Il Tirreno

Toscana

Arriva al cimitero e la tomba è vuota: fratello e sorella si litigano le ceneri della madre

Stefano Taglione
Un cimitero (foto archivio)
◗
Un cimitero (foto archivio)

Livorno, salma contesa a 47 anni dal decesso della madre. La sorella presenta una denuncia: «Azione a mia insaputa»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Fa cremare la mamma morta 47 anni fa ed espone le sue ceneri in un’autofficina. Il tutto dopo aver firmato un’autocertificazione falsa all’insaputa della sorella, che con i fiori in mano si è presentata al cimitero trovando la tomba vuota. Pardon: svuotata della salma. Non trattiene le lacrime Antonella – il nome è di fantasia: lei è una donna livornese di 63 anni, orfana da quando ne aveva 17 – ogni volta che combatte contro i servizi cimiteriali del Comune di Livorno. «Come avete potuto permettergli di rubare mia madre?», chiede con insistenza agli ufficiali di Stato civile, che oltre a ritenere suo fratello l’unico erede hanno anche accettato un presunto testamento spuntato fuori dopo quasi mezzo secolo, molto probabilmente falso. Così – stanca delle risposte vaghe e dei continui silenzi – va a denunciare tutto ai carabinieri. Mentre suo fratello, che abita a Massarosa, dall’aprile del 2017 – quando c’è stata l’estumulazione con l’affidamento delle ceneri – conserva i resti della mamma nella sua officina meccanica di Viareggio.

La vicenda è riportata nella querela che la signora ha presentato il 24 novembre ai carabinieri della stazione di Livorno Centro. Secondo quanto ricostruito suo fratello – di due anni più piccolo di lei – avrebbe depositato dopo 45 anni (il decesso risale al 5 ottobre del 1971, mentre la prima richiesta è del 15 maggio 2016) un «testamento olografo», spiegando di essere «l’unico familiare più prossimo alla defunta».

Ma non era vero, visto che Antonella aveva i suoi stessi diritti. La mamma “contesa” – morta a 34 anni mentre viaggiava in motorino, dopo essere stata investita da un’auto da corsa in via Salvatore Orlando, a Livorno – secondo le ultime volontà, emerse da un foglio A4, avrebbe voluto essere cremata. Peccato che il testamento, che la figlia ritiene falso, arrivi con 46 anni di ritardo: il 15 maggio 2016,secondo la data della richiesta presentata dal fratello meccanico. «Chiedo ai miei familiari – si legge sul foglio strappato da un quaderno ad anelli – di essere cremata dopo la mia morte e di custodire le mie ceneri in famiglia». La lettera è datata 15 febbraio 1968 e sembra scritta con una penna Bic.

La donna l’avrebbe firmata di suo pugno a 31 anni, in giovane età. Tre anni prima della tragica scomparsa. «Ma quella non era la sua calligrafia – sostiene la figlia – e poi, se proprio vogliamo essere precisi, a quell’epoca neanche esistevano i quaderni ad anelli. È un falso: come è possibile che i servizi cimiteriali abbiano permesso tutto ciò? Fra l’altro quel foglio non è nemmeno ingiallito. È nuovo, eppure sarebbe stato scritto negli anni Sessanta. Chi doveva controllare, non lo ha fatto».

Il testamento, dunque, sarebbe un falso troppo palese per essere preso sul serio secondo la figlia che si è rivolta a un avvocato, inviando al fratello diverse raccomandate prima di sporgere querela ai carabinieri livornesi. Una denuncia, purtroppo, presentata quando ormai la mamma era stata cremata. Solo che Antonella se n’è accorta dopo mesi: «Sono dovuta rimanere accanto a mio figlio per parecchio tempo, mentre era ricoverato in un ospedale fuori Livorno a causa di un grave incidente», spiega per giustificare il ritardo nella querela.

Il Comune – sottolinea la dirigente dei servizi cimiteriali, Senia Bacci Graziani – dopo aver appreso della denuncia ha avviato degli accertamenti interni. Riservandosi di «prendere provvedimenti». Al momento tutto è in mano all’autorità giudiziaria: sicuramente da parte dell’ente pubblico non ci sarebbe stato un accurato controllo. Verifiche che comunque verrebbero effettuate «solo a campione». «Mi devono spiegare una volta per tutte come hanno fatto a fidarsi di una persona che ha presentato un’autocertificazione palesemente falsa – protesta Antonella – perché così facendo hanno consentito che venisse rubata mia madre, facendo esercitare dei diritti da chi non li aveva».

La donna – che non vedeva il fratello dal 1971, visto che dopo la disgrazia fu affidato agli zii e si sono persi di vista – lo ha incontrato proprio nell’officina dove sono custodite le ceneri, a Viareggio. «Mi ha proposto di prenderle ogni tanto per portarle a casa – dice Antonella – ma la mamma mica è un pacco postale». Fra l’altro, nella dichiarazione presentata ai servizi cimiteriali, l’uomo si impegna a custodire l’urna «sigillata e con i dati identificativi» proprio nell’autofficina. In mezzo alle auto. Dopo averla fatta cremare con un’autocertificazione su cui sono in corso accertamenti, all’insaputa della sorella. Che non vedeva da mezzo secolo e che, tranne quando si è dovuta prendere cura del figlio ferito, ogni settimana - e con amore - assicura - abbelliva la tomba della mamma con i fiori. —




 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web