Il Tirreno

Toscana

Due pensionati trovati a fare esami medici gratis

Paolo Nencioni
Due pensionati trovati a fare esami medici gratis

Prato, erano con il camice al lavoro nel laboratorio analisi dell’ospedale durante la perquisizione per le analisi ad amici e parenti. Sospesa la direttrice del Dipartimento

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PRATO. Che cosa ci facevano due medici dell’Asl Toscana Centro, già in pensione ma con tanto di camice, nel laboratorio di analisi dell’ospedale di Prato, quando mercoledì 21 novembre la guardia di finanza è andata a perquisire i locali in cerca dei referti che ora fanno tremare la sanità pratese?

È la domanda che si sono fatti i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, titolari dell’inchiesta che vede indagati 43 tra medici e tecnici del laboratorio con le ipotesi di truffa e peculato per una brutta storia di esami fatti ad amici e parenti senza il pagamento del ticket sanitario. Una domanda che ufficialmente non ha ancora una risposta, o probabilmente ce l’ha ma non è ancora dicibile perché potrebbe aprire nuovi scenari in un’inchiesta che già adesso mette in grave imbarazzo chi doveva controllare e non l’ha fatto.

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Le analisi sospette, quelle che si suppone siano state fatte gratis ai conoscenti di tecnici e medici del laboratorio, sono un’enormità: 1.100 dalla fine del 2013 ai giorni nostri. In questi cinque anni il laboratorio è stato diretto dalla dottoressa Patrizia Casprini, 63 anni, dirigente del Dipartimento di medicina di laboratorio di tutta l’Asl Toscana Centro, che è anche la principale indagata ed è già stata sospesa in attesa degli sviluppi del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti (al suo posto, momentaneamente, il direttore dell’ospedale, Roberto Biagini). Personaggio molto conosciuto e molto potente nella sanità regionale, con un vasto patrimonio di contatti personali (dicono sia molto amica di Tiziano Renzi, il padre di Matteo), era lei che in prima battuta avrebbe dovuto controllare che cosa accadeva nel laboratorio dell’ospedale. Ma se è vero quanto sospettano i magistrati, era proprio lei la prima a sapere e a tollerare una prassi che andava avanti da tempo. Basti pensare che la svolta nelle indagini, dopo una prima segnalazione anonima, è arrivata dalla rilettura della carte di un processo davanti al giudice di pace per una violenta lite tra la dottoressa Casprini e una sua sottoposta che si era rifiutata di fare un’analisi a una provetta priva del “bar code”, cioè il codice che associa il campione a un paziente. Quel giorno, era il 2009, finì a schiaffi e in Tribunale è finita con una condanna della dirigente a un’ammenda per percosse.

E dunque la prassi di far saltare il Cup e il ticket agli amici degli amici forse era invalsa anche prima del 2013, con un discreto danno per le casse della sanità regionale.

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Ma la presenza dei due dipendenti in pensione all’interno del laboratorio dell’ospedale di Prato, oltre ad aggravare notevolmente la posizione della dirigente, sollecita anche altre domande. Possibile che i due siano tornati di nascosto in servizio solo per fare un paio di esami ai parenti o agli amici? E se così non fosse, per conto di chi facevano quegli esami e in cambio di cosa?

Finora il procuratore Giuseppe Nicolosi ha chiarito che non risultano passaggi di denaro in quest’inchiesta, sulla quale il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza lavora da quasi due anni. C’è sicuramente un problema di mancati controlli. Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Così come quasi tutti sapevano quello che succedeva nel reparto di Ginecologia e nessuno ha parlato fino a quando nel mese di luglio si è scoperto che quattro medici (poi licenziati) facevano saltare la fila alle pazienti cinesi, a decine, e riscuotevano le visite al nero.

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