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Monte Serra, gli orari e le mosse del presunto piromane quella notte
Convalidato il fermo del volontario: «Non volevo appiccare le fiamme». Ma, secondo quanto ricostruito dalla procura, era in zona anche nel rogo di 9 giorni prima
PISA. Il presunto piromane del Monte Serra resta in carcere. Perché ritenuto pericoloso e responsabile dell’incendio che ha devastato il Monte Pisano tra il 24 e il 26 settembre scorsi. E sono le sue stesse parole, quelle riferite nel corso dell’interrogatorio di martedì scorso agli inquirenti, che hanno convinto il gip del tribunale di Pisa, Donato D’Auria, a emettere nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L'ACCENDINO
Quelle stesse ammissioni all’origine del fermo di polizia di martedì scorso: Giacomo Franceschi era lì quella notte, aveva con sé un accendino anche se non è un fumatore e lo ha usato, non ha dato subito l’allarme pur potendolo fare. Circostanze raccontate agli inquirenti e inserite in un quadro di responsabilità colposa secondo il trentasettenne volontario del Gva di Calci: «Ero lì, ho usato l’accendino ma non volevo appiccare le fiamme», questa la sua versione. Gli inquirenti non gli credono. E neppure il gip. . Franceschi, assistito dagli avvocati Carlo Porcaro D’Ambrosio e Alberto Giovannelli, la sera del 24 settembre era sul Serra, nell’area dalla quale sono partite le fiamme. La zona dove pochi giorni prima, il 15 dicembre, c’era stato un primo rogo. Anche in quell’occasione, confermano i riscontri tecnici di carabinieri e forestali, Giacomo era in zona. Ed è uno degli elementi che ha portato gli inquirenti a concentrare su di lui e su poche altre persone i primi sospetti.
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L'INTERROGATORIO
Ma perché con il vento forte e il buio Franceschi era sul monte? Parte da questa domanda, semplice e cruciale l’interrogatorio nei suoi confronti da parte della pm Flavia Alemi e del procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini. Giacomo era già stato ascoltato, nell’ambito dell’indagine, dai carabinieri nella sua qualità di volontario, di esperto di queste situazioni e di conoscitore del Monte. «Ma a nessuno aveva detto di essere andato sul Serra quella sera» riferisce il tenete colonnello dei carabinieri forestali Davide Ceccarelli. Così Franceschi si giustifica: voleva controllare che il sentiero tagliafuoco fosse libero da rami e tronchi visto il forte vento, dice. Ma questo non era un suo compito, gli contestano gli inquirenti. E poi cosa temeva? Un altro incendio?
GLI ORARI E LE MOSSE
Il volontario della Gva di Calci prosegue ripercorrendo quei momenti: si è inoltrato nel bosco, ha avuto un malore, quello che lui stesso ha definito un attacco di panico. «Non è tornato indietro alla macchina parcheggiata sulla strada provinciale del Serra, come forse ci saremmo aspettati – riferisce il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini – ma ha tirato fuori l’accendino, bruciato alcuni fili della tuta da volontario antincendio e infiammato un pezzetto di carta». Poi è tornato alla macchina, è rientrato in casa e da lontano ha visto, così aveva raccontato ai carabinieri nei giorni precedenti la sua incriminazione, una luce rossa sul monte, esattamente dove si trovava pochi minuti prima. Una luce «che poteva essere scambiata per quella di un fanalino di un’auto, anche se lui sapeva, e in proposito ci ha confermato il suo dubbio, che avrebbe potuto essere il principio dell’incendio – prosegue Crini – tuttavia non ha dato subito l’allarme».
Franceschi è sul Serra poco prima delle 21 del 24 settembre. Alle 21.30 è di nuovo a casa. La telefonata ai colleghi del Gva per segnalare le fiamme è delle 22.05. È il primo ad avvistarle «una cosa alla quale teneva molto», riferiscono gli inquirenti. Ma c’è un gap temporale che Franceschi non ha saputo spiegare. Come pure non ha giustificato il danno alla carrozzeria dell’auto usata per arrivare sul Serra percorrendo una strada secondaria, lontana dall’occhio della telecamera presente sul percorso principale. Tutti elementi, per il procuratore e anche per il gip, giustificano l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di incendio doloso aggravato e disastro ambientale.
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