Il Tirreno

Toscana

Sotto protezione giudice attaccato da Salvini

Matteo Tuccini
Sotto protezione giudice attaccato da Salvini

Il ministro dell’Interno aveva polemizzato perché ha assolto chi lo aveva insultato a un comizio. Da lì, le minacce 

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«Evviva la “giustizia” italiana, io tiro dritto». Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini commentava sarcastico su Facebook, il 15 dicembre, la sentenza del giudice del tribunale di Lucca Gerardo Boragine. Che aveva assolto 26 persone, imputate per la contestazione al leader leghista avvenuta a Viareggio nel 2015. Dal post di Salvini è partita un’onda di commenti, insulti e minacce, al giudice Boragine. Che per questo ora viene messo sotto protezione.

Le misure di protezione speciali decise per il magistrato viareggino, che non possono essere divulgate, sono un livello sotto la scorta. Sono state decise dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi in prefettura a Lucca. Alla riunione ha partecipato anche il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, capo dei pm toscani. Da giorni su Facebook si leggeva di tutto contro questa sentenza, ma quando un utente ha pubblicato la foto di Boragine indicandolo, «È lui», si è ritenuto necessario non fermarsi agli attestati di solidarietà che stavano arrivando da ogni parte, dagli avvocati penalisti all’Associazione nazionale magistrati. Così si è deciso di prevedere una sorveglianza speciale per Boragine, tra l’altro presidente della sezione penale del tribunale lucchese. Oltre che presidente del collegio che ha giudicato la strage di Viareggio in primo grado.

La vicenda ha origine il 16 maggio 2015, quando Salvini arriva a Viareggio per un comizio in piena campagna elettorale. La sinistra antagonista lo contesta duramente, ci sono manifesti con la faccia del leader leghista paragonata a un escremento, lanci di uova. E l’auto che trasporta Salvini viene danneggiata. Per questi episodi la Procura di Lucca emette ventotto decreti penali di condanna. Fanno quasi tutti appello e si apre un processo con 26 imputati, accusati di “adunata sediziosa”: un’imputazione che arriva dal codice penale fascista, il codice Rocco. Tra le accuse anche l’accensione di un fumogeno non autorizzato. Ma nelle carte del processo non si parla mai di lancio di sassi, come sostiene – e continuerà a sostenere – la Lega.

Il 14 dicembre il giudice Boragine emette la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Salvini commenta sul suo profilo ufficiale: «Evidentemente aggredire e lanciare sassi per qualcuno non è reato. Evviva la “giustizia” italiana, io tiro dritto». Nei commenti sotto il post è il putiferio. Si invitano a lanciare sassi contro i magistrati che hanno consentito l’assoluzione, «visto che per loro non è reato». Si chiede una riforma radicale della «magistratura rossa comunista» e punizioni e licenziamenti dei giudici «che decidono in base alla loro ideologia di sinistra». Viene pubblicata anche la foto del giudice Boragine. Da qui la decisione di proteggere – ma non di metterlo sotto scorta – il magistrato, campano d’origine ma oramai viareggino d’adozione. La Camera penale di Lucca, che raccoglie gli avvocati penalisti, ha inviato un comunicato di solidarietà tramite il presidente, l’avvocato Eros Baldini. Solidarietà ribadita ieri dall’Associazione nazionale magistrati.
 

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