Italia
Al Meyer la scuola-laboratorio per imparare a salvare i bambini nelle emergenze
Robot sofisticati che agiscono come neonati o bimbi di 5/6 anni e medici e sanitari veri che si allenano ad affrontare ogni emergenza: all'ospedale fiorentino c’è il centro più avanzato d’Italia di simulazione pediatrica
Un concetto semplice, quello della formazione, per una scienza complessa, la pediatria. “Allenamenti” e coach all'interno di un ospedale che è un'eccellenza: il Meyer di Firenze. L'obiettivo è «ridurre il rischio clinico per i piccoli pazienti», acquisendo correzioni ed evidenziando pratiche da seguire prima ancora che si verifichi una situazione d'emergenza. Operazioni cliniche di routine, ma soprattutto emergenze, casi rarissimi: è bene non essere impreparati dovessero presentarsi. Come l'attacco d'asma grave, l'arresto respiratorio e cardio-respiratorio, lo shock anafilattico, l'aritmia cardiaca. Pazienti fragilissimi come neonati, lattanti, bambini in età prescolare: non è consentito commettere errori.
All’ospedale pediatrico Meyer, negli spazi dell'Health Campus, c'è la più avanzata “scuola-laboratorio” in Italia per la simulazione pediatrica, che entro il 2020 diventerà il nuovo e modernissimo Centro di Simulazione Pediatrica, grazie a un investimento della Fondazione Meyer di circa 600.000 euro. A dirigerla il dottor Marco De Luca, responsabile Simulazione e Risk Management dell'azienda ospedaliero universitaria.
Dottor De Luca, che cos'è la simulazione pediatrica?
«Si tratta di una tecnica di formazione per ampliare l'esperienza del personale medico e sanitario: ci alleniamo ad affrontare le emergenze e a perfezionare le procedure di intervento. In pratica vengono sostituite alcune esperienze reali con esperienze progettate e appositamente simulate».
Su che cosa simulate queste esperienze reali?
«Utilizziamo manichini interattivi definiti ad “alta fedeltà”: sono, in sostanza, dei piccoli robot che riproducono i battiti del cuore e dei polsi, i suoni polmonari, le reazioni fisiologiche e vitali, come se si trattasse di pazienti veri. Al Meyer lavoriamo su quattro manichini molto sofisticati, il loro costo varia dai 5.000 ai 50.000 euro: uno riproduce un neonato, uno un lattante di sei mesi, gli altri due bambini di 5-6 anni. Una piccola famiglia, insomma».
Dove svolgete la formazione?
«Innanzitutto nelle stanze attrezzate del nostro Campus che, nel giro di due anni, si trasformerà in Centro ad alta tecnologia con realtà virtuale e sale regia. E poi puntiamo molto sulla simulazione pediatrica in situ, cioè nei vari reparti dell'ospedale, per esempio il pronto soccorso. Questo permette di mettere alla prova non solo il personale, ma anche gli ambienti dove lavoriamo quotidianamente, dove facciamo reale assistenza. Anche perché ci rivolgiamo al pediatra, ma anche all'anestesista, all'infermiere, all'operatore socio sanitario, all'equipe al completo».
Quando è partito questo programma formativo?
«La simulazione pediatrica del Meyer si è sviluppata dal 2007 con la collaborazione del Boston Children's Hospital; due anni dopo sono iniziate le pratiche in situ nel nostro ospedale. Ora camminiamo con le nostre gambe, formando e condividendo questa modalità di apprendimento prima di tutto con gli altri ospedali della Toscana all'interno della rete SimPnet, avviata nel 2014 con il finanziamento della Regione. Sono coinvolti nel progetto vari reparti di pediatria fra i quali quelli degli ospedali di Grosseto, Lucca, Pistoia, Prato e, di recente, Versilia e Livorno».
Quanti operatori hanno avuto accesso alla simulazione pediatrica?
«Solo al Meyer, sono oltre 50 i medici che sono diventati “facilitatori”, vale a dire che sono ora in grado di fare essi stessi formazione. A livello toscano, siamo a più di 80 operatori inseriti nel network SimPnet. Ma arriva nel nostro Campus anche personale da altre regioni e, ultimamente, abbiamo formato gli operatori dell’Emergenza Territoriale Svizzera (il nostro 118, ndr)».
Quali sono i risultati ottenuti in questi anni?
«Sull'anafilassi (grave reazione allergica che può portare alla morte), per esempio, la simulazione pediatrica ha permesso un miglioramento della gestione del piccolo paziente nel percorso successivo. Un altro dato è la riduzione dei costi di gestione delle procedure cliniche. Ripetendo più volte gli stessi scenari, il personale ha la possibilità di esercitarsi nel lavoro di gruppo per valutare al meglio la comunicazione, i processi decisionali, le dinamiche di una situazione critica e la gestione delle risorse. In questo senso vogliamo sviluppare e diffondere la simulazione in situ e altri Centri in regione, oltre a creare al Meyer una Cittadella della salute che vada dall'assistenza alla formazione».
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