Il Tirreno

Toscana

Quattro ore in balìa del fiume in piena, salvati con corde e scale

Sabrina Chiellini
Due momenti del salvataggio
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Due momenti del salvataggio

Pomarance: tre ventenni intrappolati con l’auto in un guado sul Cornia. I pompieri: «Erano mortificati, ci hanno abbracciato. Potevano essere i nostri figli»

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POMARANCE (PI). «No, non ce la sentiamo di parlare» dicono. E c’è da capirli: sono ancora sotto choc dopo aver visto la morte, nella notte tra venerdì e ieri. In tre, nel fiore degli anni (24 e 25), intrappolati per quattro ore nel fiume in piena. Un’ora di buio, di pioggia battente, di preghiere nell’attesa dei soccorsi, con il freddo che entra nelle ossa, l’acqua che sale e il rumore terrificante della piena del Cornia che quasi non fa sentire le voci.

La telefonata al 115 è alle 5.30. «Siamo bloccati nel fiume Cornia, a Lagoni Rossi». Mattia Balestri, Nicolas Gaffarani, Paolo Cheli, tutti di Serrazzano, nel comune di Pomarance, sono rimasti intrappolati mentre stavano guadando il fiume Cornia su una passerella, in una zona al confine tra Pomarance e Castelnuovo Valdicecina. Una strada che avranno percorso mille volte e di cui conoscono le insidie quando ci sono le piene e che percorrono anche stavolta per tornare a casa dopo una serata con gli amici. «Sono stati loro a telefonare alla sala operativa, erano spaventati ma sono riusciti a restare lucidi» racconta Maurizio Pasquinelli, caposquadra del distaccamento dei vigili del fuoco di Saline di Volterra, esperto nei soccorsi speleo alpino fluviali. «Già dalla loro voce si percepiva la difficoltà, il rumore dell’acqua dava l’idea di cosa sarebbe potuto succedere».

Il luogo è lontano da tutto, sono almeno 45 minuti dal distaccamento di Saline e ogni attimo perso può essere fatale. Intanto da Pisa parte un’altra squadra Saf con un gommone e tre uomini. L’elicottero da Roma con il buio non può alzarsi e comunque avrebbe rischiato di allungare i tempi. La grande incognita è la corrente. «Loro inizialmente sono rimasti sull’auto, bloccata dall’acqua – racconta Pasquinelli - Ma non era più sulla strada, era finita giù nel greto, trascinata per 4 o 5 metri. Sono stati bravi a mettersi in sicurezza. Si facevano coraggio, hanno anche comunicato la loro posizione esatta con il Gps. Poi hanno aperto i finestrini e sono saliti sul tettino», racconta il vigile del fuoco. Grande la paura, pungente il freddo. Un incubo, almeno fino a quando non sono arrivati i primi pompieri di Saline. I giubbotti salvagente li hanno fatti sperare che il peggio fosse finito. «L'intervento, durato quasi quattro ore, è stato molto complesso. Ma alla fine il loro abbraccio per dirci grazie ci ha ripagato di tutto. In fondo hanno l’età dei figli di tanti di noi, è stato anche emozionante vederli sani e salvi».

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Per recuperarli dall’acqua è stato necessario realizzare una serie di teleferiche con le corde e un pezzo di scala per raggiungerli e poi portarli a terra. «Ci ha aiutato anche un trattore. Siamo scesi nel fiume anche noi, è stato rischioso a causa dell'alto livello dell'acqua del fiume e della forte corrente. Ci abbiamo messo del tempo, dopo avere valutato che non c’erano le condizioni meteo per fare intervenire l’elicottero da Roma. I ragazzi ci vedevano vicini ma erano impauriti, cominciavano a non sentire le dita delle mani per il freddo e ci chiedevano: ma quando arriva l’elicottero a prenderci?”». Il momento più bello? «Il loro abbraccio, la loro riconoscenza. Erano mortificati per la situazione». —




 

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