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Allarme, i bimbi hanno il diabete dei grandi. L'esperta del Meyer: "Ecco da cosa dipende"

Marco sabia
Allarme, i bimbi hanno il diabete dei grandi. L'esperta del Meyer: "Ecco da cosa dipende"

In Toscana almeno 10 casi l’anno di quello di tipo 2 tipico di adulti e anziani: è associato a sovrappeso obesità e stile di vita non corretto. Sonia Tani: «Fino a qualche decennio fa questa forma non esisteva fra i piccoli» 

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FIRENZE. Ogni anno in Toscana a circa 120 bambini viene diagnosticato il diabete. Una patologia cronica in continua ascesa anche in ambito pediatrico. E con più di un campanello di allarme: se il diabete che colpisce i bambini è stato per anni quello di tipo 1 (insulinodipendente, autoimmune), oggi, si sta affacciando anche il tipo 2, quello “degli adulti”. Questo a causa di uno stile di vita sbagliato, dove la dieta mediterranea e la vita all’aria aperta sono un antico ricordo. Sonia Toni è la responsabile della diabetologia pediatrica dell’ospedale Meyer di Firenze e con la “pandemia del diabete” ci lotta ogni giorno.

Dottoressa Toni, il diabete in età pediatrica in Toscana è un problema?

« Ogni anno i numeri crescono del 3,6%. Adesso per il diabete tipo 1 si parla di circa 13 nuovi casi su 100.000 bambini (in Toscana significa circa 120 nuove diagnosi all’anno). Deve far riflettere il fatto che qualche decennio fa il diabete di tipo 2 nei bambini non esisteva, mentre oggi nella nostra regione ogni anno abbiamo circa 10 nuove diagnosi. Parlando di diabete, si pensa che colpisca solo gli adulti e gli anziani ma anche i bambini possono sviluppare il diabete».

Quale differenza c’è fra diabete di tipo 1 e di tipo 2?

« Il diabete di tipo 1, insulino-dipendente e a insorgenza giovanile, è la malattia cronica più frequente in età pediatrica, dovuta alla distruzione delle cellule che producono insulina. Al momento non è possibile prevenire il diabete tipo 1, ma serve una diagnosi precoce, perché il mancato riconoscimento dei sintomi iniziali porta al coma chetoacidosico, condizione che può comportare il rischio per la vita e gravi danni cerebrali. I nostri sforzi sono rivolti alla prevenzione della chetoacidosi facendo informazione ».

E nel diabete di tipo 2?

« Nel diabete tipo 2, al contrario il pancreas di insulina ne produce anche troppa, ma funziona male. Si associa all’obesità e al sovrappeso e ha alla base uno stile di vita scorretto: per il diabete tipo 2 si può fare molto in termini di prevenzione, dobbiamo lavorare a monte a partire dalle scuole».

Ma i genitori a cosa devono fare attenzione?

«Bisogna fare delle distinzioni. Una prima verità è che dobbiamo innanzitutto indirizzare i nostri figli verso un’alimentazione idonea e calibrata, come la nostra dieta mediterranea. E poi l’attività fisica, che è fondamentale. Il problema è che – specie nel diabete di tipo 2 – i bambini più a rischio appartengono a famiglie in cui più componenti hanno il diabete tipo 2 o sono figli di genitori obesi o che comunque hanno uno stile di vita sbagliato. Il diabete tipo 1, invece, non ha al momento possibilità di essere prevenuto».

Ci sono sintomi che possono far intuire che un bimbo ha il diabete?

«Sintomi quali fare pipì molto spesso (poliuria), aver sempre sete (polidipsia), riprendere a bagnare il letto di notte (enuresi), il dimagrimento improvviso, la stanchezza e infezioni nell’area genitale, sono campanelli d’allarme per i quali è indispensabile immediatamente rivolgersi al proprio pediatra o al pronto soccorso. Una cura definitiva, però, non c’è ancora… Vero, però, che la tecnologia ha fatto passi da gigante. Penso ai microinfusori che evitano al bambino 5-6 punture al giorno di insulina e altrettanti controlli della glicemia capillare. C’è però il rovescio della medaglia: il bambino – con diabete di tipo 1 – viaggia “armato” di questo dispositivo 24 ore su 24 e non è sempre semplice farlo accettare a lui e alla famiglia».

E allora come si agisce?

«Nel nostro team c’è anche una psicologo, che accompagna e aiuta la famiglia e il bambino fin dalla diagnosi nel percorso di accettazione della malattia. Noi crediamo molto nel ruolo che ha il campo scuola con le famiglie, che rappresenta una sorta di palestra dove potenziare l’educazione terapeutica (grazie anche alla Regione)».

Quali sono i consigli per le famiglie?

«Ribadisco l’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica quotidiana, meglio se all’aperto. Poi evitare troppa tv e comunque non passare troppo tempo davanti ad uno schermo. Inoltre, se possibile, andare a scuola in bici o a piedi. I genitori che hanno il diabete di tipo 2 devono sapere che i loro figli devono essere degli “osservati speciali”, perché il rischio che sviluppino la loro stessa patologia è molto alto.

Differente è il diabete di tipo 1, dove il rischio genetico, seppur presente, può non sfociare in diabete conclamato. E poi ci sono le forme rare, come il monogenico, per il quale è in corso di attivazione un ambulatorio dedicato»

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