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Il modello Prato per i controlli sul lavoro sicuro in tutta la Toscana

Maria Lardara
Il governatore della Toscana Enrico Rossi con il vice sindaco di Prato Simone Faggi durante la commemorazione delle 7 vittime del rogo dell'azienda Teresa moda
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Il governatore della Toscana Enrico Rossi con il vice sindaco di Prato Simone Faggi durante la commemorazione delle 7 vittime del rogo dell'azienda Teresa moda

Nel quinto anniversario della strage di 7 lavoratori cinesi in un capannone, il governatore Enrico Rossi annuncia una legge regionale e chiede allo Stato un intervento contro lo sfruttamento 

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PRATO. Cinque anni. Sono trascorsi ben 5 anni da quel rogo in cui morirono sette lavoratori che vivevano e lavoravano in una fabbrica della zona industriale di Prato.

Milleottocentoventisette giorni in cui il distretto industriale non è stato più lo stesso: da quel primo dicembre, ogni giorno, dal dibattito pubblico la parola dignità del lavoro non è mai stata assente. E anche ieri nell’iniziativa di commemorazione organizzata nella sala consiliare protagonista è stato il futuro. Il procuratore della Repubblica Giuseppe Nicolosi ha incalzato il governatore Enrico Rossi sul futuro dei controlli.

«Il rischio di morire sui luoghi di lavoro s’è ridotto ma non è stato eliminato», ha detto. «La situazione è migliorata ma, guardando al futuro, bisognerebbe trovare il modo per sganciare il piano dei controlli dalla volontà politica e dalla contingenza per farne patrimonio comune».

Il governatore non se l’è fatto dire due volte.

Rossi ha annunciato un’iniziativa legislativa per dare seguito al piano dei controlli e trasformarlo in una pratica più strutturata.

Il triste anniversario del rogo della fabbrica Teresa Moda è stato l’occasione non solo per snocciolare i numeri sugli ultimi controlli ma anche per piantare le radici di un nuovo patto per la sicurezza dopo il 2020 (quando si tornerà a votare per le regionali).

«La legge si farà: avrà carattere regionale e non riguarderà solo Prato. In Toscana lo abbiamo già riproposto, con successo, per i controlli nelle aziende e nelle cave del marmo sulle Apuane. Meglio ancora se l’intervento legislativo avverrà nel quadro dell’autonomia che abbiamo chiesto al Governo in alcune materie, tra cui quella del lavoro. Ma vorremmo che i controlli si estendessero all’evasione fiscale e ai rapporti di lavoro: con l’Agenzia delle entrate stiamo facendo degli studi ma noi possiamo arrivare fin qui e oltre può andare solo lo Stato».

Una risposta anche ai sindacati, agli artigiani e agli industriali che da tempo, pur riconoscendo il valore dell’operato della Regione e degli enti locali, chiedono alle istituzioni un salto di qualità nei controlli.

Intanto l’84% delle aziende che ha avuto prescrizioni dopo i controlli e pagato le sanzioni si è messa in regola: finora la Regione ha incassato 14 milioni e 371 mila euro. Ma è indubbio che il lavoro da fare è ancora molto, a Prato si pagano gli stipendi in base all’etnia e la dignità del lavoro è purtroppo una chimera. Non è un caso del resto che oggi il 62% delle aziende controllate ha una vita media di 22 mesi.

«Serve ora - ha ribadito Rossi - che lo Stato presidi il territorio, in modo concreto, affinché illegalità e lavoro nero emergano e si trasformino in impresa e occupazione regolare».

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