Meteo
Come funziona la mente di un piromane, l'analisi della psichiatra
La professoressa Dell'Osso spiega da cosa nasce e come si alimenta l'ossessione del fuoco in alcune personalità disturbate. Perché non deve stupire che il responsabile sia uno del posto o un volontario che spegne gli incendi
PISA. Non è raro che un piromane sia originario delle zone in cui colpisce. Neppure che sia anche un “pompiere”, che sia impegnato nello spegnimento degli incendi che causa. A tracciare un profilo e a spiegare come può funzionate la mente di un piromane “autoctono" è la professoressa Liliana Dell’Osso, responsabile del Dipartimento di psichiatria dell’azienda ospedaliero universitaria pisana.
Perché spesso i piromani sono anche volontari o personale impegnato nello spegnimento degli incendi?
«La piromania vera e propria si identifica in base alla ragione che ha spinto il soggetto ad appiccare il fuoco. Quando l’atto di appiccare il fuoco è motivato da ragioni ideologiche, emotive (come sentimenti di rabbia e vendetta) o sociali, non si sospetta questa condizione. La piromania si riscontra solo in questi casi in cui si evidenzia un interesse smisurato per il fuoco e per i suoi effetti sulle cose, e il vederlo divampare è causa di tensione, interesse, fascinazione ed eccitamento».
Quale disturbo della personalità può essere attribuito a un piromane che sia impegnato anche nello spegnimento degli incendi che causa?
«Diversi tipi di crimini connessi con l’incendio possono essere collegati a psicopatie, quali il disturbo antisociale di personalità o a quadri psicotici a cui segue una perdita di contatto con la realtà. Tuttavia, la condizione del piromane impegnato nelle forze di protezione suggerisce piuttosto un contesto in cui l’interesse per il fuoco è un’idea totalizzante per il soggetto, che lo assorbe completamente. In tal caso, la piromania è meglio inquadrata nell’ambito di un discontrollo degli impulsi, una condizione caratterizzata da un fascino per determinati temi o azioni, che prende così tanto l’individuo da spingerlo in modo irresistibile a ripeterle. Un esempio classico è quello della cleptomania, la spinta a impadronirsi di oggetti spesso di valore minimo o triviale, per il semplice “brivido” connesso all’atto (più che sulla spinta del guadagno economico)».
Quale differenza esiste fra un piromane che si “limita” ad appiccare incendi (magari per osservarli) e un piromane che li appicca per poterli spegnere, essere impegnato nel “salvataggio” dell’ambiente?
«Il piromane, in genere, è interessato a tutti gli aspetti dell’incendio, incluso il suo svolgimento e i suoi effetti sull’ambiente. Tanto più è grave il disturbo del controllo degli impulsi, tanto meno resistibile sarà il fascino delle fiamme. Si vive in attesa e in funzione, di esse; di ciò che le precede e che le segue. Qualche tempo fa pubblicai uno studio su questo genere di condizioni, sottolineando come esse mostrino forti analogie con un’altra patologia: il disturbo ossessivo compulsivo. E, in effetti, il fuoco diviene un’ossessione, le azioni dell’individuo iniziano a gravitare sempre più insistentemente intorno ad esso. Direi, quindi, che fra le due figure c’è una differenza innanzi tutto di gravità nell’ambito del disturbo stesso, che può purtroppo arricchirsi con altre condizioni in comorbidità. Si osserva spesso che la condizione tende ad aggravarsi in caso di assunzione di sostanze psicoattive (si menziona, in particolare, l’uso di alcolici)».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.17577935:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/12/19/news/rogo-sul-monte-serra-fermato-il-piromane-e-un-volontario-1.17577935]]
È frequente che un piromane/pompiere sia originario del luogo nel quale appicca gli incendi?
«Direi di si, nella misura in cui si tratta di piromania effettiva. Il piromane non è interessato alle conseguenze sociali e legali delle sue azioni. Egli non agisce mosso da logiche di guadagno o da altri motivi criminali: le sue azioni sono, da un punto di vista giuridico, senza movente comprensibile. In questo senso, è probabile che non si allontani troppo prima di appiccare il fuoco, perché questo atto rientra in una quotidianità che comunque già risente di questa idea fissa, che ruota attorno ad essa e che da essa è influenzata».
