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violenza contro le donne 

«Non ti mollo»: continua a perseguitare la ex In un’ora due volte sotto casa, stalker arrestato

Ilaria Bonuccelli
«Non ti mollo»: continua a perseguitare la ex In un’ora due volte sotto casa, stalker arrestato

Livorno, in dieci giorni le taglia gli pneumatici, la minaccia, la pedina. «Non ho paura né di te né dei tuoi amici carabinieri» Dopo la denuncia del Tirreno, il 48enne viola il divieto di avvicinamento e viene preso. La vittima: «Temo quando uscirà»

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L’arresto proprio non se lo aspetta. Quando i carabinieri, martedì lo vanno a prelevare a casa, nel tardo pomeriggio Salvatore Alonzo sgrana gli occhi. È stupito. Anche questa la deve mettere nel conto. Il conto della sua ex. Il 16 novembre le ha tagliato le gomme dell’auto. Tutte e quattro. Ci sono state poi, le minacce, i pedinamenti. Nel pomeriggio, martedì, è passato due volte sotto casa sua. Non poteva: per questo i carabinieri di Collesalvetti lo arrestano. Un giudice, da ottobre, gli ha impedito di avvicinarsi alla casa della sua ex. Deve stare ad almeno 200 metri da qualunque luogo frequentato da Silvia (nome di fantasia per tutelare la vittima) ma Alonzo (precedenti per estorsione, sfruttamento clandestino di manodopera, detenzione abusiva di armi) se ne infischia. Come del divieto assoluto di contattarla.

stalker seriale

Da giugno - scriveva già lunedì Il Tirreno - Silvia fa di tutto per tenere lontano Salvatore. Chiude una relazione di dieci anni, nella quale non mancano maltrattamenti, separazioni. Pure due denunce per atti persecutori in Sicilia di cui Silvia è all’oscuro. Non i carabinieri che considerano il 48enne uno “stalker seriale”.

La rottura della relazione non è nei piani di Salvatore. Lo dice anche ai carabinieri all’inizio a fine giugno: «Io non la mollerò mai». Infatti gli avvertimenti a Silvia si fanno via via più feroci in estate: «Non ho paura di farmi la galera. Non ho paura né di te né dei tuoi amici carabinieri. «Io sono perso, ma vi porto via tutti con me». A settembre un episodio su cui sono ancora in corso le indagini: viene incendiata l’auto della sorella di Silvia. Quella di Silvia a luglio era già stata vandalizzata e coperta di sale. Un messaggio in codice: “Sei finita”. Arriva, quindi, il divieto di avvicinamento (a metà ottobre) e un mese dopo l’obbligo di dimora con divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7.

doppia “visita”

La situazione non si placa. Silvia installa una telecamera per sorvegliare la casa. Neppure quella tiene lontano l’ex. «Martedì - conferma - è venuto due volte. La prima mentre stavo rientrando in casa. Era fermo all’angolo con l’auto: ma come è possibile, visto che neppure potrebbe guidare? Sono scappata in casa. Ho chiamato le forze dell’ordine, ma lui si era già dileguato». Un’ora dopo ritorna. Questa volta la telecamera aiuta. «L’ho visto avvicinarsi con l’auto». E dal terrazzo viene scattata una foto. Nuova telefonata al 112: l’avvicinamento a 30 metri è un comportamento pericoloso per i carabinieri.

protezione inefficace

Non bastano i soliti consigli a garantire l’incolumità di Silvia: non uscire di casa. Uscire solo accompagnata. Dal padre (anziano). Dalla madre. I carabinieri della compagnia di Livorno ritengono necessario l’arresto per aggravamento della misura cautelare. In altre parole, il divieto di avvicinamento e l’obbligo di non uscire di casa di notte imposti ad Alonzo non servono a garantire la sicurezza di Silvia. Il giudice firma. Nel tardo pomeriggio di martedì scatta l’arresto: i carabinieri prelevano il 48enne quando arriva a casa. L’uomo non nasconde la sorpresa. Nega gli atti persecutori. Sembra, però, che abbia promesso di ripagare gli pneumatici «se li ho danneggiati».

sicurezza a tempo

«Per me - ammette Silvia - l’arresto è un sollievo. Anche se temporaneo. In questa vicenda, l’assistenza del centro donna di Livorno, dell’avvocato che mi hanno messo a disposizione, Alice Smareglia e il supporto dei carabinieri di Collesalvetti, in particolare del maresciallo Nucci, sono stati fondamentali. I carabinieri hanno preso a cuore il mio caso, ci sono sempre stati. Il maresciallo non si è mai rifiutato una volta di ascoltarmi. È di questo che abbiamo bisogno. È questo che ci dà coraggio. E ci sprona a dare il nostro contributo come vittime di violenza. Ad esempio a scattare una foto con un cellulare per dimostrare che siamo perseguitate o a registrare una conversazione o un messaggio per confermare le minacce».

dopo il carcere, niente

Silvia sente, in questo di aver dato il proprio contributo. Anche se sa che la storia non è finita. «Oggi lui è in carcere. Ma quanto ci resterà?». È questa la vera incognita. Infatti, il giudice, dopo l’interrogatorio di garanzia, potrebbe decidere anche di liberarlo. O di mandarlo agli arresti domiciliari in attesa dell’eventuale processo. E, comunque, anche se si arrivasse a una condanna per atti persecutori «gli anni di carcere saranno pochi. Me lo ha ripetuto lui come minaccia - conclude Silvia -: 5 anni. Non mi daranni l’ergastolo. Ma te sei segnata. E dopo quando uscirà? Sarà più arrabbiato di prima. È questa la mia paura». —

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