Il presidio
Salvini: farei come Fredy per difendere i miei figli
AREZZO. «Se capitasse a me e ci fossero i miei figli di mezzo non guarderei in faccia a nessuno». Matteo Salvini torna a parlare dell’uccisione del ladro nel capannone di Monte San Savino per esprimere “solidarietà” a Fredy Pacini, il gommista indagato per eccesso di legittima difesa. Il viceministro con delega all’Interno è intervenuto ieri sera a “Non è l’Arena”, il programma di Massimo Giletti. «Ho telefonato a Fredy Pacini che sta passando giorni di sofferenza: ha ucciso il rapinatore dopo innumerevoli furti e ha tutta la mia approvazione - dice Salvini - Se a casa mia ci sono i miei figli ed entra un ladro - aggiunge - il ladro che deve avere paura. Ogni italiano legittimato a difendersi senza subire processi. E' il rapinatore che si trovava nel posto sbagliato».
La vicinanza al gommista che ha ucciso il giovane moldavo è esplicita: «Mando un abbraccio a Fredy Pacini: lavorava tutto il giorno nel capannone, ci dormiva e dopo 30 furti ha sparato alle gambe al rapinatore. Ho deciso di non andare a trovarlo per non sollevare le polemiche, ci andrò tra qualche tempo. Certo se capitasse a me e ci sono i miei figli di mezzo non guardo in faccia a nessuno».
Il ministro dell’interno ha ricordato di voler modificare la legittima difesa: «Se un italiano si sente in pericolo di vita ha il diritto di difendersi, il rapinatore che non deve entrare in casa mia. Non voglio che ci sai nessun risarcimento per i parenti dei rapinatori. Certo, io non auspico affatto che tutti si armino, mio dovere per garantire il calo dei reati e la certezza della pena. Le forze dell'ordine saranno di più: almeno una persona in più in ogni questura». —
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