Per il piromane/pompiere che agisca vicino casa esiste anche un elemento di sfida a essere preso?
«La sfida, il contrasto, il conflitto con l’autorità interessano più coloro che agiscono, tramite l’incendio, sulla spinta di un disturbo antisociale di personalità in cui si osserva generalmente la negazione delle proprie colpe, anche davanti all’evidenza. L’osservatore non clinico spesso può rimanere esterrefatto dalla genuina “faccia tosta” di questi individui. Le persone affette da discontrollo degli impulsi, invece, tendono più facilmente a confessare il proprio atto, sebbene è molto probabile che sottolinei come gli sia impossibile, per strano che sia, non ripeterlo. Talvolta avviene anche che il fascino dell’argomento sia tale che confessino loro malgrado. Le loro azioni sfuggono alle valutazioni razionali, anche quando queste li riguardino da vicino. In un campione di piromani norvegesi, già condannati, si è osservato un altissimo tasso di recidività».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.17581724:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/12/20/news/monte-serra-sotto-choc-la-famiglia-di-franceschi-siamo-sconvolti-lasciateci-in-pace-1.17581724]]
Esiste anche una forma di piacere correlato alla sessualità nell’appiccare incendi? E quale soddisfazione, invece, trae il piromane/pompiere dallo spegnimento o dalla partecipazione alle operazioni di salvataggio?
«In passato, molta sintomatologia psichiatrica era ricondotta più o meno appropriatamente alla sfera sessuale. Oggi l’attenzione maggiore è posta al funzionamento, biologico e fisiologico, dell’encefalo. Sicuramente, il fuoco provoca (anche) piacere in questi individui (oltre ad interessare ed affascinare), ma non parlerei di piacere sessuale. Il fuoco per il piromane, così come il furto per il cleptomane o il gioco d’azzardo per lo scommettitore patologico, divengono l’interesse primario della vita dell’individuo. Nulla, né una partitura di Beethoven né il piacere intellettuale di un buon libro, né il sorriso del partner o il passare un pomeriggio con i propri figli, si avvicina all’oggetto dell’interesse che causa il discontrollo».
Ci sono elementi/comportamenti che possano far “individuare” possibili piromani o piromani/pompieri?
«Lo psichiatra non ha la sfera di cristallo, né è opportuno o desiderabile approntare una sorta di servizio di polizia psichiatrica che debba scrutinare tutti gli aspiranti candidati dei servizi pubblici. In psichiatria, tuttavia, come per tutti i settori specialistici della medicina la prevenzione è cruciale. Tale prevenzione trova la sua base nella diffusione dell’informazione medica presso la popolazione».
In quali deficit o in quali traumi infantili/adolescenziali affondano le radici di comportamenti da piromane? Insomma, uno diventa piromane o si scopre piromane da adulto o lo diventa per quello che gli è capitato da bambino?
«La psichiatria contemporanea, sempre più insistentemente, sottolinea l’importanza dei processi neuroevolutivi e degli eventi patogenetici che possono verificarsi a partire dalla vita intrauterina. Non si tratta però di un nesso meccanico fra causa ed effetto: non basta un giorno di pioggia per determinare il destino di un individuo. Al contrario, si va verso modello multifattoriali caratterizzati da molte interazioni, in cui si considerano come coordinate variabili che riguardano tanto il patrimonio genetico, quanto gli stimoli ambientali. Alcune alterazioni del neurosviluppo possono favorire nel soggetto l’instaurarsi di interessi fortemente polarizzati, a cui può far seguito una perdita di controllo sul versante pragmatico. Gli eventi del neurosviluppo, insomma, possono andare a costituire fattori di fragilità (o di resilienza, in senso opposto) nei confronti di tutte le patologie psichiatriche. Da questo punto di vista, una fragilità può aumentare il rischio che un evento possa essere vissuto come traumatico. Non a caso, il discontrollo degli impulsi aumenta in occasioni di momenti stressanti, a sottolineare il nesso con lo stato di salute generale del soggetto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
