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Manager delle Asl, risiko per le nomine ma in pochi vogliono venire in Toscana
Cambiano i direttori in 4 aziende ma c’è penuria di domande per il timore di un cambio alla guida della Regione nel 2020
LIVORNO. In fuga dal potere, perché anche la poltrona da super manager della sanità strappata adesso sarebbe una conquista fragile, precaria, un incarico a termine. Il “nominato” si sentirebbe atipico, a tempo, in scadenza. «Perché dovremmo fare domanda per diventare direttori generale di una Asl o di un policlinico universitario adesso? Troppa incertezza», confida un dirigente.
PSICOSI RIBALTONE
«Fra un anno e mezzo, alle Regionali 2020, la Toscana potrebbe venir travolta da uno tsunami. E le nostre sono nomine politiche: la legge consentirà a chi arriva dopo Rossi di farle saltare». Insomma, sarebbe lo spauracchio di un’onda gialloverde ad aver convinto molti manager della sanità nazionale a non partecipare al concorso bandito ad inizio estate dall’assessorato di Stefania Saccardi e con cui la Toscana dal primo novembre 2018 al primo marzo 2019 cambierà volto a più di metà della sua governance sanitaria.
PENURIA DI DOMANDE
In via Alderotti sono arrivate poco più di una quarantina di domande. Pochissime quelle spedite da candidati di altre regioni. Il confronto con il Piemonte, dove Sergio Chiamparino ha sostituito i dg un anno fa, è impietoso: lì ne arrivarono almeno 90. Eppure il presidente Enrico Rossi si appresta a rivoluzionare i vertici dell’Azienda ospedaliera e universitaria di Pisa e di 3 Aslone, la Nord ovest, la Toscana centro e la Sud Est. E tutto nella regione in cima alle classifiche nazionali. Per scongiurare il rischio di una penuria di richieste è stata confezionata una selezione ad ampio spettro: chi corre lo fa per un posto, ma non sa per quale destinazione.
LA FAIDA PISANA
Così è ancora incerto se Carlo Tomassini - giunto al secondo mandato e non rinnovabile - a Pisa consegnerà il testimone per Cisanello e Santa Chiara ad un dirigente interno o se invece la spunterà un “forestiero”, a cui spetterà un compito delicatissimo. il completamento del nuovo ospedale e il “risanamento” di alcuni reparti fragili, uno su tutti la cardiochirurgia. Quella di un manager migrante non è un’ipotesi peregrina. Fra i 40-50 candidati ci sarebbe anche uno fra Stefano Carlini e Nicoletta Natalini, direttore amministrativo e sanitario dell’Ausl di Ferrara. Profili con cui il governatore potrebbe decidere di spegnere la “faida” incipiente fra universitari e ospedalieri. Sì perché, in corsa, fra gli interni, ci sono proprio il capo degli amministrativi Carlo Milli e la direttrice sanitaria Silvia Briani, il primo vicino ai prof, la seconda divenuta speranza di rivincita dei non-togati. Fino a qualche settimana fa, poi, per Pisa era rispuntato il nome di Tiziana Frittelli, dg a Tor Vergata, circolato fino a gennaio anche per Careggi, per cui Rossi e Saccardi hanno scelto però Rocco Damone. È una big apprezzata in tutta Italia, ma molto vicina a Nicola Zingaretti, i cui sogni di scalata al Pd potrebbero averla convinta a restare a Roma.
I SASSOLINI DI ROSSI
Quasi un rebus la successione di Maria Teresa De Lauretis. La dg della Asl Toscana Nord ovest va in pensione dall’1 di novembre. Artefice del risanamento dei conti nella vecchia Asl di Massa, ha avviato una rivitalizzazione degli ospedali in un territorio da 1,2 milioni di abitanti che corre da Piombino alla Lunigiana, passando per Livorno, la provincia pisana, Lucca e la Versilia. Al suo erede lascia molte eccellenze e qualche grana. Esempi? I nodi da sciogliere con il pentastellato livornese Filippo Nogarin per il nuovo ospedale, la chiusura (o meno) di maternità sotto standard (Piombino e Barga), i tempi biblici di attesa a Massa e Carrara per alcuni esami. Qui la corsa è quasi una ridda: c’è l’ex dg dell’Asl lucchese Antonio D’Urso, oggi a Sassari. Per questo sarebbe avrebbe rinunciato ad un incarico a Torino. «Ma Rossi non è uno che dimentica gli sgarbi, e lui se ne andò proprio nell’imminenza dell’inaugurazione del nuovo ospedale a Lucca», confida un fedelissimo del governatore. In discesa le quotazioni di Luca Bianciardi, ex di Prato e fino a poco fa al Rizzoli di Bologna, da cui è stato allontanato. Poco probabile la nomina di un altro ex dg, Joseph Polimeni. «Troppo vicino all’ex deputato dem Federico Gelli. E si sa, fra lui e il governatore non corre buon sangue». Così, in ascesa ci sono l’attuale direttrice amministrativa Maria Letizia Casani e Edoardo Majno, veterano della sanità toscana.
MORELLO "LIBERATO"
Un punto interrogativo per la Sud-Est. Va in pensione il dg Enrico Desideri, che Rossi potrebbe decidere di sostituire con Simona Dei, ora capo del sanitario. Dopo aver risolto i guai giudiziari (assolto in appello dall’accusa di abuso di ufficio) Paolo Morello non dovrebbe incontrare ostacoli su una riconferma, a meno che non venga dirottato altrove.
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