Meteo
Protesi al seno Allergan "sospette", ecco i sintomi del tumore: "Gonfiore improvviso e liquido anomalo"
Parla Manuela Roncella, primario della Senologia al Santa Chiara: "Non c’è bisogno di richiamare tutte le pazienti, si registra un caso ogni 24.000 impianti"
LIVORNO. «Ci sono pazienti preoccupatissime. C’è chi mi ha scritto: “Ho combattuto il tumore al seno, ho superato la malattia e finalmente ero serena. Ora sono ripiombata in un baratro”. Da due o tre giorni, poi, abbiamo il reparto pieno di donne disorientate, smarrite. Alcune vogliono essere visitate, altre di nuovo operate per asportare la protesi. Senza contare che nel frattempo abbiamo dovuto sospendere molti interventi ma senza che siano emerse nuove evidenze scientifiche rispetto a ciò che già conoscevamo sul legame di causa-effetto fra protesi mammarie e incidenza del linfoma. Questo perché sono state date informazioni sbagliate», dice Manuela Roncella, primario della Senologia di Pisa, uno dei centri migliori d’Italia per la cura del tumore al seno, dove ogni anno arrivano circa 700 donne con una diagnosi certa e il cuore pieno di paura.
Professoressa Roncella, che intende?
«È passata la notizia che i reparti di senologia della Toscana richiameranno tutte le donne con una protesi Allergan. Addirittura c’è chi pensa che la Regione abbia ordinato l’asportazione delle protesi. Non è così. La Regione ha istituito una commissione che fornirà un protocollo a medici di famiglia, oncologi e pazienti, ma nessuno verrà richiamato. Non è necessario».
Ma se quelle protesi sono state ritirate dal mercato ci sarà un motivo?
«Ne è stata sospesa la fornitura perché la Francia ha negato la certificazione europea, ma nessuno conosce la motivazione precisa. In letteratura scientifica una correlazione fra protesi mammaria e linfoma è stata stabilita da tempo e non sono emerse novità rispetto a ciò che già sapevamo. Non ci sono nuove evidenze scientifiche, ma siccome per la certificazione serve l’ok di tutte le agenzie nazionali del farmaco senza quello francese le protesi sono state bloccate».
A Pisa quanti casi avete registrato?
«In Toscana al momento sono 5-6 mila le donne con una protesi al seno. E sono due i casi di donne che hanno contratto un linfoma in dieci anni in tutta la regione, entrambi a Pisa. Uno risale a dieci anni fa, non fui io ad operarla. Un caso è più recente, collegabile alle protesi bloccate. E la paziente è ancora in vita».
Quante pazienti si sottopongono ogni anno a un intervento di ricostruzione?
«In Toscana ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi di tumore al seno, 700 a Pisa. Un terzo delle donne si sottopone alla mastectomia, l’asportazione della mammella. A tutte viene proposto un intervento di ricostruzione, ma da 80 anni in su di solito si rinuncia. Significa che in regione ogni anno vengono impiantate circa 900-1.000 protesi a seguito di un tumore, ma non sappiamo con precisione quante siano in totale poiché c’è chi ricorre alla protesi per motivi estetici. Spero che questa vicenda spinga la Regione e la comunità scientifica alla creazione di un registro delle protesi. Quel tipo di Allergan viene utilizzato da tre anni, ma la possibilità che inneschi un linfoma è molto remota, un caso ogni 24.000 protesi. Ed è copmunque riconosciuto che il linfoma è una malattia che può essere scatenata da una molteplicità di fattori, non c’è una causa ben riconosciuta».
Ma nel caso delle protesi ci sono sintomi riconoscibili?
«Sì, ma non a distanza di pochi mesi dall’intervento. Servono anni, in alcuni casi molti anni perché un linfoma possa essere correlabile ad una protesi. E il sintomo è uno: un improvviso gonfiore causato dalla creazione anomala di siero, di liquido. Fastidio, dolore o altri sintomi non devono allarmare. Anche gli effetti collaterali tipici dell’impianto di una protesi a breve termine sono ben altri, come ematomi e contratture capsulari».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
