Il Tirreno

Toscana

VIOLENZA CONTRO LE DONNE 

La maltratta, lo condannano e inizia con le minacce di morte

Ilaria Bonuccelli
La maltratta, lo condannano e inizia con le minacce di morte

Grosseto, la ex costretta a vivere in una località segreta sotto un’altra identità «Non arrivi viva al processo». Ora l’uomo è indagato per stalking ma è libero 

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«Mi ha pestata con ogni cosa. Ha usato di tutto e di più, dal coltelli, ai taglierini, al ferro del camino, al mattarello per stendere la sfoglia. L’unica cosa che non ha potuto usare sono le armi, perché non ce ne sono in casa».

Margherita (nome di fantasia, per tutelare la vittima) riesce a fare condannare il suo aguzzino: due anni e tre mesi per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, tentata estorsione. L’inizio dell’incubo. Non la fine: «Ti taglio la gola durante il processo anche se ti proteggono i carabinieri». «Mo’ te le faccio pagare tutte», «Non te ne sconto una». I messaggi della persecuzione. Un anno di fuga, la vita in una località segreta, con un’identità e un lavoro fittizio. Il 30 gennaio 2019 una nuova udienza preliminare. Questa volta la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex è per stalking. «Ma lui è sempre libero», denuncia Margherita. E senza misure restrittive.

«In questi mesi - racconta Margherita - ho scoperto che esiste una sensazione più brutta della paura che lui mi trovi e mi ammazzi. È la certezza che questa storia mi ha rubato la mia vita». Margherita, quella che esisteva prima dell’incontro con l’ex violento - residente in provincia di Grosseto - non c’è più. «Non mi posso spostare. Non posso dire a nessuno dove vivo. Non posso neppure svolgere il mio lavoro». Perfino nell’atto di richiesta di rinvio a giudizio dello stalker il pubblico ministero scrive: «Le condotte dell’uomo ingeneravano in Margherita uno stato di prostrazione psicologica, paura e timore per la propria incolumità personale tali da indurla a bloccare le chiamate entranti con apposito servizio telefonico e a non rispondere a chiamate “nascoste”, cambiare abitazione con località che non intende rivelare nemmeno alle forze dell’ordine...».

Tutti gli atti giudiziari che riguardano Margherita vengono notificati al suo avvocato a Firenze. Margherita è la donna senza identità e senza indirizzo. Con un uomo che la bracca, da quando lo ha lasciato a gennaio 2017. Una decisione che prende dopo anni di maltrattamenti. Dopo uno stupro e la scoperta che il tumore alle ossa che lui dichiara per muoverla a pietà è solo un’invenzione. Non lo sono le botte, le minacce, la casa sfasciata. I referti esibiti in tribunale per la prima condanna. Iniziano a ottobre 2015. Prima c’erano stati gli schiaffi e i lividi. Gli insulti, la violenza psicologica: «Bastarda, non vali niente, signora del cazzo, zoccola, pazza, stronza». Poi arrivano gli episodi più gravi: il pestaggio con il ferro del camino; con il mattarello «Alcune volte - si legge negli atti del processo - l’uomo (dopo averle causato lesioni personali) la accompagnava personalmente in ospedale dicendo ai sanitari che si era trattato di infortuni accidentali». Difficile, però, credere a un incidente quando ci sono i segni dei calci nella schiena o il certificato riporta «ecchimosi a livello dello zigomo sinistro, ecchimosi del gomito e della coscia destra».

La giustificazione di lui è sempre la dipendenza da alcol: la picchio perché non mi dà i soldi che le chiedo. I soldi per andare a bere. Margherita, a un certo punto, ha smesso di giustificarlo. E lo ha denunciato. La risposta di lui è violenta: «Non ti faccio arrivare in udienza, ti ammazzo prima». Per tenerlo lontano dalla vittima, gli danno un divieto di avvicinamento e poi l’obbligo di firma (in caserma dai Carabinieri) due volte la settimana. Poi più nulla. «Lui mi può cercare quanto vuole. Non so come faccia, ma riesce a superare anche i blocchi telefonici. Mi sono vista arrivare messaggi su whatsapp malgrado abbia cambiato numero. Ho integrato la denuncia per atti persecutori». Ma l’uomo, in attesa del processo per stalking scrive alla sua vittima: «Do’ ti vai a nascondere? Ti trovano». —

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