Il Tirreno

Toscana

Maestre accusate di maltrattare i bimbi, tornano in servizio all’asilo

Chiara Sillicani
Il giudice Augusto Lama
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Il giudice Augusto Lama

Carrara: sono indagate, ma manca il rinvio a giudizio. Non sottoposte a misure cautelari, il giudice annulla la sospensione dal lavoro decisa dal ministero

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CARRARA. Sono quattro maestre esperte, maestre che con i bambini lavorano da anni. La più giovane di loro ha sessant’anni, due ne hanno 64, una è più anziana di tre anni. Sono loro, secondo il pubblico ministero Alessandra Conforti, ad aver maltrattato i piccoli alunni di una scuola di infanzia di Carrara. E lo avrebbero fatto trascinandoli per i capelli lungo il pavimento, costringendoli a mangiare contro voglia, fino al vomito, umiliandoli con aggettivi come “sudicione”, “maiale”, “schifoso”, offendendoli, se stranieri, con frasi razziste. Non un asilo lager - ci ha sempre tenuto a precisare la Procura - ma in ogni caso comportamenti che - sostiene la pubblico ministero - configurano a pieno il reato di maltrattamento su minori.

Un quadro indiziario complesso, nonostante le maestre siano state riprese per mesi dalle telecamere, così complesso e articolato che il giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di misure cautelare, e lo ha fatto - è l’argomento della difesa perché «non ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza». Nessuna misura cautelare, neppure quella interdittiva che avrebbe impedito alle maestre di andare al lavoro, quindi, di stare tra i bambini. E adesso a consentire alle insegnanti di rimanere a scuola c’è anche il provvedimento del giudice del lavoro Augusto Lama.

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È davanti a Lama, infatti, che le maestre hanno impugnato il provvedimento con cui il Ministero dell’istruzione, di cui sono dipendenti, ha deciso la loro sospensione. Una sospensione che rappresenta, nell’ambito del procedimento disciplinare interno alla scuola, un primo passo verso il licenziamento. Le insegnanti, difese dagli avvocati Luca Pietrini e Massimiliano Martinelli, hanno impugnato il provvedimento del Ministero di fronte al giudice del lavoro.

L’ambito “amministrativo”, quindi si è affiancato e intersecato a quello penale. Penalmente le maestre sono indagate, c’è la richiesta di rinvio a giudizio della pubblico ministero che, chiede appunto, il processo, ma il gup ancora non si è espresso: nelle due udienze preliminari che si sono già svolte si sono costituite le parte civili che hanno citato lo stesso Ministero, in quanto datore di lavoro, come responsabile civile.

Sul piano amministrativo, invece, c’è il ricorso delle maestre al giudice del lavoro: chiedono che sospenda l’efficacia del provvedimento del Ministero. Si tratta di un ricorso con procedura d’urgenza: questo significa - per semplificare - che il giudice può anticipare gli effetti della decisione di merito prima che quella decisione sia ancora assunta.

Infatti, nonostante l’istruttoria davanti a Lama sia ancora in corso, in via cautelare il giudice ha comunque deciso di sospendere il provvedimento con cui il ministero impedisce alle insegnanti di andare a lavoro e lo fa perché non c’è ancora un rinvio a giudizio, non sono mai scattate le misure cautelari e il quadro indiziario è, come dicevamo, articolato. Le maestre, quindi, seppur indagate per maltrattamenti, possono stare a scuola. Lo consente il gip che non ha firmato misure interdittive, lo consente il giudice del lavoro. Delle quattro insegnanti, una è approdata alla pensione, una lavora in un altro asilo e due sono in servizio nella stessa scuola d’infanzia.

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