Il presidio
Una goccia di sangue salva i bimbi: ecco il test contro le morti improvvise
A tutti i neonati della nostra regione garantito il più ampio screening al mondo per scoprire le immunodeficienze. Il metodo è stato inventato all'ospedale Meyer
FIRENZE. Una goccia di sangue, un esame che costa 1 centesimo. E salvi una vita. Venticinque l'anno. Una classe di bambini che non muoiono alla prima infezione. Magari per un raffreddore. In Toscana, tutti i neonati - dal 10 ottobre 2018 - godono di uno scudo di protezione che non ha precedenti: un test ad ampio raggio che rivela come funziona il loro sistema immunitario. È il più ampio screening al mondo per la diagnosi precoce delle immunodeficienze congenite, quelle malattie ereditarie che impediscono all'organismo dei bambini di difendersi da virus e batteri. A metterlo a punto, è stata la professoressa Chiara Azzari, direttore di Immunologia pediatrica e coordinatore scientifico del Meyer, l’ospedale pediatrico di Firenze. Appena ideato, gli Stati Uniti hanno adottato questo metodo come screening neonatale obbligatorio per tutto il Paese. Ma per la Toscana (e l'Italia) la “prof” lo ha migliorato. E ampliato. Per non avere più decessi. O bimbi con gravi disabilità.
COME E' INIZIATO LO STUDIO
I decessi improvvisi. Bambini morti a 6 mesi, magari in una notte. In apparenza per un raffreddore. «Il giorno prima sano, il giorno dopo morto. E a noi, in laboratorio - esordisce la professoressa Azzari - negli anni arrivavano i vetrini autoptici per stabilire le cause del decesso. Accertavamo che questi bimbi, in apparenza sani, avevano una immunodeficienza, ereditata da genitori che possono essere portatori sani (e ignari)». L'esperienza - prosegue la professoressa - ha dimostrato che «l'immunodeficienza si può manifestare con tante infezioni gravi, anche una dietro l'altra, tali da far insorgere il sospetto che il bambino abbia un difetto del sistema immunitario; ma ci ha anche rivelato che la storia è peggio di così perché a volte è già la prima infezione che ti uccide».
I DANNI PERMANENTI
Tuttavia, anche se la prima infezione non ti uccide a volte è così grave che «può lasciare danni permanenti distruttivi. Noi al Meyer assistiamo un bambino che a 2 mesi aveva contratto un'infezione da citomegalovirus, un virus molto comune e non particolarmente pericoloso con un sistema immunitario forte. Il bimbo, però, quando è nato aveva un'immunodeficienza: quindi l'infezione gli ha causato prima una polmonite e poi un'encefalite. Lo hanno trasferito da noi al Meyer da un ospedale periferico. Malgrado la diagnosi immediata e la terapia immediata il cervello è rimasto danneggiato in modo permanente. E oggi, a 12 anni, il bimbo non è autosufficiente». Proprio situazioni come queste - ammette Chiara Azzari - «ci hanno spinto a dire: “Dobbiamo procedere con una diagnosi immediata quando i bimbi nascono. Se la prima infezione ti porta alla morte o a un danno cerebrale permanente o a un danno polmonare tale da costringerti a vivere attaccato a una bombola di ossigeno, noi dobbiamo garantire una diagnosi precoce. Così abbiamo iniziato a studiare».
LA SOLUZIONE DI UNA GOCCIA DI SANGUE
I primi studi iniziano nel 2009/2010. La prima immunodeficienza che viene cercata - perché tra le più frequenti - è quella conosciuta come “Difetto di ADA” (adenosina deaminasi): «Si tratta di un'immunodeficienza per la quale nel sangue si accumulano sostanze tossiche (metaboliti) che danneggiano il sistema immunitario e poi molti organi a cominciare dal cervello, fino a cuore, fegato, rene. Noi sapevamo che era possibile effettuare il dosaggio di queste sostanze tossiche dal sangue e dalle urine. E per semplificare il procedimento - chiarisce la professoressa Azzari - abbiamo deciso di provare a cercare queste sostanze tossiche nel cartoncino con la goccia di sangue presa dal tallone dei neonati. Questo cartoncino già ci veniva mandato per cercare molte malattie, come il difetto della tiroide o le malattie metaboliche. E la goccia si è rivelata sufficiente anche per individuare le immunodeficienze». Con un test che costa 1 centesimo. E che consente alla Regione, con 300 euro l'anno, di controllare tutti i nati in Toscana individuando, oltre al difetto di Ada, un'altra immunodeficienza grave: la PNP (purina nucleoside phosphorylase).
LO SCREENING ALLARGATO
Con il primo test (quello che costa 1 centesimo), dunque, si individuano due malattie. Ma - fa presente la professoressa Azzari - le «immunodeficienze severe sono molte di più. E allora abbiamo deciso di adottare un metodo già utilizzato negli Usa (metodo TREC-cell receptor excision circle) per accertare le immunodeficienze legate ai difetti delle cellule T, importanti per il contrasto di infezioni. Questo metodo consente di misurare gli “avanzi” di Dna che si creano in fase di formazione del sistema immunitario. Quanti più avanzi di Dna ci sono, tanto più il sistema immunitario funziona».
La misurazione avviene attraverso il sistema di biologia molecolare che il Laboratorio del Meyer utilizza per individuare in 45 minuti le malattie infettive e diagnosticare se un paziente è colpito da meningite, di quale tipo, o da altra patologia. E come liquido biologico ancora una volta si utilizza la goccia di sangue del tallone del neonato.
TERAPIA IMMEDIATA
Se l’esame (rapido) rivela che gli “avanzi” di Dna sono pochi, scattano subito analisi più approfondite sul bimbo che «viene messo in terapia». La terapia più importante - ammette la professoressa Azzari - «è il trapianto di midollo o di cellule staminali. Spesso i genitori sono compatibili; comunque in attesa di trovare il donatore o di effettuare l'intervento i bimbi vengono protetti con: terapia antibiotica, anti-virale, anti-fungina, con anticorpi che provengono da donatori. Insomma, li dotiamo di uno scudo provvisorio».
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