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Crollo sulla superstrada indagati tre dirigenti Anas «Non fecero i lavori»
Le fessurazioni dell’asfalto erano state segnalate e anche la Procura aveva sollecitato interventi, ma si limitarono a coprire i buchi
AREZZO. Non fecero interventi urgenti di risanamento adeguati: ma sapevano da tempo, tramite varie segnalazioni, che era disastrosa la situazione del tratto della superstrada E45 dove l’11 febbraio 2018 ha poi ceduto una piazzola nella carreggiata nord, in direzione Pieve Santo Stefano (Arezzo). Anche con queste conclusioni il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha notificato gli avvisi di chiusura indagini a tre dirigenti Anas con l’ipotesi di reato di disastro doloso. Si tratta di Oliviero Rocco capo centro Anas di Firenze, Massimo Pinelli capo nucleo Anas di Firenze e Antonio Scalamandrè responsabile di area del compartimento Anas della Toscana. I tre sono stati raggiunti dagli avvisi “per aver omesso di effettuare i necessari ed urgenti interventi strutturali finalizzati ad ovviare alla situazione di pericolo che si era manifestata con riferimento alla piazzola di sosta della strada E45 e ciò nonostante si fossero manifestati evidenti segnali indicativi di un rischio di crollo consistiti in ripetute e palesi fessurazione del manto stradale” .
Nella ricostruzione fatta dalla procura di Arezzo emerge che già dal 2014 un residente nelle abitazioni poste immediatamente a valle della piazzola crollata aveva segnalato all’Anas la presenza di dissesti della sede stradale ipotizzando un possibile cedimento. Inoltre la stessa prefettura di Arezzo aveva, a seguito di tali esposti, sollecitato l’Anas ad effettuare i necessari controlli.
Sempre la procura di Arezzo ha riscontrato nelle sue indagini che anche il capo cantoniere sorvegliante Anas Luigi Sestini aveva fin dall’aprile 2017 formalmente segnalato ai dirigenti responsabili Anas del compartimento di Firenze la presenza di crepe sul piano stradale in corrispondenza della piazzola di sosta che poi venuta giù. La segnalazione poi venne ripetuta a seguito dell’aggravarsi della situazione nel maggio 2017, ed poi nel febbraio del 2018 pochi giorni prima del verificarsi del crollo. Per il pm le segnalazioni furono ignorate e sottovalutate dai dirigenti responsabili, che si limitarono a disporre una copertura superficiale delle fessurazioni del manto stradale senza disporre alcun adeguato intervento. Con questa condotta avrebbero pertanto contribuito a cagionare il crollo del tratto di strada lungo la SS 3bis, con interessamento della intera piazzola di sosta posta tra il km 151 e 152. —
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