Il presidio
Manette, binocolo e le tre dita al cielo: quando i gesti di Mourinho fanno gol (fra le polemiche)
I mille volti del mister: il personaggio che divide dopo l'ennesimo show alla fine di Juve-Manchester
LIVORNO. Quando i giornalisti inglesi, dopo un avvio da alka seltzer con lo United, gli chiesero se si ritenesse ancora il migliore al mondo rispose: «Ho vinto otto titoli, non titoletti qualsiasi, titoli veri, in Spagna, Italia e Inghilterra: nessuno ci e' riuscito». Poi, con l’implacabile istinto provocatorio cui ci ha abituato: «Conoscete i filosofi? Avete letto Hegel? Dice che la Verità è nell’Intero”. In realtà il padre dell’Idealismo tedesco, nella Fenomenologia dello Spirito, sosteneva che la Verità è l’Intero.
Ma tanto basta per inquadrare il personaggio al quale anche l’attributo di Special One, in fondo, va un po’ stretto. Perché José Dos Santos Mourinho Felix, 55 anni, da Setubal è il perfetto emblema vivente dello showbusiness calcistico, dentro il quale sguazza con disinvoltura ma anche – a dispetto di tanti suoi colleghi – con una monastica coerenza.
I MILLE VOLTI DI MOU
La mano all’orecchio per ascoltare il mutismo del popolo juventino zittitito dal 2 a 1 con cui lo United ha ribaltato il match è solo uno dei molteplici gesti che appartengono alla fenomenologia di Mou. La mano alzata con le tre dita al cielo (perché il Triplete è un prodotto esclusivamente nerazzurro), il segno delle “manette” contro la “sudditanza arbitrale” esibito teatralmente durante Inter-Samp del 2010, il “binocolo” in Real-Borussia per stigmatizzare il comportamento dell’arbitro troppo distante dall’azione.
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O ancora il mignolo che “spunta” poche settimane fa in Premier durante la rimonta incredibile col Newcastle, di cui il significato resta ignoto.E le conferenze stampa che si trasformano in imprevedibili show (ricordate la “prostituzione intellettuale” con cui marchiava certa stampa italiana accanita con l’Inter ma intimidita sui presunti vantaggi arbitrali all’ “odiata” Juventus?).
GESTUALITA' E TEATRALITA'
Sotto questo aspetto, più che Hegel, Mou sembra piuttosto il fedele interprete della filosofia del “gesto vitale” di Bergson, il filosofo francese dell’Intuizionismo. Perché, alla fine, i risultati passano ma il personaggio resta. E divide: istrionico, presuntuoso, antipatico, brillante. Amato e odiato. Così dopo l’ennesimo “coupe de theatre” in casa della “Signora suicidi” (è il caso di dirlo), la stampa britannica si divide.
IL PERSONAGGIO CHE DIVIDE
Il Mirror dedica all'esultanza del tecnico una foto a tutta pagina, accompagnata dal titolo "Orgoglio a Torino", e l'autorevole Times, ricordando il passato interista di Mou, titola "Il ritorno speciale". Col Sun, tuttavia, che lo bacchetta con un eloquente titolo, a commento della solita posa plastica: "No Class" ("Zero Classe").
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Così mentre Bonucci (quoque tu?) lo “rimprovera”, la difesa arriva da chi non vi aspettereste mai, Alex Del Piero. Che a Sky dice: «Non diamogli colpe. E poi ha chiesto scusa dicendo che non lo avrebbe mai fatto». Del resto, quando tutto questo sarà passato, cosa ricorderete di Juve-Manchester del 7 novembre 2018? La punizione col calibro di Mata? Il goffo autogol di Alex Sandro? O la mano destra all’orecchio e quella smorfia sarcastica sul volto del portoghese? Sono aperte le scommesse.
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