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Toscana

Confidustria contro governo e Regione: "Infrastrutture, basta ritardi: Peretola è la nostra Tav"

Giulio Grossi
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Giulio Grossi

Il presidente degli industriali della Toscana Nord accusa i politici di fare calcoli elettorali di corto respiro invece di pensare al futuro del Paese. E fa l'elenco di tutte le opere attese da Prato, Lucca e Pistoia

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PRATO. L’Italia ha imboccato “una strada pericolosa” per colpa di quei politici, nazionali e locali, che guardano più ai calcoli e alle convenienze elettorali che al futuro del Paese. Una strategia di corto respiro che ignora i benefici a medio e lungo termine. Il duro richiamo a governanti e amministratori locali viene da Giulio Grossi, presidente di Confindustria Nord, che riunisce le imprese delle province di Prato Pistoia e Lucca. Accuse circostanziate che riguardano in particolare il tema delle infrastrutture, "perché anche noi abbiamo le nostre piccole Tav".

"C’è un elemento discriminante che consente di capire se e quando la politica ha voglia di investire sul futuro: le strategie in tema di infrastrutture - scrive Grossi in un comunicato - Le infrastrutture trovano regolarmente opposizione, talvolta anche molto agguerrita, ed è allora che scatta la discriminante.

Un'opzione possibile è guardare al futuro, all'interesse collettivo e non immediato, e quindi, senza farsi spaventare dalla possibile impopolarità, informare i cittadini, spiegare, dare risposte, cercare il massimo consenso possibile e infine assumersi la responsabilità di portare avanti i progetti. Oppure, viceversa, non fare nulla di tutto questo, assecondando pregiudizi e posizioni ideologiche. Un atteggiamento molto comune, quest'ultimo, a livello nazionale e locale”.

“Della realizzazione di infrastrutture – prosegue il presidente di Confindustria Nord -  troppi amministratori vedono con chiarezza le controindicazioni di breve respiro (le possibili penalizzazioni elettorali) mentre tengono in scarso conto i benefici a medio e lungo termine.

Questo atteggiamento sta conducendo il paese su una strada pericolosa. Promettere pensioni ed esborsi oggi, e poi pazienza se domani saltano i conti pubblici; introdurre norme che non contrastano a sufficienza abusi e illegalità, e poi pazienza se in futuro si generano problemi seri; compiacere – per tornare alle infrastrutture – comitati anti-tutto e poi pazienza se ci troviamo con una viabilità ingestibile, una rete ferroviaria inadeguata, flussi di traffico aereo non ottimizzati, rifiuti gettati per strada. L’importante è la prossima scadenza elettorale. Che tristezza; e che preoccupazione”.

Grossi prende spunto dalla recente manifestazione torinese a favore della Tav, che ha visto in piazza molti imprenditori, e fa l’elenco dei casi toscani.  “Qui da noi non abbiamo un’infrastruttura-simbolo come quella, ma in un certo senso la nostra Tav è l’aeroporto di Firenze: non a caso proprio un anno fa furono gli industriali fiorentini a scendere in piazza, con la partecipazione anche di alcuni di noi di Confindustria Toscana Nord e di altri colleghi toscani. Accanto all’aeroporto, sono tante le opere del territorio Lucca-Pistoia-Prato che attendono da decenni di trovare concretizzazione. Una città come Lucca priva di tangenziale richiede con tutta evidenza un intervento che colmi questa mancanza; si dovrebbe discutere solo di come stringere i tempi per realizzare gli assi viari, non trovarsi da decenni in continui tira e molla. A Pistoia finalmente si sta lavorando al raddoppio della ferrovia fino a Montecatini; ma dopo la città termale rimarremo a un solo binario? Non si sa. Parliamo dell’unica linea ferroviaria che congiunge Firenze, e quindi anche l’alta velocità, con la costa nord della Toscana: dovrebbe essere un gioiello, tanto più che – quasi ironicamente – Pistoia è un polo importante del settore ferrotranviario. Prato, poi, è alle prese con il problema dello smaltimento dei rifiuti tessili che, per quanto si possa essere dei virtuosi riutilizzatori di fibre, ci sono e ci saranno sempre. Un problema, quello dei rifiuti, che riguarda anche il cartario e altri settori. Le indicazioni dell’Unione Europea sono chiare e di buonsenso: non solo occorrono impianti di smaltimento, ma devono essere anche di prossimità; quindi la Regione Toscana dovrebbe essere in prima fila per pianificare, programmare, stabilire come e dove farli. Com’è la realtà lo sappiamo: pungolo continuo delle imprese, e ancora non siamo a nulla. E si potrebbe continuare a lungo, perché le nostre piccole Tav sono tante”.

 

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