Il Tirreno

Toscana

Qualcuno era comunista, ma non si vede La memoria del Pci interessa solo alla Lega

Francesco Loi
Qualcuno era comunista, ma non si vede La memoria del Pci interessa solo alla Lega

Cascina, presentazione senza sinistra del libro “Eravamo tanto amati” 

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Il dibattito

«Sarà il tempaccio o magari è un segnale preciso». Chissà. Sta di fatto che ad un certo punto alla sindaca Susanna Ceccardi viene voglia di fare un mini-sondaggio. «Quanti di sinistra ci sono in sala?». La gente si guarda intorno. Sorrisini. «Allora lo dico io: un paio di miei assessori della Lega, uno di Fratelli d’Italia, vedo dei socialisti e qualcuno vicino a Forza Italia». Tradotto: il grande assente è il Pd. Eppure nella Gipsoteca comunale di Cascina, nella tana del leone, anzi della leonessa, ci sarebbe modo di analizzare e ragionare davvero sulle sconfitte dei democratici.

L’occasione è fornita dalla presentazione del libro dall’emblematico titolo “Eravamo tanto amati” (Effigi-Nuovi Saggi), a sottolineare il rispetto di cui il vecchio Partito Comunista Italiano godeva non solo da parte dei propri elettori, ma anche degli avversari. Dall’annuncio della Svolta della Bolognina del 12 novembre 1989 (quando il più grande partito comunista d’Europa decise di cambiare nome per poi, nel 1991, sciogliersi e confluire nel Partito Democratico della Sinistra, dando vita ad un trauma gestito dall’allora segretario Achille Occhetto) fino alla debacle elettorale del 2018: ad essere ripercorsa è la storia della sinistra italiana, attraverso le voci e le testimonianze di politici, intellettuali ed artisti “organici”. Un bel lavoro dei giornalisti Domenico Guarino, Andrea Lattanzi e Andrea Marotta, che comprende anche un video-documentario. Ma è proprio Susanna Ceccardi, accettando di ospitare il “nemico”, a prendersi la scena del dibattito, moderato dal giornalista de Il Tirreno Cristiano Marcacci.

La sindaca, commissario regionale della Lega per volere del vicepremier Salvini, sorride sorniona: «Ho letto il libro e, pensate un po’, sono d’accordo con Enrico Rossi: il Pd si è fatto “scippare” alcuni temi sociali, a cominciare dal reddito di cittadinanza». Ai tempi della Bolognina, la Ceccardi aveva due anni. Ora va all’assalto delle roccaforti rosse della Toscana, senza nascondere di essersi un po’ ispirata proprio al Pci. «Sì, la Lega ha attinto moltissimo dall’esperienza del Partito Comunista: anche noi facciamo scuola di partito e ci strutturiamo con le sezioni in modo simile». Poi il graffio: «Forse chi ha attinto di meno è proprio il Pd. Dal Pci alla Lega è stato forte il travaso di elettori, un esempio per tutti i voti che abbiamo preso nel quartiere popolare del Cep a Pisa. Il fatto è che il Pd ha smesso di parlare di temi sociali che un tempo erano riferibili in modo esclusivo al centrosinistra». E da qui, persino dagli insegnamenti del Pci, il Carroccio ribadisce spinta ed obiettivi: «Per interpretare i cambiamenti politici è importante rileggere la storia del partito che ha vinto in Toscana per moltissimi anni. Dopo quasi un secolo dalla nascita del Pci, in quella città, Livorno, la sinistra ha perso a favore dei Cinque stelle. Ma ora i sondaggi dicono che anche a Livorno il primo partito è il mio, la Lega». —

Francesco Loi

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