Il Tirreno

Toscana

LA TRAGEDIA DI AREZZO 

Soffocati dalla fuga di gas killer due morti all’Archivio di Stato

ALESSANDRO BIENTINESI
Soffocati dalla fuga di gas killer due morti all’Archivio di Stato

Gli impiegati stavano cercando di spegnere l’allarme antincendio in un ripostiglio Fatale l’argon: se presente in alta concentrazione “brucia” ossigeno ed è fatale

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AREZZO

Sono entrati in quel ripostiglio per capire perché il sistema dell’allarme antincendio continuasse a suonare. Hanno respirato un paio di volte, poi i polmoni di Filippo Bagni, 55 anni, e Pietro Bruni, 59, dipendenti dell’Archivio di Stato di Arezzo, non hanno più trovato ossigeno da respirare. Colpa dell’argon, gas killer che, proprio per proteggere i documenti importanti ed evitare di usare dei liquidi in caso di incendio, sottrae ossigeno alla combustione iniettando gas inerti. E l’argon è proprio uno di questi.

ARGON, IL KILLER SILENZIOSO

Un killer silenzioso e micidiale se presente in concentrazioni molto elevate. Un gas che ha fatto perdere immediatamente i sensi, erano le 8 di ieri mattina, ai due dipendenti dell’archivio e che, nonostante l’allarme dato da un collega di 57 anni, rimasto stordito ma in grado di fuggire dai locali dell’Archivio e correre poi in strada per cercare aiuto, non hanno avuto scampo nonostante i tentativi dei soccorritori di rianimarli.

LA RICOSTRUZIONE DELL’INCIDENTE

«Le persone, scese per verificare cosa avesse fatto scattare l’allarme nel locale-ripostiglio si sono ritrovate in un ambiente saturo di argon rimanendo intossicati – ha spiegato il dirigente dei vigili del fuoco di Arezzo Roberto Tommasini –. Faremo delle indagini per capire cosa sia accaduto».

Le vittime, che avevano effettuato i corsi obbligatori per la sicurezza e l'antincendio, sarebbero state “investite” da una nuvola di gas e sono caduti immediatamente a terra, direttamente sulle scale di quell’ambiente angusto.

IMPIANTO REVISIONATO DA POCO

La Procura di Arezzo ha subito aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo. Come confermato ieri dal procuratore Roberto Rossi, che ha affidato l’incarico di portare avanti le indagini al pm Laura Taddei, al momento non ci sono indagati per i due morti.

Le verifiche degli inquirenti, oltre ai risultati dell’autopsia disposta sui corpi dei due dipendenti dell’Archivio, si concentreranno sull’impianto antincendio. Impianto che sarebbe stato revisionato poche settimane fa. Come confermato da Maurizio Morelli, titolare della ditta Remas incaricata della manutenzione dell’impianto e intervenuto sul posto dopo la tragedia.

I CONTROLLI DEL MINISTERO

« Ho immediatamente disposto un’ispezione interna al ministero che possa eventualmente anche essere di ausilio alla procura che ha già doverosamente aperto un’indagine. Ho già disposto l’invio di funzionari ad Arezzo e, insieme con i vertici del ministero, stiamo seguendo in tempo reale la vicenda». Questa la dichiarazione del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli in relazione alla morte dei due dipendenti dell’Archivio di Stato di Arezzo.

«Sono costernato e profondamente addolorato – le parole del ministro –. Voglio porgere le mie pi sentite condoglianze alle famiglie delle vittime, Filippo Bagni e Piero Bruni e un augurio di pronta guarigione alla terza persona coinvolta nell’incidente».

LA RABBIA DI PARTITI E SINDACATI

Cordoglio ma anche tanta rabbia per i due morti sul lavoro di Arezzo. Partiti e sindacati, su più fronti, parlano di «morti assurde, legate anche ai tagli alla cultura avvenuti negli ultimi anni». Una richiesta alla quale, poi, si aggiunge l’invito alla magistratura di fare luce sui responsabili di queste due morti bianche. —

ALESSANDRO BIENTINESI

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