Il Tirreno

Toscana

Pestato nei bagni a scuola dai compagni, doveva pagare per lo “sgarbo” sul bus

Sabrina Chiellini
L'arrivo dell'ambulanza al Fermi di Pontedera
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L'arrivo dell'ambulanza al Fermi di Pontedera

Pontedera: l’agguato organizzato dal fratello maggiore del ragazzino offeso in pullman. Lo studente aggredito ha 25 giorni di prognosi

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PONTEDERA. «Facciamo due chiacchiere». Inizia così il regolamento di conti fra ragazzi. Una vendetta per un litigio avvenuto due giorni prima sull’autobus che dalla stazione li portava al villaggio scolastico. E il conto i tre studenti lo regolano (a botte) nel bagno dell’istituto tecnico Fermi che frequentano.

AGGUATO NEL BAGNO

«Vieni dai, dobbiamo parlare in un luogo tranquillo», dicono due compagni di classe a uno studente. Lo avvicinano in mezzo a centinaia di ragazzi, all’intervallo, intorno alle 11. E lo conducono in un bagno inagibile della scuola che era stato chiuso a chiave ma che gli studenti avevano provveduto ad aprire. E quando il “rivale” entra nel bagno, va in scena “l’agguato”. Nel bagno chiuso, infatti, la vittima predestinata trova un terzo ragazzo: è lo studente minorenne con cui aveva discusso il lunedì sul bus e che ora, a scuola, inizia a pestarlo insieme agli altri due, fino a quando il 19enne aggredito (che vive a Terricciola) riesce a sottrarsi ai colpi e a chiedere aiuto.

LA LITE SUL BUS

A scuola arrivano l’ambulanza e la polizia, chiamati dal dirigente scolastico, Luigi Vittipaldi, che subito dopo rassicura la famiglia del ragazzo: «Prenderemo i provvedimenti necessari». Lo studente aggredito esce da quell’incontro ravvicinato con un braccio lussato e 25 giorni di prognosi. La famiglia e lo studente assalito si sono rivolti al commissariato di Pontedera per denunciare gli aggressori. Sono due fratelli di Pontedera, uno dei quali minorenne che poi sarebbe quello che attendeva il 19enne nel bagno per picchiarlo, e un altro alunno di quinta.

A monte di tutto c’è, stando alla denuncia, una banale lite avvenuta sull’affollato bus di linea che porta i ragazzi a lezione. Lunedì mattina il 19 enne, che sostiene di non aver mai avuto a che fare prima di quel giorno con l’aggressore e gli altri due, litiga con il minorenne per il posto a sedere.

«Sposta la gamba», dice al 19enne di Terricciola e inizia un battibecco. Fino a quando vengono alle mani, il ragazzino lo afferra per il collo e il 19enne reagisce sferrandogli un pugno che gli fa sanguinare il naso. Lo studente arriva a casa, in Alta Valdera, e si confida con un fratello e con i genitori, preoccupato per le possibili conseguenze di quel litigio. Nel pomeriggio riceve messaggi anche dal fratello maggiore dello minorenne al quale aveva dato un pugno. «Dimmi di che classe sei, dimmi di che classe sei», probabilmente stava montando l’idea di vendicare l’affronto sul bus.

IL FALSO CHIARIMENTO

Il 19enne accetta l’invito per un primo chiarimento con i due fratelli che si conclude con una stretta di mano. Una formalità ma non un vero impegno a farla finita. E di questo il 19enne si rende conto. La sua famiglia informa la scuola dell’accaduto e invita anche gli insegnanti a fare attenzione. Insomma ci sono mille segnali che non fanno stare tranquilli. Solo che nessuno poteva immaginare che venisse organizzata una vera spedizione punitiva. Ieri l’ultimo atto di una storia ordinaria di bullismo. La polizia avvia un’indagine e la vittima dell’aggressione, una volta dimessa dall’ospedale, torna con i genitori a Pontedera per andare al commissariato e formalizzare la denuncia.

LE DUE VERSIONI

In mattinata anche il presunto aggressore si fa accompagnare all’ospedale e dà una versione diversa del fatto su cui la polizia dovrà fare luce. Se da una parte la vittima denuncia di essere stato attirato in un tranello e di essere stato picchiato dai tre, dall’altra si cerca di dire che c’è stato un diverbio finito alle mani tra il 19enne e il minorenne, che tra un mese circa avrà 18 anni.

Nessuna dichiarazione ufficiale da parte della scuola, al centro di un grave fatto di bullismo, di quelli che non passano inosservati e che preoccupano i genitori e insegnanti. Solo pochi mesi fa un altro grave fatto è avvenuto in una scuola superiore di Pontedera: alcuni studenti avevano deriso (una volta scoperti si erano scusati) un loro compagno disabile riprendendolo con il telefonino e postando il video su un social network.

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