispirazione dal sindaco newyorkese Rudolph Giuliani e da Salvini. «Il test di italiano è stato introdotto anche dal decreto sicurezza. Oggi per prendere la cittadinanza gli stranieri devono avere un certificato che attesti un livello B2». Non solo. «Dopo anni di immobilismo della Toscana, di Rossi - chiude - ed anzi di misure varate soltanto a favore dell'immigrazione clandestina, la Lega cambia passo. E chiede ai sindaci di firmare un’intesa che li impegni sgomberare i campi nomadi di assegnare le case popolari prima gli italiani, di sgomberare le occupazioni abusive, di valorizzare il patrimonio pubblico, di contrastare l'abusivismo commerciale. Con questo protocollo, si apre la strada ad una via preferenziale per i finanziamenti per la sicurezza». —
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