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Otto cavalli morti in 4 giorni Autopsia per chiarire le cause
Erano in un centro di recupero per animali sequestrati dalla magistratura Il gestore: «Non abbiamo avuto minacce ma non avevano alcun sintomo»
VOLTERRA. Otto cavalli morti in quattro giorni per cause misteriose. Una strage su cui aleggia l’ombra dell’atto doloso sui terreni di Tignano, tra le colline del Volterrano e quelle di Casole d’Elsa. È qui che si trova il quartier generale della Ihp, acronimo di Italian Horse Protection, l’associazione che gestisce un centro di recupero per cavalli oggetto di sequestri della magistratura dovuti a maltrattamenti e abbandoni. Negli anni, i tanti volontari della onlus, che arrivano da tutta Italia e anche dall’Europa, hanno denunciato tantissime persone proprio per abusi sugli equini. Ed è questo il tarlo che gira nella testa del presidente, Sonny Richichi: «Non abbiamo mai ricevuto minacce. Ma è altrettanto vero che abbiamo svolto tantissime investigazioni in Italia su casi in cui i cavalli erano al centro di maltrattamenti».
Prima della strage erano cinquantotto i cavalli presenti al centro di recupero, la cui sede è stata trasferita da Montaione a Tignano alla fine di dicembre. Poco tempo per avviare l’attività nella nuova struttura e, nei primi giorni di gennaio, l’inizio del caso. «Animali sani, senza manifestare alcun sintomo, sono improvvisamente crollati a terra, perdendo la vita in pochissimi minuti. In alcuni casi i cavalli si sono accasciati e sono morti di fronte a noi o ai nostri collaboratori», raccontano dall’associazione che solo ora ha reso noti questi episodi. «Il riserbo era necessario per non interferire con le prime indagini – proseguono i volontari della onlus – portate avanti dalle autorità a cui l’associazione si è rivolta immediatamente, nell’eventualità che si trattasse di avvelenamento volontario».
Subito dopo la morte degli animali sono state effettuate le autopsie. Campioni sono stati inviati a un laboratorio analisi dell’Università di Bologna e all’istituto zooprofilattico della città emiliana. Ma il risultato ottenuto finora non ha tolto i dubbi che qualcuno possa aver ucciso i cavalli. «Per ora sono state escluse cause virali o batteriche – dice ancora Richichi – È stata, quindi, un’intossicazione. Ma non sappiamo ancora la sostanza che ha provocato le morti. L’idea che abbiamo è che abbiano mangiato qualcosa di strano mentre erano al pascolo. Ma i cavalli morti erano in branchi diversi e anche gli altri animali avrebbero dovuto subire la stessa conseguenza. Invece sono ancora vivi». I cavalli del centro di recupero erano abituati, infatti, a pascolare allo stato brado per ventiquattro ore al giorno. Ma da quando sono avvenuti i decessi sono state prese precauzioni: pascolo solo per alcune ore solo di giorno e in recinti, mentre la notte tutti chiusi nelle stalle sotto il massimo controllo. Anche sul fronte dell’alimentazione sono stati messi in pratica accorgimenti per non correre rischi inutili.
In queste settimane, poi, vari esperti hanno analizzato minuziosamente terreni, piante, alghe e falde acquifere presenti nei terreni per verificare la presenza di sostanze tossiche. Non è stato riscontrato nulla di inusuale o potenzialmente letale.
Carabinieri e Asl si occupano del caso, ma anche su questo fronte non sono emerse notizie per fare chiarezza su un caso che crea problemi anche economici alla onlus.
«Vogliamo capire cosa sia successo per salvaguardare la salute degli altri cavalli – dicono i volontari della Ihp onlus – Ma anche per tornare alla normalità per quanto riguarda il pascolo. Gestire gli animali come stiamo facendo in queste settimane è dispendioso e abbiamo bisogno di farli ritornare al pascolo libero». —
Andreas Quirici
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