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Lupo scuoiato e appeso, indagato pastore: ecco come è stato incastrato
Grosseto, il suo Dna sul cartello della macabra esposizione. La sua azienda aveva perso diverso capi. Il legale: «Lui è innocente»
GROSSETO. Ucciso, scuoiato e appeso ad un cartello stradale per le zampe. Questa fu, il 29 aprile 2017, la sorte di un lupo. Fu trovato al mattino, issato su un cartello stradale al confine tra Suvereto e Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto. Sopra un cartone dove, con un pennarello, era stato scritto: «No agli abbattimenti, sì alla prevenzione». Adesso i carabinieri del nucleo forestale hanno trovato il presunto responsabile: si tratta di un giovane allevatore di Riotorto, al quale è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. I reati contestati dalla Procura sono quelli di uccisione di animale e furto venatorio.
Il nome di Salvatore Fais, 26 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati. I carabinieri hanno lavorato per scoprire il responsabile come se si trattasse di un omicidio, utilizzando le stesse sofisticate tecniche. A incastrare il giovane allevatore che lavora nell’azienda di famiglia sarebbe stato il Dna.
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La carcassa dell’animale è stata analizzata dal centro nazionale di referenza per la medicina veterinaria forense dell’istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana: gli specialisti hanno consentito di accertare che si trattava proprio di un esemplare di lupo, strangolato con un laccio di cattura all’altezza del collo. L’animale è morto per asfissia da soffocamento, poi è stato scuoiato con un coltello a lama corta. I carabinieri hanno isolato le tracce del Dna e le impronte digitali rinvenute. Durante la perquisizione fatta nell’azienda del ragazzo e nel pascolo che utilizzava è stata trovata una cabina della rete del gas metano dal quale era scomparso il cartello di “attenzione, pericolo”, ne erano però rimasti attaccati i lembi. D
alle analisi del Ris è emerso che si trattava della parti dello stesso cartello che era stato appeso alla carcassa del lupo. Su quel cartello, sono state isolate e rivenute le impronte di Fais. Prove ritenute schiaccianti per gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini. Ma che non sono tali, secondo il difensore del ragazzo. «Si è sempre professato innocente - dice l’avvocato Carlo Valle - e anche l’analisi del Dna non dà tutta questa certezza. Ci sono stati precedenti importanti, basti pensare al delitto di via Poma».
L’azienda agricola della famiglia Fais aveva subito diverse perdite di capi, nelle settimane precedenti al ritrovamento del lupo scuoiato. «Ma questo non significa - aggiunge l’avvocato - che sia stato lui ad ucciderlo e appenderlo». Esultano gli animalisti sottolineando il grande impegno degli organi inquirenti: «Sono convinto che il caso farà scuola e che segnerà un vero salto di qualità nelle indagini per i reati contro gli animali» commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici. «Un segnale importantissimo per tutti coloro che, a partire dai bracconieri, pensano erroneamente di poter delinquere nell’impunità».
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