Il Tirreno

Toscana

IL PROCESSO AL PRETE MOLESTATORE  

Il sacerdote sapeva cosa faceva quando molestava la bimba

Paolo Nencioni

Prato, il giudice respinge la richiesta di perizia psichiatrica «Consapevole delle azioni, forse non cosciente della gravità»

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prato. Don Paolo Glaentzer sapeva che cosa stava facendo, anche se probabilmente non ne ha capito la gravità. Non c’è bisogno di sottoporre a perizia psichiatrica, ha deciso ieri il gup Costanza Comunale, il sacerdote settantenne, già parroco di Sommaia a Calenzano, che è accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 10 anni, trovata il 23 luglio nell’auto del religioso coi pantaloni abbassati e la maglietta tirata su.

Quella sera don Paolo fu arrestato dai carabinieri di Calenzano e ieri è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare. Il suo difensore ha depositato una consulenza psichiatrica firmata da Carla Niccheri Gineprari che, dopo aver visitato il prete nella casa di Bagni di Lucca dove si trova agli arresti domiciliari, ha concluso che è un accumulatore seriale di mobili, non manifesta emozioni e in pratica non si è difeso dalle accuse. Per questo sarebbe stata necessaria una perizia che stabilisse se è capace di intendere e se può stare nel processo, ma il giudice ha respinto l’istanza, come chiedevano il pubblico ministero Laura Canovai e Olivia Nati, l’avvocato che rappresenta la bambina, nel frattempo tolta ai genitori su ordine del Tribunale dei minorenni.

Il giudice ha poi ammesso la costituzione di parte civile della curatrice speciale della bambina, dei genitori, del Comune di Calenzano e della Curia di Firenze. Una presenza significativa, quest’ultima, dell’intenzione delle autorità religiose di non negare la gravita del fatto, dopo che lo stesso vescovo di Prato, Franco Agostinelli, citando Matteo aveva detto che ai molestatori di bambini bisognerebbe appendere una macina al collo e gettarli negli abissi del mare.

Con don Paolo la giustizia non arriverà certo a tanto. Il sacerdote, reo confesso fin dalle prime ore dopo l’arresto, sarà processato il prossimo 5 marzo col rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo sulla pena finale.

Di quella consulenza le cui conclusioni sono state respinte dal giudice forse solo una cosa sembra aver colto nel segno: don Paolo non manifesta emozioni. Anche ieri in aula è stato per ore in silenzio senza mostrare alcun turbamento. Interrogato a caldo dal magistrato aveva detto che il demonio gli aveva fatto lo sgambetto e che pensava che la bambina fosse più grande. —

Paolo Nencioni



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